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PALAZZI DI CASIGNANA Ercole Macrì: “Si faccia un parco archeologico stile Valpolicella”

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di Gianluca Albanese

SIDERNO – Quella del giornalista Ercole Macrì (assessore alla Cultura della Città di Siderno dal maggio 2015 all’agosto 2018) può apparire, a un occhio superficiale, una mera provocazione.

Noi pensiamo, invece, che la sua considerazione, che pubblichiamo integralmente, possa costituire un prezioso contributo al processo iniziato nei mesi scorsi, teso a ottenere il riconoscimento di Capitale Italiana della Cultura alla Locride per il 2025.

Un progetto che vede impegnate le amministrazioni comunali del nostro comprensorio e il Gal “Terre Locridee” e nel quale una delle principali assi è costituita dalla valorizzazione delle Ville Romane presenti a Palazzi di Casignana e al Naniglio di Gioiosa Ionica, ma anche il teatro Romano di Marina di Gioiosa Ionica.

Di seguito la riflessione aperta di Ercole Macrì.

“Negrar di Valpolicella, villa romana e mosaici pregiatissimi. 

Casignana della Locride, villa romana e mosaici pregiatissimi.

Negrar di Valpolicella, magnifici vigneti di quell’Amarone che fermenta nell’uva tardiva attorno il gran finale del Po.

Casignana della Locride, vigneti di Greco e Mantonico che dalle colline scendono fin giù allo Jonio di Epizefiri e da cui si ricava un passito delizioso e malinconico che scivola come vela Achea tra  Aci Tezza e Kaulon.

Fin qui zero a zero, e palla al centro.

Poi – la notizia è di pochi giorni fa – il ministro Franceschini propone un parco archeologico di “stile dionisiaco” nella Valpolicella di Negrar: vino, mosaici ed evasione. 

Casignana della Locride: vino e gassosa, vino e depressione.

Fermo restando che attraverso i reperti archeologici presenti nella Locride si riduce il gap che l’Amarone dà ai vini Greco e Mantonico e partendo dal presupposto che chi scrive non è devoto alla favola della bella vita prima dell’Unità d’Italia, né al revisionismo neo borbonico, tanto meno a Pino Aprile e suoi Terroni, mi chiedo e vi chiedo cari lettori, da cosa dipende il nostro forte ritardo in tutti i sensi.

Scarsa attitudine a cooperare dei calabresi, cioè familismo amorale (Robert Putmann)? Genetica criminale (Cesare Lombroso)? Vita relativamente comoda dentro una gabbietta con abbeveratoio, mangiatoia e altalena (Giorgio Ferraro)? Lontananza geografica dal baricentro italiano ed europeo (Francesco Saverio Nitti)? Altro?”.

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