di Annabella Gimondo
“Dimmi di te” di Chiara Gamberale (Einaudi) è un romanzo che esamina, con uno stile schietto e scorrevole, probabilmente il vero dilemma dell’esistenza umana, spesso sottovalutato o a volte consapevolmente ignorato: custodire l’Io interiore nelle difficoltà della vita, non rinnegando la vera essenza che lo contraddistingue.
L’inestinguibile collisione con il Sé induce a proiettare sentimenti negativi, quali il timore relativo ad una personale inadeguatezza, sugli individui con cui si stabilisce un’interazione: pertanto, al fine di attenuare tale effetto, è necessario riconoscere e accettare ciò che si configura come il riflesso dell’evoluzione della propria persona.Chiara Gamberale ha, dunque, un unico obiettivo: reduce di un periodo quasi incerto, in continua opposizione con il quartiere “Triste”, dove si è stabilita con la figlia dopo anni di spensierato anticonformismo, decide di incontrare tutti i suoi “miti” di adolescenza, dalle ragazze più famose della scuola che frequentava al primo amore.
Rintraccia, stabilisce luogo e ora dell’appuntamento, porta con sé un registratore e, nell’intervistare i suoi interlocutori, assecondando la sua curiosità, la domanda ricorrente è principalmente una: come si fa a promettere piena fedeltà all’autenticità che ci ha sempre definiti, portando ugualmente a compimento, però, il percorso di crescita che è in piano per noi?
Le testimonianze raccolte, i confronti emersi e la consapevolezza della normalità celata dietro quelle figure per anni mitizzate, definite dall’autrice le sue “stelle polari”, accompagnano il lettore in un processo di introspezione nel quale si assiste all’affievolirsi di tutto ciò che l’aveva turbato, della “palude” che rischia di inghiottirlo: tutto diventa più nitido, rivelando nuovi modi di costruire un equilibrio tra ciò che è desiderio e ciò che è realtà, anche quando il tempo offerto alla sua occasione di crescere sembra ormai essere scaduto.













