di Simona Masciaga (foto fonte idonea.it)
MILANO – Situazioni scandalose, virtù femminili sottovalutate dal genere maschile, violenze verbali, psicologiche subite dalle donne che, nel personaggio di Katarina, sbottano in libertà sessuale fino a commettere delitti atroci.
Diciamo che l’opera scelta da Chailly per l’ouverture della stagione teatrale della Scala di Milano, se musicalmente eccelsa, nel suo contesto tematico, ambientale e di regia poco ci ha entusiasmati.
Per la Prima, avremmo scelto ben altro! L’unica e sola opera di Shostakovic (ne avrebbe dovuto scrivere ben tre prima di essere troncato da Stalin) ci è apparsa inadeguata all’evento. Non ci scandalizziamo per l’erotismo e la violenza messa in scena, tutt’altro! Siamo abituati dai media e dalle cronache odierne ad assistere ai delitti più abominevoli e alle situazioni più disparate, però, nell’arte e nella vita molto breve è il passo tra eleganza e volgarità.
Si, insomma, la Lady Macbeth del distretto di Mcensk tratta dal romanzo di Nikolaj Leskov, l’abbiamo trovata rasente alla volgarità. La protagonista Katerina(interpretata da una Sara Jakubiak stupenda nell’interpretazione e sicuramente caricata a Duracell poiché ha cantato ininterrottamente per 3 ore e 40 minuti) è una donna ricca di impulsi sessuali inappagati poiché, il marito Boris (Alexander Roslavets), impotente, non riesce a soddisfare.
Altresì, il suocero Zinovij (Yevgeny Akimov) la insulta, maltratta e provoca con chiare avances, accusandola di non essere in grado di procreare un erede essendo lei, fredda come un pesce.
A questo punto perché non cedere ai corteggiamenti del focoso neo assunto domestico Sergej (Najmddin Mavlyanov)? Da qui scene di sesso rasente al porno supportate da una musica definita ” Pornofonia” nell’ accompagnare la passione travolgente dei due amanti. Ma a Sergej non basta vedersi di nascosto, lui vuole un rapporto alla luce del sole, leale e palese. Katarina, distrutta sia dai soprusi che dalla riscoperta libertà sessuale, uccide suocero e marito ma ovviamente viene arrestata insieme a Sergej e mandata in Siberia per essere ” rieducata”. Li Sergej la tradirà con una nuova conquista amorosa e lei porrà fine ai suoi giorni gettandosi in un lago ghiacciato. Una regia che ha voluto rendere più vera che mai la figura di Katarina e ne diamo merito al giovane Vasily Barkhatov, così come ha reso le scene più cruente e di sesso molto eloquenti ed in perfetto connubio con la musica di Shostakovic penetrante, ridondante e a volte anche dolce e delicata.
Il vero protagonista, in realtà, è stato il coro della Scala di Milano diretto da Alberto Malazzi che ininterrottamente ha cantato in russo per circa 4 ore! Nonostante sia stata un’ opera di critica accentuata, dobbiamo dire che, al pubblico meneghino, specie al giovane pubblico della ” Primina” del 6 dicembre, è piaciuta. A noi meno, abbiamo visto nel contesto, una figura femminile poco accreditata e di volgare atteggiamento, uomini padroni delle donne e poco rispettosi, per non parlare della polizia del distretto di Mcensk che viene quasi beffeggiata e ridicolizzata nel ruolo













