Fauna selvatica sacrificata dagli iter burocratici
di REA
La gestione dei fondi destinati alla tutela della fauna selvatica e al controllo del randagismo in Italia si trova di fronte a un problema strutturale preoccupante. Nonostante le somme erogate, in molti casi i fondi vengono dirottati ad altre opere, mentre la situazione sul territorio continua a peggiorare, con gravi conseguenze sia per il benessere degli animali che per l’efficienza della spesa pubblica. Commenta Gabriella Caramanica Segretario nazionale del partito politico REA.
Le Regioni, sulla base delle richieste dei Comuni, possono stanziare dei fondi per affrontare determinate emergenze. La mancanza di fondi specifici o la loro cattiva gestione impedisce di attuare programmi non solo di monitoraggio, sterilizzazione efficaci, di cure destinate agli animali feriti o malati e di gestire correttamente le strutture di accoglienza. Se ogni Comune avesse a disposizione le risorse necessarie e le utilizzasse correttamente, si potrebbero ottenere risultati concreti e duraturi nella lotta al randagismo e nella tutela dei selvatici coordinando azioni tra Aziende Sanitarie Locali (ASL) e nello specifico Centri CRAS di recupero fauna selvatica.
Le ASL, spesso considerate “zona franca” per la gestione di queste problematiche, si ritrovano a dover affrontare un carico sproporzionato di responsabilità con fondi insufficienti e senza un supporto adeguato. Anche in questo caso, le lentezze burocratiche si ripercuotono sulle tutele degli animali.
Dal Mugello è stata fatta richiesta di fondi per tutelare i selvatici ma le norme non sono chiare ed è incomprensibile su chi dovrebbe effettuare determinati controlli, cure e spostamenti degli animali.
Da una parte abbiamo limitazioni burocratiche agli iter per interventi immediati ed efficaci dall’altra si riscontrano inadeguati controlli e meccanismi di verifica per quanto riguarda la gestione dei questi fondi.
L’assenza di un monitoraggio rigoroso sullo stanziamento dei fondi da parte delle Regioni potrebbe aprire la strada a una serie di problemi critici e favoritismi alle lobby venatorie. I Comuni potrebbero trovarsi ad affrontare emergenze senza avere i fondi da destinare ad interventi immediati ed efficaci per mettere in sicurezza gli animali selvatici.
La fauna, in quanto patrimonio indisponibile dello Stato, dovrebbe essere tutelata in modo efficace a tutti i livelli, da quello nazionale a quello locale. Per questo, è urgente che la gestione dei fondi venga rivista in modo radicale.
Le istituzioni regionali e i Comuni devono garantire la trasparenza con verifiche periodiche sull’utilizzo delle risorse. Inoltre, è fondamentale rafforzare i meccanismi in cui le istituzioni collaborino attivamente con le ASL o Centri CRAS che rappresentano un anello fondamentale nella tutela degli animali.
Solo attraverso un impegno congiunto e una gestione onesta e trasparente delle risorse sarà possibile garantire un futuro dignitoso per la fauna selvatica e gli animali randagi. Conclude Caramanica.













