di Patrizia Massara Di Nallo (foto fonte Wikipedia)
Forse mai nel corso della sua storia, così come negli ultimi anni, la democrazia europea è diventata la personificazione della resilienza politica. Infatti, pur rimanendo costellata di fisiologiche luci ed ombre, appare forte del suo passato e resistente a tutti gli scossoni che le vengono inferti dall’interno e dall’esterno.
Fin dalla sua origine la crisi economica e sociale ha evidenziato le differenze dei singoli interessi a scapito della coesione tra i Paesi membri, ma, in realtà, nei momenti più tragici quali quelli dell’ultima pandemia da Covid, la solidarietà si è declinata in molteplici occasioni. Tuttavia questa democrazia, che ormai diamo per radicata nel tessuto europeo, ha la costante necessità di cure e protezione per rafforzarsi e sopravvivere alle sfide che le si pongono davanti, quali l’incremento dei fenomeni estremisti che minano le sue fondamenta, il terrorismo, la notevole e subdola diffusione di informazioni manipolatorie nel dibattito democratico e le interferenze extra-Unione nelle elezioni dei singoli Paesi. E’infatti aumentata esponenzialmente l’ingerenza di soggetti stranieri, non meglio identificati, allo scopo di minare le istituzioni democratiche spesso moltiplicando le divisioni sociali e conseguentemente facendo diminuire la fiducia e il supporto dei cittadini riguardo ad esse. Oltretutto, relativamente di recente, quest’ultimo obiettivo è più facilmente conseguibile grazie alla velocità della digitalizzazione che raggiunge qualunque persona in tempo reale. I vulnus disseminati, anche nei sistemi informatici protetti, dai nemici della democrazia europea, fanno parte integrante di sfide lanciate e perseguite anche poco velatamente,talvolta all’improvviso e sempre con notevoli disagi per la popolazione, Esse costituiscono una vera e propria guerra ibrida con azioni di attacco cibernetico oppure con operazioni di disinformazione delle quali è difficilmente attribuibile con esattezza l’originaria responsabilità.
Insomma, la forza resiliente del Vecchio Continente continua ad essere una vera e propria boccata di aria pura in un contesto mondiale instabile caratterizzato più da divisioni che da condivisioni, più da regimi autocratici che liberi.
Questa tenacia e capacità di reagire dell’Europa è stata forgiata nei secoli e oggi si basa principalmente sulla condivisione dei valori democratici quali l’impegno per il mantenimento dello Stato di diritto, per la promozione dei diritti umani e per la libertà ed indipendenza della stampa. Occorre, pertanto, non dare tutto per scontato, da un lato salvaguardando la libertà di espressione e dall’altro il diritto di avere accesso a contenuti legali e veritieri. Bando, quindi, anche alla percezione che le decisioni europee siano prese da organismi lontani e avulsi dalla vita dei cittadini!
Piuttosto, urge coltivare una partecipazione civica che dia slancio alla solidarietà tra i popoli, perché in questi frangenti la sfida globale urla alla democrazia europea (e di conseguenza ai suoi attori, a tutti noi) di riaffermare il proprio ruolo diplomatico facendo udire la sua voce nel mondo in modo unitario e coeso.In fin dei conti quale altro controllo autorevole, quale patrocinio globale è rimasto a far valere le proprie decisioni nel guazzabuglio della politica mondiale?
L’ONU, alias organizzazione fantasma, viene costantemente esautorato delle sue funzioni e si sta lentamente ed inesorabilmente sbriciolando, mentre anche il diritto internazionale non se la passa meglio perché qualunque Paese si sente in diritto di calpestarlo in nome del proprio tornaconto. Il mondo, sordo agli appelli di pace soprattutto di Papa Leone, è ricaduto nella barbarie più assoluta in vari territori oggetto di mire espansionistiche e interessi geopolitici. E tutto sempre per gli stessi ancestrali motivi: perché Caino ha ucciso Abele, perché il denaro governa l’economia e l’economia detta legge a scapito dei valori, perché il potere offusca la mente dei dittatori , perché mors tua, vita mea, perché ecc. ecc. potremmo continuare, così di seguito, ad elencare motivazioni debolissime eticamente , ma purtroppo prevalenti nella pratica.
Nel continente europeo, dilaniato in tutta la sua storia da guerre quasi ininterrotte, sembra sia evaporato dappertutto il ricordo dalle ultime due mondiali e a neanche un secolo dalla loro fine! Si sono anche progressivamente dissolti, nella rarefatta atmosfera diplomatica conseguente alla caduta del muro di Berlino, la deterrenza conseguente allo sgancio della prima bomba atomica e lo spauracchio di un’eventuale nuova tragedia, per riapparire all’improvviso, oggi, sventolati ad ogni piè sospinto da dittatori vecchi e nuovi e assurgendo, quasi sempre, a vessilli di effimera gloria, di potenza e prestigio nazionale.
In questo bailamme dello scenario internazionale, tanto vicino quanto immaginario, tanto mutevole quanto ridicolo, più veloce della luce e più melmoso di una palude, dicesi democrazia europea la forma di governo identificabile con il Parlamento europeo e con libere elezioni che permettono ai cittadini di 27 Stati di esprimersi tutti insieme riconoscendo un’Unione sovranazionale che ingloba le leggi delle singole Nazioni. E ci pare poco? Nel Parlamento, inoltre, le centinaia di partiti nazionali si sono alleati fino alla formazione di otto gruppi principali, pur condividendo solo alcuni concetti fondamentali delle comuni linee politiche. D’altra parte, avendo assistito esterrefatti ed impotenti, come molta parte degli stessi States, al lento dissolvimento dei principi cardine su cui è stata fondata la democrazia nord-americana, siamo giunti a rivalutare quella europea rimasta il simbolo più elevato di democrazia, l’unico credibile baluardo contro lo strapotere e le minacce di altri stati concretizzatisi a forza di bombardamenti, un paio di anni fa, in uno stravolgimento dell’assetto geopolitico internazionale.
Per quanto non perfetta, la democrazia europea rimane certamente perfettibile e, nonostante le scaramucce dei singoli Stati, perfettamente riconoscibili nei manzoniani polli di Renzo, sembra dimostrare, seppur a fasi alterne, serietà e dignità politiche, valori disattesi e diventati obsoleti per buona parte dell’altra sponda atlantica. In effetti, è stata proprio la Grecia, e quindi l’Europa, che nel VI secolo a. C. ha dato i natali alla democrazia che, oggi, continua a fungere da esempio concreto e forse inarrivabile di umanità per tutti gli Stati. E tutto ciò nonostante il generale disorientamento causato da una guerra pressoché ai suoi confini e il repentino voltafaccia economico del suo storico alleato statunitense. Altro che paventato declino! Politologi ed economisti acclamano a gran voce una rinascita europea che, adeguatasi ai tempi ed alle sfide in corso, consista nell’esercitare una maggiore influenza e incisività politica sullo scacchiere mondiale pur rimanendo sempre fedele ai principi su cui è stata fondata. E ricordiamo che furono proprio gli italiani Spinelli ed i ragazzi di Ventotene ad ideare, per la prima volta, un superamento dei confini nazionali ed a sognare la formazione degli Stati Uniti D’Europa.
Ed inoltre oggi, secondo un nuovo sondaggio condotto da YouGov per la TUI Foundation tra aprile e maggio 2025, il 73 % dei giovani britannici si è detto favorevole a un ritorno nell’Unione europea. Quindi,condividendo a corrente alternata alcuni punti strategici della politica internazionale dell’Unione, anche la “perfida Albione” è ritornata sui suoi passi e guarda con occhi, quando nostalgici quando strategici, al di là della Manica. Sempre secondo lo stesso sondaggio, comunque, si ricavano dati tutt’altro che tranquillizzanti: la fiducia nella democrazia dei ragazzi, tra i 16 e i 26 anni, sta vacillando. Infatti solo il 57 % dei giovani europei sostiene la democrazia rispetto a qualsiasi altra forma di governo, mentre il 48 % ritiene che sia a rischio nel proprio Paese e in alcuni casi,addirittura, arriva persino ad auspicare soluzioni autoritarie, seppur in determinate circostanze. Un consiglio disinteressato? Un accurato ripasso alla storia ed anche alla geografia non fa mai male, anzi aiuta ad orientarsi nella decifrazione degli avvenimenti odierni con maggiore consapevolezza e capacità critica, rammentando la magnifica teoria dei “corsi e ricorsi storici” teorizzata dal Vico.














