Giusto circa un secolo fa, nel 1927, vide la luce il “Processo di produzione di nuvole di fumo da aerei in movimento”, e quindi, semplice semplice, delle nuvole che però nuvole non sono che vengono generate dagli aerei in azione: la domanda nasce spontanea, ed è il più classico “A che pro? In che cosa si può certificare il vantaggio per gli esseri umani con tale processo?”; al riguardo, c’è la risposta piuttosto pesante di un nutrito gruppo di uomini e donne di buona volontà che affermano senza peli sulla lingua che “Ci stanno togliendo la naturalezza e la bellezza di ogni cosa, ora ci stanno togliendo anche l’aria e l’ossigeno che respiriamo, è ora di dire BASTA! Con la geoingegneria climatica, oltre a distruggerci ci viene tolta la vista dei tramonti reali, delle stelle, della luna, dei confini delineati delle montagne e dell’orizzonte del mare che diventano dello stesso colore del cielo chimico bianco argenteo o celeste sbiadito. Quindi con la chimica offuscano e annebbiano l’aria” – essi asseriscono.
Tale grido disperato ha generato la proposta di un “Disegno Di Legge” che pare stia raggiungendo il previsto quorum delle 50mila firme, da apporre online in calce al sopraccitato documento, che saranno portate dritte dritte in Parlamento nel prossimo autunno vedendo i rappresentanti del Popolo Italiano interrogarsi nelle più opportune sedi della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, per poi decidere su cosa fare dell’ingegneria del clima clandestina.
di Antonio Baldari
“Cosa sta accadendo al nostro cielo?”. C’eravamo lasciati così la settimana scorsa nel momento in cui avevamo concluso il nostro pezzo relativo all’estate in corso, l’ennesima “bella stagione” alquanto anomala, se così la si vuol definire dal punto di vista climatico, sta di fatto che propriamente “normale” non è; dicevamo che è l’ennesima, posto che è da almeno un paio di lustri, ormai, che ci sono degli accadimenti alquanto “strani” nel nostro ambiente che dànno da pensare, caspiterina se dànno da pensare!
E quindi le temperature che schizzano sistematicamente alle stelle raggiungendo quei picchi che mai si pensava si sarebbe potuti arrivare, vedi i 50 gradi che già nei paraggi, e quindi sopra i fatidici 40 gradi, si accusano diverse difficoltà, la prima fra tutte quella di una certa fatica nel liberare il respiro al punto che sono in tanti a rimetterci le penne, finendo tra “I morti per il caldo”, che era altrettanto difficile da registrare fino a qualche anno fa; e poi ancora la pioggia di per sé molto irregolare durante l’arco dell’anno, addirittura latitante per un arco temporale molto esteso parlando, dati alla mano, di sette-otto mesi di siccità assoluta da notare con un certo effetto quelle crepe nel terreno che si pensava potessero essere prerogativa soltanto del continente africano.
Tant’è che quasi ossessivamente si è iniziato a parlare di “cambiamento climatico” molto simile proprio all’Africa, con una verosimiglianza riconducibile proprio a quelle latitudini che lo si fa ancora credere propinandolo anche con una certa insistenza da divenire una sorta di messaggio “subliminale” da diluire nelle cervella di tutti, indistintamente; da qualche parte, però, sono spuntati fuori degli studi condotti su documenti ufficiali che insistono in una serie di brevetti di cui chi firma il presente articolo ha proposto il primo, avente codice alfanumerico US462795A edessendo riconducibile all’obiettivo di fondo che è “Metodo di produzione della pioggia”.
L’anno è il 1891, e quindi risalente ad oltre centotrent’anni fa, nel momento in cui si iniziava a lavorare, mettiamola così, sul clima e derivati alterandone di fatto la sua natura; uno scopo che si è continuato a perseguire nel successivo trentennio a partire dal 1914, anno di inizio del Primo conflitto mondiale, nel momento in cui veniva proposto il brevetto US1103490A quale “Creatore della pioggia”; poco più tardi, nel 1917, giunse il momento dell’US1225521A avente a tema la “Protezione dai gas velenosi in guerra
”.
Subito dopo la fine della Prima guerra mondiale, ed esattamente nel 1920, fu la volta dell’US1338343A che recava con sé il “Processo e apparecchi per la produzione di nuvole artificiali intense, nebbie o nebbie artificiali”, e qui ha inizio un trittico davvero molto interessante per quanto inerisce giustappunto le nuvole che, studiandole in maniera approfondita e con cognizione di causa, sembra appartengano ad uno dei più riusciti trucchi magici stante il fatto che ora ci sono ed or ora non…ci sono più, sparite!Quattro anni più tardi, e quindi nel 1924 fu la volta dell’US1512783A che era da riferirsi nientepocodimenoche alla “Composizione per lo smaltimento delle nebbie”, sì, avete letto bene: le nebbie che venivano cancellate con un altro di quei colpi ad effetto da mettere a soqquadro il tutto.
Giusto circa un secolo fa però, e sempre per volere essere precisi nel 1927, vide la luce, udite udite!, il “Processo di produzione di nuvole di fumo da aerei in movimento” e quindi, semplice semplice, delle nuvole che però nuvole non sono che vengono generate dagli aerei in azione: la domanda nasce spontanea, ed è il più classico “A che pro? In che cosa si può certificare il vantaggio per gli esseri umani con tale processo?”; al riguardo, c’è la risposta piuttosto pesante di un nutrito gruppo di uomini e donne di buona volontà che affermano senza peli sulla lingua che “Ci stanno togliendo la naturalezza e la bellezza di ogni cosa, ora ci stanno togliendo anche l’aria e l’ossigeno che respiriamo, è ora di dire BASTA! Dobbiamo riprenderci l’umanità delle nostre vite, dobbiamo riprenderci la dignità di un’esistenza vissuta in pace in un ambiente non distrutto – essi asseriscono – con la geoingegneria climatica, oltre a distruggerci ci viene tolta la vista dei tramonti reali, delle stelle, della luna, dei confini delineati delle montagne e dell’orizzonte del mare che diventano dello stesso colore del cielo chimico bianco argenteo o celeste sbiadito. Quindi con la chimica offuscano e annebbiano l’aria”.
Ed a quanto ci è dato sapere tale grido disperato ha generato la proposta di un “Disegno Di Legge”, ddl quale acronimo perfetto che pare stia raggiungendo il previsto quorum delle 50mila firme da apporre online in calce al sopraccitato documento, che saranno portate dritte dritte in Parlamento nel prossimo autunno vedendo i rappresentanti del Popolo Italiano interrogarsi nelle più opportune sedi della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, per poi decidere su cosa fare dell’ingegneria del clima clandestina.
Se è il caso o meno di continuare ad allontanare un dignitoso futuro di salute psicofisica a noi ed ai nostri figli o se, come si auspica, si vorrà finalmente lavorare ad un ambiente sano che riprenda quanto prima i suoi colori, quelli di sempre che il buon Dio ci ha donato, e di cui qualcuno ha evidentemente fatto colpevole scempio.













