di Redazione
CATANZARO – L’approvazione del nuovo calendario venatorio e la decisione della Giunta regionale di autorizzare la preapertura della caccia al 2 settembre é un disastro annunciato per la biodiversità.Una scelta definita scellerata ed inaccettabile, soprattutto alla luce della devastante stagione estiva che ha visto la regione flagellata da oltre mille roghi, siccità prolungata e temperature estreme.
Secondo il Partito Animalista Italiano, consentire l’avvio anticipato dell’attività venatoria in questo momento storico equivale a sferrare un ennesimo, durissimo colpo a un ecosistema già fortemente compromesso. Gli incendi delle ultime settimane non hanno solo distrutto migliaia di ettari di boschi, macchia mediterranea e aree agricole, ma hanno disintegrato gli habitat naturali degli animali selvatici, massacrando migliaia di esemplari e i loro piccoli.
“Gli animali sopravvissuti alle fiamme e al caldo asfissiante sono stati costretti a fuggire e a concentrarsi in poche e ristrette aree superstiti”, denunciano gli esponenti del PAI. “Mandare migliaia di cacciatori armati proprio in quelle poche zone dove la fauna ha trovato rifugio non è gestione del territorio: è una vera e propria carneficina”.
Sulla vicenda è intervenuto duramente Carlo Callegari, responsabile del Partito Animalista Italiano per il Sud Italia: “Mentre il Sud brucia e la Calabria contava le ferite dell’ennesimo disastro ambientale, la Regione ha ben pensato di premiare chi spara anziché chi protegge: questa non è politica, è una resa incondizionata alle lobby venatorie sulla pelle della natura”.
A fargli eco, sottolineando l’assurdità della decisione a livello locale, è la referente regionale per la Calabria Marilene Bonavita:”Gli animali calabresi sono scampati al fuoco per finire massacrati dalle doppietta: la nostra terra non può tollerare un minuto di più questa barbarie autorizzata dalle istituzioni”.
Il Partito Animalista evidenzia inoltre le gravi criticità sul piano legale e programmatico. La legge quadro nazionale sulla caccia (L. 157/92) fissa l’apertura generale alla terza domenica di settembre e subordina eventuali preaperture alla presenza di piani faunistico-venatori aggiornati e rigorosi. In Calabria, tuttavia, il piano faunistico è fermo al lontano 2003.Non solo: gli animalisti ricordano come la stessa legge preveda, all’articolo 19, la possibilità, e in casi estremi il dovere, per le Regioni di sospendere o ridurre la caccia in presenza di calamità naturali o particolari emergenze ambientali e climatiche. La Regione Calabria ha invece scelto la direzione opposta, ignorando lo stato di emergenza legato agli incendi e ventilando persino l’ipotesi di richiedere deroghe per cacciare specie protette come il fringuello.
La posizione del Partito Animalista Italiano è ferma: stop immediato alla preapertura e revisione totale del calendario venatorio.La biodiversità e la fauna selvatica rappresentano un patrimonio indisponibile della collettività e della natura, che non può essere sacrificato per accontentare le pressioni della lobby venatoria. Il PAI annuncia che continuerà a battersi in ogni sede, legale e istituzionale, per fermare il provvedimento e tutelare ciò che resta del patrimonio naturale calabrese.













