di Patrizia Massara Di Nallo
Per un certo buon senso critico non disgiunto dalla speranza cristiana sulla geopolitica attuale, non ci eravamo ancora abituati alle uscite estreme e farneticanti che il Presidente U.S.A. ci propinava quasi ogni giorno, salvo rimangiarsele subito dopo dicendo tutto e il contrario di esso. O forse abbiamo solo sottovalutato le sue grottesche esternazioni reputando che si sarebbero scontrate ben presto con la realtà delle loro stesse conseguenze economiche e politiche , come è spesso successo. Questa attendista e diplomatica ingenuità, però, ha avuto in noi il sopravvento solo finchè Trump non ha superato tutti i limiti del diritto internazionale ed è passato dalle parole ai fatti attaccando altre potenze straniere con il rischio di trascinare tutti i Paesi in un ennesimo conflitto mondiale. Pur continuando sempre ad inneggiare alla democrazia quale la forma di governo più espressiva della volontà popolare, certamente è sotto gli occhi di tutti come, negli ultimi tempi, molti leader, eletti in varie parti del mondo, si siano rivelati inadatti a reggere le sorti dei loro Paesi, talvolta inquinando irreparabilmente gli assetti mondiali. Ed anche peggio del surriscaldamento globale! Ed il popolo americano, che ha cercato e ottenuto un leader come Trump nella convinzione che sarebbe stato la panacea di tutti i suoi mali, oggi gli fa mancare parte del suo consenso che è sceso nei sondaggi del 33%. Ora si è verificato quello che non avremmo mai potuto immaginare con le precedenti amministrazioni americane: Trump parla anche contro Papa Leone, oltretutto il primo pontefice americano nella storia della Chiesa Cattolica, provocando così una frattura politica , oltre che morale, tra la presidenza americana e il soglio pontificio. Infatti , in un post su Truth, Trump ha detto che Leone è un “debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera” e anche che “parla della paura nei confronti dell’amministrazione Trump, ma non menziona la paura che la chiesa cattolica, e tutte le altre organizzazioni cristiane, hanno provato durante il Covid quando venivano arrestati sacerdoti, ministri di culto e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose” riferendosi alle recenti dichiarazioni del Pontefice che ha condannato la guerra durante una speciale veglia di preghiera nella basilica vaticana di San Pietro nelle stesse ore in cui Stati Uniti e Iran stavano tenendo colloqui di pace, poi falliti, in Pakistan.
“Preferisco di gran lunga suo fratello Louis perché è totalmente Maga (cioè Make America Great Again Rendiamo l’America di nuovo grande). Lui ha capito tutto” ha continuato Trump accusando Papa Leone di “ritenere accettabile che l’Iran possieda l’arma nucleare”. Di seguito: “Non voglio un Papa che trovi terribile il fatto che l’America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che stava inviando enormi quantità di droga negli Stati Uniti e che, ancor peggio, stava svuotando le proprie carceri riversando nel nostro Paese assassini, spacciatori e criminali violenti” ( … ) “E non voglio un Papa che critichi il presidente americano poiché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia”.
Infine, in uno dei suoi tanti deliri di onnipotenza, ha addirittura rivendicato il merito dell’elezione di Louis Prevost a Pontefice: “Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, la sua nomina è stata una sorpresa sconcertante. Non figurava in nessuna lista dei papabili ed è stato scelto dalla Chiesa esclusivamente perché americano; si riteneva, infatti, che quello fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente Donald J. Trump. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano” e ha proseguito “ Purtroppo l’atteggiamento di Leone, troppo debole sul fronte della criminalità e su quello delle armi nucleari, non mi va affatto a genio. Né mi piace il fatto che incontri simpatizzanti di Obama come David Axelrod, un fallito della sinistra, uno di coloro che avrebbero voluto vedere arrestati fedeli e membri del clero”. E ha continuato “Leone dovrebbe darsi una regolata nel suo ruolo di Papa, usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un Grande Papa, anziché un politico. Questo comportamento gli sta arrecando un danno gravissimo e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la chiesa cattolica!”.
Appropriatamente e sobriamente è arrivata la risposta del Pontefice a stretto giro di posta. Commentando, infatti, con i giornalisti sul volo da Roma ad Algeri l’attacco di Trump contro di lui, ha detto: “Io non ho paura dell’amministrazione Trump”, “parlo del Vangelo” e quindi “continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra” aggiungendo “Non ho intenzione di entrare in un dibattito con lui” ( … ) “Non penso si possa abusare del Vangelo nel modo in cui alcune persone stanno facendo” e ha proseguito “Penso che le persone che leggono (il messaggio del presidente Usa) possano trarre le loro conclusioni”. Il Papa ha inoltre ribadito:”Non sono un politico”, “parlo del Vangelo” secondo il quale “bisogna costruire la pace”. “Smettiamola con le guerre!” insistendo così sul “dialogo” e sulla “relazione multilaterale tra le nazioni per trovare una soluzione giusta ai problemi. Troppe persone stanno soffrendo, troppi innocenti sono stati uccisi, e credo che qualcuno debba alzarsi per dire che c’è una via migliore”. L’arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza episcopale statunitense, si dice sconfortato dall’attacco di Donald Trump al Papa dichiarando, come riporta l’agenzia Reuters sul sito,: “Sono affranto per il fatto che il presidente abbia scelto di scrivere parole così denigratorie sul Santo Padre. Papa Leone non è il suo rivale; né il Papa è un politico. È il Vicario di Cristo che parla dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime”. E anche la Presidenza della Cei, “esprime rammarico per le parole a lui rivolte nelle scorse ore” dal Presidente Usa Donald Trump e “unendosi a quanto affermato dal Presidente dei vescovi Usa, ricorda che il Papa non è una controparte politica, ma il successore di Pietro, chiamato a servire il Vangelo, la verità e la pace. In un tempo segnato da conflitti e tensioni internazionali, la sua voce rappresenta un richiamo esigente alla dignità della persona, al dialogo e alla responsabilità. Le Chiese che sono in Italia rinnovano al Papa vicinanza e affetto, auspicando da parte di tutti rispetto per la sua persona e per il suo ministero”. Il Manzoni diceva: ”Con le idee donna Prassede si regolava come dicono che si deve fare con gli amici: n’aveva poche; ma a quelle poche era molto affezionata: Tra le poche, ce n’era per disgrazia molte delle storte; e non eran quelle che le fossero men care…”. Inutile aggiungere che Trump, un po’ come la celeberrima donna Prassede di manzoniana memoria, sembra incarnare molto bene l’ignoranza storica e l’arroganza politica che, insieme, costituiscono una miscela esplosiva. Confondere a bella posta (ma forse non lo fa apposta) la massima autorità religiosa della Chiesa cattolica, e sopratutto il suo ministero, con un burattino asservito ad un sol popolo o al suo presidente, la dice lunga (se ce ne fosse ancora bisogno) sull’operato del Presidente americano di turno. Come se non bastasse, l’attacco al Papa offende al contempo tutti i cattolici e anche i non, essendo il Pontefice il leader spirituale più influente al mondo. “Smettiamola con le guerre” è il grido finora inascoltato che si alza dal soglio pontificio e fortunatamente risuona nel cuore della maggior parte degli uomini e nelle stanze della politica con la p maiuscola.
E’ l’invito del santo Padre a non arrendersi alla barbarie e a perseguire la strada della diplomazia a tutti i costi, senza falsi colloqui che si arenino perché ogni parte in gioco non vuole derogare alle proprie richieste e continua a giocare sulla pelle del prossimo, soprattutto degli innocenti.













