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CALABRIA E PIEMONTE La storia del Partigiano “Reggio” di Platì

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di Gianluca Albanese

SIDERNO – Si faceva chiamare “Il Partigiano Reggio” ma Pasquale Taliano veniva da Platì. Nel 1944 si trovava in Piemonte, a combattere per la Liberazione nella divisione “Garibaldi”, brigata Saluzzo. Un giorno arrivò, gravemente ferito, alla cascina Piagere del piccolo borgo montano di Envie insieme a un gruppo di partigiani. Venne accolto, sistemato in una mangiatoia e curato dal medico condotto del paese, il dottor Eugenio Bosio che prestò le prime cure e spiegò alla padrona di casa Teresa come assistere il giovane calabrese, che aveva una profonda ferita al ventre. Furono giorni duri, con la costante paura di un’irruzione delle truppe naziste, tanto che il “Partigiano Reggio” venne più volte trasportato in un rifugio improvvisato e nascosto dal fogliame fino a quando finì tutto: la guerra, la sofferenza, la malattia e Pasquale Taliano riuscì a guarire definitivamente.

Il docente, geneaologo e blogger Francesco Violi

Una storia a lieto fine che Anna Cottura, all’epoca dei fatti sedicenne, racconta ancora a figli e nipoti. Una storia tra tante in tempo di guerra, se non fosse che in questo caso la memoria si è mantenuta costante nei decenni, agevolata dall’impegno di un giovane docente di Platì, Francesco Violi, da tempo trasferitosi in Piemonte, che sul suo sito ilpaesediplati.blogspot.com ha raccontato la storia del Partigiano Reggio. E i motori di ricerca non sanno essere solo algoritmi e indicizzazioni, perché un giorno, il figlio della signora Anna, oggi ultranovantenne, ha scoperto proprio sul web quella storia del giovane calabrese messo in salvo nella cascina di famiglia. Da qui al contatto coi familiari di Pasquale, scomparso nel 1996, il passo è stato breve, tanto che un mese fa le figlie Rosa e Concetta hanno raggiunto in Piemonte la piccola crocerossina in tempo di guerra Anna Cottura. Un omaggio floreale e un abbraccio hanno riannodato i fili di una storia lunga 78 anni. Un esempio e un patrimonio di solidarietà e valori, da trasmettere alle giovani generazioni. Perché unisce e fa bene al cuore.

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