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ITALIA FUORI DAI MONDIALI La riflessione di un giovane sportivo

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di Gabriele Pio Piccolo

Se lo scorso luglio mi avessero detto che l’Italia non si sarebbe qualificata per il secondo mondiale di fila non ci avrei mai creduto. Un europeo dominato dall’inizio alla fine non ti può far dormire sogni tranquilli. Il Mondiale non era un obiettivo per la vincitrice di un Europeo ma un dovere. L’Italia era obbligata a partecipare a questo mondiale sia per l’aspetto sportivo che per un aspetto economico nazionale. Non essersi qualificati al mondiale ad oggi rappresenta una tragedia senza se e senza ma.

Non ci sono scuse, il mondo del calcio italiano va rifondato per la seconda volta nel giro di quattro anni. Il problema va ricercato dalle radici, dall’incompetenza da parte delle dirigenze che non hanno fiducia nei giovani e che spesso e volentieri sono costretti ad andare all’estero per esprimere il loro potenziale. Per sopperire a questa mancanza di “italiani” siamo costretti a naturalizzare giocatori che non sono originari del nostro Paese e questo non è accettabile perché si ha paura di buttare nella mischia i ragazzi più giovani. Nessuno nel nostro Paese si prende la responsabilità di cambiare modo di pensare e di esprimere il calcio. Siamo rimasti anni indietro rispetto alle altre Nazioni a livello calcistico e questo lo dimostrano le competizioni europee dentro le quali le squadre italiane non riescono più ad emergere da decenni.

Piangere sul latte versato in questo momento non serve più, bisogna solamente rimboccarsi le maniche e mettersi al lavoro per costruire le basi del nuovo modo di intendere il calcio. Serve una forte rivoluzione prima possibile per non rischiare di cadere in un baratro infernale dal quale non ci si può più rialzare. Bisogna guardare al domani e non alle gioie passate. Oggi l’Italia del calcio ha dimostrato di non meritarsi palcoscenici importanti a discapito di una formazione, la Macedonia del Nord, che ci ha messo l’anima e non ha mollato se non al fischio finale.

La vittoria dell’Europeo non deve essere un alibi, il passato è passato ma molti dirigenti come tifosi questo non lo accettano. L’Europeo è stato archiviato e non verremo ricordati sicuramente per aver vinto un trofeo secondario al mondiale, al contrario passeremo alla storia come una delle Nazionali più titolate a non aver partecipato per due volte di seguito alla competizione più importante del mondo. Non servono dichiarazioni di scuse né tantomeno rimpianti, nel vocabolario dei vincenti esiste solo la parola “lavorare”, lavorare per riprendere in mano il proprio destino e per crearsi un varco per ritornare ai vertici.

Non esistono calciatori più forti di altri ma esistono mentalità più forti di altre. Una seconda tragedia si è materializzata nel nostro Paese, restano poche opzioni a questo punto: o ci sarà un forte cambiamento partendo dalle radici dalle realtà sportive più piccole italiane o saremo destinati a vivere in un limbo eterno fatto solamente di delusioni.

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