di Annabella Gimondo
“Entra il fantasma” di Isabella Hammad (Marsilio Editore) è un romanzo di migrazione contemporaneo, la cui storia narrata diventa portavoce delle inquietudini generate dalla storica e attuale occupazione israeliana. Una penna chiara e scorrevole che permette, mediante l’alternarsi di descrizioni di paesaggi, dialoghi tra personaggi e alcune parti dell’Amleto di Shakespeare, di coinvolgere il lettore e renderlo interprete consapevole delle ambivalenze caratterizzanti l’ereditarietà del popolo palestinese.
Sonia è un’attrice teatrale anglo-palestinese, che a distanza di tempo si ritrova costretta a confrontarsi con le proprie origini ed il dolore inasprito, durante l’infanzia, dalla necessità di abbandonare la propria terra, rivissuto anni dopo, quando decide di ritornarvi per incontrare la sorella.Inoltre, il tentativo di rappresentazione amatoriale dell’Amleto shakespeariano, da sfondo all’intero racconto, permette ad ogni figura di svelare un nesso con i personaggi dell’opera, offrendo una panoramica completa ed approfondita della psicologia di ognuno e del vincolo differente che essi hanno con il territorio palestinese.
La storia di Sonia, analogamente a quella degli altri protagonisti, è marcata da frammenti di un’identità delegittimata, a tratti discontinua e minacciata, a distanza di anni, da una tensione geo-politica che nessun tipo di accordo ha moderato. La casa di famiglia e dei parenti, i checkpoint militari al confine tra un territorio e l’altro, il timore della protagonista che la dicitura “Palestina” sulla carta d’identità possa condizionarla ulteriormente al territorio e alle politiche presenti in esso, nonostante gli anni trascorsi a Londra, sono la testimonianza di una problematica concreta ed evidente dei cittadini palestinesi, in una dinamica che estende la sua proprietà territoriale ad una potenziale arma di sterminio dei civili e di negazione dei loro diritti.Il libro, candidato allo Strega Europeo 2026, ha già vinto l’ottava edizione del Premio The Bridge, confermando Hammad voce promettente di questa generazione, per aver offerto al pubblico una storia diversa, scegliendo l’immensità della tragedia di Amleto, adattandola a linguaggi e drammi contemporanei, senza ridurre valore e significato di questi nel panorama globale, ma intensificando emozioni e articolando nuovi punti di vista. Perché, esserne privi di uno equivale ad accondiscendere alla realizzazione di un genocidio.





























