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SIDERNO SUPERIORE Il fiore che cresce col fertilizzante delle associazioni

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di Gianluca Albanese

SIDERNO SUPERIORE – Ci sono fiori che nascono belli, ma se vengono curati diventano delle vere e proprie meraviglie.

Il fiore è Siderno Superiore, universitas resa indipendente con privilegio imperiale del 16 gennaio del 1532. Culla e origine dell’odierna Siderno, borgo antico tra quelli che negli ultimi lustri è obiettivamente cresciuto di più; il fertilizzante sono le associazioni cittadine, come “Pajsi meu ti vogghiu beni”, esempio di amore per il proprio paese, cittadinanza attiva e volontariato teso a riqualificare spazi abbandonati o trascurati e anche a instillare nei propri compaesani l’amore per gli spazi comuni.

Il suo presidente, l’architetto Claudio Figliomeni, ci accoglie nel tardo pomeriggio di una domenica d’inizio giugno. Ogni angolo di Siderno Superiore ha una storia e qualcosa da raccontare. Ma soprattutto è un posto in cui si può e si deve fare, rimboccandosi le maniche e tenendosi a debita distanza dai riflettori e dalle sterili polemiche dei criticoni da tastiera, adusi a passare il tempo su facebook con polemiche sterili e sicuramente non costruttive.

Una passeggiata con Claudio Figliomeni è un concentrato di entusiasmo e voglia di fare, capace di coinvolgere tutti i soci di “Pajsi meu ti vogghiu beni” e l’intera cittadinanza, che nella stragrande maggioranza tratta gli spazi pubblici con lo stesso amore con cui ci si prende cura di casa propria.

E allora vogliamo condurre anche voi, amici lettori, alla scoperta (o alla riscoperta) di Siderno Superiore e contribuire all’agenda di chi sarà eletto per amministrare la città il prossimo autunno affinché ci si possa rendere conto delle grandi potenzialità di Siderno Superiore che con le sue bellezze si completa a meraviglia con Siderno Marina, dalla quale dista pochissimi chilometri, come testimonia il panorama del mare che quasi si tocca dalle terrazze del centro storico.

Uno scorcio del parcheggio di San Sebastiano

IL PARCHEGGIO DI SAN SEBASTIANO

Parcheggiare l’automobile in un borgo antico è quantomeno una grossa seccatura ovunque. Non a Siderno Superiore che qualche lustro fa si è dotato di un ampio parcheggio con vista sulla diga sul Lordo che permette di raggiungere, dopo aver percorso pochissime decine di metri, piazza San Nicola.

Claudio Figliomeni ci parla dei fiori e delle piante nei vasi vicini alle panchine che abbelliscono una terrazza che si fa fatica a chiamare parcheggio. “Li abbiamo piantati noi – dice Figliomeni – così come le piante nello spazio sovrastante”.

Già, lo spazio sovrastante. Il visitatore distratto potrebbe non accorgersene, ma la stradina che conduce al campo di calcetto ha tutto un altro aspetto adesso. I volontari dell’associazione, infatti, hanno eliminato i detriti di una vecchia frana e hanno piantato palme e alberi diversi, creando una vera e propria passeggiata la cui illuminazione sottostante fa risaltare la bellezza delle piante, rendendola particolarmente suggestiva al calar del sole.

La passeggiata che conduce al campo di calcetto

E non finisce qui.

“Nella zona sottostante il campo di calcetto – ci anticipa Claudio Figliomeni – realizzeremo a breve un’area picnic con sedie tavoli e due barbecue, con lampadine sospese in aria per ricreare l’atmosfera delle feste di piazza di una volta. Sarà uno spazio di aggregazione per grandi e piccini”.

E siamo solo all’ingresso.

IL BORGO ANTICO

Percorsi i pochi gradini, infatti, ci si immette in un dedalo di vicoli stretti nella parte più antica. Non c’è un filo d’erba o un sassolino fuori posto per terra. Tutto è pulito con cura, grazie al lavoro dell’associazione, anche i vicoletti nel borgo antico con le sue case abbandonate e, in alcuni casi, diroccate.

E’ evidente come una politica tesa ad agevolare l’acquisto e la ristrutturazione di queste costruzioni, darebbe ancora più lustro al paese, creando le condizioni – perché no – per un “paese-albergo”.

Gli stemmi nobiliari in cima ai portali dei palazzi gentilizi e le lapidi ai muri danno il senso della Storia che è passata da qui. Come nel caso della casa natale di Michele Bello, uno dei Cinque Martiri di Gerace.

Tra salite e discese ripide è facile scoprire sempre nuovi tesori, tra la consapevolezza di quello che già c’è e il desiderio di rendere ancora più bello il paese con quello che potrebbe essere.

La casa natale di Michele Bello

PIAZZA SAN NICOLA

Il salotto buono del paese è vestito a festa. Si celebra la messa all’aperto per il Corpus Domini. Una targa ricorda la meritoria opera di riqualificazione della piazza da parte dei soci di “Pajsi meu ti vogghiu beni”: ringhiere ritinteggiate, illuminazioni nuove e vasi di fiori, fiori ovunque. Una piccola Sanremo del Sud che sorprende da qualsiasi angolazione. Palazzo De Mojà domina la piazza ed è di nuovo agibile ma gli infissi meriterebbero un po’ di manutenzione e gli interni un po’ di pulizia, prima di tornare a ospitare fiere, mostre ed eventi culturali.

La targa affissa a piazza San Nicola

Il triangolo con palazzo Falletti nella zona più a monte e palazzo Amato nella stradina che conduce all’anfiteatro dà il senso della gloria che fu e della bellezza che è e che sarà. La stessa chiesa ospita parecchi tesori, tra statue, altari e reliquie e si attende con fiducia la riqualificazione di una sezione retrostante l’altare maggiore, magari ricorrendo al progetto “Arte e Fede” diretto dal dinamico sacerdote don Fabrizio Cotardo, sul quale il parroco della chiesa di San Nicola don Giuseppe sta già lavorando.

L’anfiteatro sarà oggetto dei prossimi interventi di manutenzione straordinaria che realizzerà l’associazione “Pajsi meu ti vogghiu beni”, come la pulizia dei gradoni sui quali sono già state piantati diversi alberelli e piante. “Certo – dice Claudio Figliomeni – dobbiamo arrivare a fare in modo che non diventi più una sorta di parcheggio abusivo. Anzi, a mio modo di vedere, per una corretta fruizione e conservazione, la piazza dovrebbe essere interdetta al transito veicolare, con la sola eccezione del trasporto di persone diversamente abili o con gravi difficoltà motorie”.

Palazzo Amato e il vicolo che conduce all’anfiteatro

Le soluzioni non mancano, e i soci di “Pajsi meu ti vogghiu beni” le hanno bene in mente. Per questo chiedono il pieno sostegno del Comune di Siderno, specie dell’ufficio tecnico.

“La Commissione Straordinaria – ha detto Figliomeni – ha ben compreso il nostro impegno e ci sostiene moralmente. Dispiace però quando vediamo lavori lasciati a metà, come qualche scasso in un vicolo seminascosto. Noi siamo sempre pronti a collaborare, ma ci vuole il contributo fattivo di tutti: delle maestranze comunali e di quelle di Locride Ambiente alle quali abbiamo chiesto e ottenuto una presenza costante un paio di giorni la settimana”.

Certo, bisogna vigilare, insistere, non tralasciare nulla.

E questo, il presidente e i soci dell’associazione lo sanno bene e non sono disposti a girarsi dall’altra parte quando vedono qualcosa che non va.

Siderno Superiore, del resto merita la massima attenzione.

Così come meriterebbe una navetta capace di fare la spola con la marina e offrire giornate e serata piacevoli ai turisti attratti dalla Bandiera Blu che, una volta che scoprono il borgo antico, comprendono come sia uno scrigno di tesori tutti da esplorare.

Ci congediamo con una foto dalla terrazza del ristorante “Zio Salvatore”, già piena di tavoli apparecchiati per la cena.

E’ un arrivederci. Perché Siderno Superiore merita visite frequenti, dalla A alla Z, senza tralasciare, ovviamente piazza Cavone, il “Gianicolo” sidernese, la meravigliosa terrazza curata con amore e dedizione dal comitato “pro Piazza Cavone” del quale diamo notizia spesso delle varie attività svolte.

E’ un arrivederci perché ogni volta che si viene a Siderno Superiore rimangono quel senso di serenità nel cuore, quella bellezza che appaga la vista e quel profumo di fiori – fiori ovunque – che rimane nelle narici.

Il mar Jonio visto e “toccato” da Siderno Superiore

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