di Patrizia Massara Di Nallo (foto e fonte ANSA)
Da uno studio guidato dall’Università americana dello Utah e pubblicato sulla rivista Cell Metabolism, è emersa la scoperta di un batterio rivoluzionario. Infatti fra le miriadi di batteri che popolano l’intestino umano, ne è stato individuato uno che si è dimostrato nemico dei grassi perché influenza il modo con il quale essi sono assorbiti dall’intestino riducendo quindi l’aumento di peso e migliorando la salute metabolica dei topi anche quando queste cavie sono state alimentate con diete ricche di grassi.
Il batterio, che appartiene alla specie Turicibacter, potrebbe portare alla formulazione di integratori alimentari per aiutare a ridurre gli effetti dell’obesità e i problemi del metabolismo, anche se saranno necessari ulteriori studi per capire se sarà altrettanto efficace nell’uomo.
I ricercatori, coordinati da June Round, hanno inoltre scoperto che il Turicibacter fa parte di una comunità di microrganismi protettivi del metabolismo che comprende almeno 80 specie batteriche diverse. Questo batterio, in particolare, sembra giocare un ruolo particolarmente importante. “Non pensavo che un singolo microbo avrebbe avuto un effetto così drammatico”, afferma Round.
In pratica il Turicibacter produce una serie di acidi grassi (componenti fondamentali dei lipidi) che tengono sotto controllo altre molecole di grasso più dannose e associate a malattie metaboliche quali il diabete di tipo 2 e i disturbi cardiaci. Bisogna sottolineare che la sua presenza non può controbilanciare una dieta estremamente calorica, perché gli autori dello studio hanno rilevato anche che un’alimentazione sbagliata sopprime la crescita del batterio riducendo di conseguenza anche i suoi effetti benefici.
Ricapitolando: poiché il Turicibacter protegge dagli effetti dannosi dei grassi, ma viene anche colpito da un eccesso di tali molecole, i ricercatori hanno cercato di ripristinarne i livelli con una supplementazione regolare. Si tratta di un integratore somministrato per bocca agli animali per cinque giorni a settimana e che ha portato a un minore aumento di peso, livelli di glucosio a digiuno più bassi e una riduzione del grasso corporeo, anche in caso di dieta ricca di grassi. Saranno sulla strada giusta nella lotta alla sindrome metabolica?













