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Locri, processo STAZIONI A LUCI ROSSE. Tutti condannati. Parte civile: “il coraggio di denunciare che cambia la vita”

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di Antonella Scabellone

LOCRI- Tutti condannati gli imputati del processo “Stazioni a Luci Rosse”, scaturito dall’ inchiesta che nel dicembre 2016 ha sgominato un proficuo giro di prostituzione tra Siderno, Locri e Bovalino.
Il  Tribunale di Locri (presidente Accurso, a latere Di Maria e Carughi), lo scorso 6 marzo, ha infatti dichiarato colpevoli dei reati loro contestati Berki Calin Sorin e Farcas Angela Carmen, i due rumeni considerati le menti dell’organizzazione criminale, condannandoli rispettivamente   ad anni 3  e mesi 8 reclusione e  € 5.000 di multa e anni 8 di reclusione e €20.000 di multa. Entrambi inoltre dovranno risarcire la parte civile con una somma di  15 mila euro a testa.
Condannato anche a 2 anni e 6 mesi reclusione e € 5.000 di multa il 59 enne sidernese Giovanni Macri’.
L’altro imputato, Francesco Oppedisano, 38 enne di Siderno, era stato già condannato lo scorso ottobre, con rito abbreviato, dal Gup del Tribunale di Locri, dott.ssa Amelia Monteleone, a 2 anni e mesi 4 di reclusione e € 2.400 di multa
Tutti sono accusati, a vario titolo, e in concorso fra loro, di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.
L’attività d’indagine, condotta dai Carabinieri della Stazione di Siderno, e coordinata dal Sostituto Procuratore – Dr.ssa Rosanna SGUEGLIA, ha avuto il fine di liberare dalla schiavitù tante giovani donne dell’est Europa, rumene, bulgare e moldave, arrivate sul territorio nazionale con false promesse di lavoro per poi essere costrette a prostituirsi nei pressi delle Stazioni ferroviarie di Siderno, Locri e Bovalino.
 In particolare, all’OPPEDISANO Francesco si contesta di aver fatto da  tramite tra i clienti e le donne mentre il MACRÌ Giovanni era pronto ad intervenire in caso di problemi tra le stesse ed i clienti, accompagnandole talvolta, con la propria autovettura, sul “posto di lavoro”.
I due rumeni invece, secondo gli inquirenti, con violenze, percosse e minacce, schiavizzavano le ragazze e le  controllavano anche a distanza. Erano loro che gestivano e percepivano i proventi del losco traffico, che è continuato indisturbato fin quando una giovane donna sfruttata, con la sua coraggiosa denuncia, ha fatto partire le indagini; indagini che, dopo una iniziale richiesta di archiviazione della procura, a cui il legale  della ragazza, l’Avvocato Caterina Origlia del foro di Locri, si era opposto, sono proseguite fino all’ arresto degli imputati.
La ragazza rumena, costituitasi parte civile, che in passato venne costretta anche ad abortire dai suoi aguzzini, oggi vive in una casa di accoglienza fuori distretto in regime di protezione sociale. “Accogliamo con soddisfazione la notizia della sentenza di condanna-ha dichiarato a caldo l’avvocato Caterina Origlia, che è anche responsabile dello sportello legale antiviolenza del comune di Siderno-. Per me la piu’grande soddisfazione è aver aiutato una persona ad uscire dallo squallido giro della prostituzione, una persona che, con la sua  denuncia, ha ridato speranza a dignità a tante altre giovani donne come lei, ingannate e schiavizzate ”.
immagini di repertorio

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