di Annabella Gimondo
Tara Westover, in “L’educazione” (Feltrinelli Editore), sceglie il genere autobiografico al fine di narrare, secondo uno stile semplice e conciso che permetta di riflettere su tematiche sensibili quanto attuali, la propria storia di famiglia, un caso che nella sua peculiarità risulta essere bensì diffuso e persistente nella società odierna.
Nell’America degli ultimi decenni del Novecento, la storia raccontata, sebbene reale, genera incredulità. Lo scenario proposto si rivela surreale: la protagonista e i suoi fratelli, nati e cresciuti in una famiglia professante la dottrina mormona, non sono registrati all’anagrafe, non sono mai stati iscritti a scuola (condizione accettata ma al contempo inevitabile derivante dall’assenza di documenti che certifichino la loro esistenza), non hanno la minima consapevolezza di quanto accada nel mondo e una combinazione di sentimenti quali paura e avversione per la medicina li induce a prediligere rimedi naturali e cura dei chakra. Fatti reali che si verificano all’interno di una nazione incessantemente investita dai progressi della tecnologia e dell’innovazione e che lasciano presagire pagina dopo pagina l’ineluttabile rivelazione di una distopia, sottolineando come il mosaico di dottrine, religione e ideologie che da sempre caratterizza l’America e negli ultimi tempi ne ha accentuato la sua frammentarietà politico-culturale, sia forse una delle cause principali di quel dislivello spesso di natura sociale generalmente interpretato come il reale cancro dello Stato, ma che in molti casi altro non è che il giusto strumento affinché gli indottrinamenti di massa caratterizzanti gli USA attecchiscano adeguatamente.
La soluzione che agli occhi della protagonista si rivela adeguata per arginare un problema dilagante è fuggire, imporre una distanza tra se stessa e il resto della famiglia, riscattandosi mediante un’indipendenza non soltanto economica, ma anche culturale: l’istruzione nella sua completezza, da quanto si apprende per socializzazione ai libri acquistati, l’attualità e l’implacabile esigenza di evadere dal proprio intorno sociale per conoscere nuove realtà, nuovi stili di vita, nuovi punti di vista, è l’unica via di accesso all’emancipazione dell’individuo.













