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Stilaro, il Vaticano guarda con attenzione all’ecumenismo tra cattolici ed ortodossi

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di Antonio Baldari

Nell’ultimo ventennio sono stati compiuti notevoli passi in avanti per quanto concerne il dialogo tra “fratelli” cristiani sin da quanto il monaco greco Kosmas riprese a dar vita al monastero di Bivongi, sfociato nell’incontro del marzo del 2001 tra monsignor Bregantini e Bartolomeo I, patriarca di Costantinopoli. Recentemente alcuni incontri culturali patrocinati dall’associazione Ortodossi in Calabria.

Luoghi ameni, che riconciliano il corpo con lo spirito. Mete turistiche, se si vuole, ma da qualche anno a questa parte degli importanti punti di riferimento sotto il profilo politico-religioso. Sono le località di Bivongi, Pazzano e Stilo, in rigoroso ordine alfabetico, insistenti nella ben nota vallata dello Stilaro, lato nord dell’area metropolitana di Reggio Calabria, in linea d’aria rimiranti il Catanzarese ed il Vibonese; luoghi che oggi assurgono quale fiore all’occhiello non solo delle decine di migliaia di visitatori e/o semplici curiosi, che piacevolmente invadono le stradine delle predette località con il saporoso gusto di ammirare le bellezze storico-artistico-religiose, particolarmente il tempietto bizantino della Cattolica di Stilo; l’eremo di Monte Stella in quel di Pazzano ed il monastero ortodosso di San Giovanni Therystis in Bivongi: no, non è soltanto questo ma anche e soprattutto la chiara consapevolezza che qui si sta scrivendo un pezzo di storia moderna e contemporanea sotto ogni profilo considerato.


Eh sì perché la vallata dello Stilaro è costantemente monitorata nientepocodimenoché dal Vaticano quale faro illuminante del dialogo interreligioso in atto su scala mondiale, in special modo tra “fratelli” cristani, cattolici ed ortodossi in primis, sin da quando, nell’ormai remoto 1994 un monaco proveniente dal monte Athos, in Grecia, tale padre Kosmas Papapetrou, arrivò sino a Bivongi con un solo ed unico obiettivo, ossia quello di rianimare, di dare muova vita a ciò che era rimasto del monastero ortodosso di San Giovanni Therystis bivongese, nel mentre a Stilo l’altro San Giovanni, di culto cattolico, aveva, come del resto ha a tutt’oggi, l’altare ortodosso che custodisce i resti mortali dei santi asceti italo-greci Nicola, Ambrogio e Giovanni, detto “il mietitore” a motivo del famoso “miracolo del grano” nelle campagne stilesi.

Padre Kosmas era un uomo dalla tempra forte nonché animato da grande fede che, sull’abbrivio della curiosità mista ad un pizzico di incredulità di chi l’aveva abbracciato in quella realtà geografica, ha sviscerato senza “se” e senza “ma”, piuttosto con l’unico intento di far germogliare nuovamente quei luoghi, riuscendovi brillantemente, con l’acqua, il vento, il solleone e tutto ciò che il buon Dio mandava a quelle latitudini ma lui era imperterrito, sempre lì, con quel chiodo fisso che il monastero di Bivongi dovesse ripartire, anche perché nel frattempo, le amministrazioni comunali di Bivongi succedutesi nel tempo investirono molto in quella scommessa del monaco greco, tradotto in soldoni qualcosa come quattro miliardi del vecchio conio: dopo oltre tre secoli di storia dormiente era un’impresa che egli, però, portò a termine, ispirando di lì a qualche anno, esattamente il 21 marzo 2001, lo storico incontro tra monsignor Giancarlo Maria Bregantini, allora vescovo della diocesi di Locri-Gerace, e Bartolomeo I, patriarca ecumenico di Costantinopoli, colui che viene oggi felicemente appellato “Mio fratello Andrea” da papa Francesco.

Quel meeting vissuto in perfetta simbiosi tra Stilo e Bivongi, venne “benedetto” dall’amato papa Giovanni Paolo II, oggi santo, all’insegna della restituzione delle reliquie dei santi di fede cristiano-ortodossa: indubbiamente un avvenimento di quelli unici nel suo genere, che ha prodotto ulteriori frutti di pace e di serenità tra cattolici ed ortodossi nella vallata dello Stilaro, al punto da avere nel sopraccitato San Giovanni di Stilo, nel 2002 elevato al rango di santuario da monsignor Bregantini, dei momenti di raccoglimento e preghiera anche dei “fratelli” ortodossi, così come nobili momenti di notevole spessore culturale com’è recentemente stato in quel di Stilo, promossi dall’associazione “Ortodossi in Calabria”, con la prima nazione de “I santi della Magna Grecia”, di Vassilis Kutsuras presentato da padre Nilo Vatopedino e “Sant’Arsenio, vita e opere”, di Maria Gabriella Trapani, presentato in tal caso da Daniele Macris; vi è stata altresì la presentazione de “Il custode delle parole”, di Gioacchino Criaco, per una due giorni di ottimo livello condita da una pregevole parentesi artistica, a cura del docente ed al contempo apprezzato artista Domenico Carteri, che ha visto la consegna da parte di quest’ultimo di un bellissimo busto raffigurante giustappunto San Giovanni Therystis.
Insomma, la vallata dello Stilaro continua nel suo processo di crescita turistico-culturale ma pure politico-religioso, assai promettente in ottica futura.

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