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Timpe Bianche e San Leo, le discariche dimenticate. L’allarme dell’Osservatorio ambientale

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di Arturo Rocca*

A leggerli così sembrerebbero i brand di alcuni dei tanti prodotti d’eccellenza calabresi:Timpe Bianche-Vino delle colline del Novito!  San Leo- Azienda vitivinicola!

In effetti si tratta di brand ma del percolato prodotto sul fianco argilloso dalla discarica consortile esausta e mai messa veramente in sicurezza,  e come si poteva se già prima che venisse aperta si avevano gli studi geologici che caratterizzavano il sito a rischio frane? Il 4/10/2000 la scheda di censimento n. 10300366 del Sistema Informativo delle catastrofi idrogeologiche  nelle note riportava: il maltempo ha causato smottamenti e frane che impediscono la utilizzazione della nuova discarica consortile realizzata a Timpe Bianche di Siderno. Ma questo non è bastato a fermare i professionisti della spazzatura che hanno continuato ad imbottire il sito dei rifiuti provenienti da mezza provincia. Andiamo con ordine! In provincia di Reggio Calabria vi sono 56 siti Natura 2000 e sono quasi la metà di quelli esistenti in tutta la Calabria, la vallata del Novito e Monte Mutolo riporta il codice SIC IT9350135 e viene così descritto: … In particolare è rappresentato da una valle, forse unica nella Calabria meridionale, caratterizzata da diverse morfologie in relazione alle caratteristiche litologiche e litotecniche delle rocce. … Tra le minacce e le criticità, si evidenziano le discariche di residui industriali e di rifiuti urbani … tale situazione peggiora la qualità dell’ecosistema. Un ecosistema particolarissimo ma estremamente fragile. E’ in questo contesto ambientale che sono stati approntati i siti per lo smaltimento di tutta la gamma dei rifiuti urbani. La discarica esausta di Timpe Bianche dista dalla fiumara Novito appena mt. 330 e la congiunge un ruscello che convoglia le acque meteoriche ed il percolato che non sono più irreggimentate in quanto lo smottamento del terreno ha divelto il canalone di raccolta sia delle acque che del percolato. E’ stato lesionato in più punti il manto di copertura effettuato nell’ambito della messa in sicurezza a seguito dell’aggiudicazione dei lavori per un importo di € 638.962,49 oltre Iva. Tali lavori aggiudicati, il 26/04/2010, con un ribasso del 30% prevedevano “asporto del percolato affiorante– ripristino dell’argine della discarica –modifica del sistema di raccolta del percolato, modellazione dei pendii, sigillatura finale e regimazione delle acque meteoriche (Capping) – realizzazione della rete di estrazione dell’impianto di combustione del biogas – sistemazione della viabilità interna della discarica e degli impianti elettrico e antincendio.” Oggi a visitare il sito si resta basiti per lo stato della discarica! Come se l’appalto non fosse mai stato esperito! Il cancello d’ingresso divelto, i tondini della grata del capannone divelti e arrotolati come spago, dei quadri dell’impianto elettrico restano solo simulacri, la strada da cui si dovrebbe accedere alla rimozione del percolato è impraticabile ed il sistema per l’estrazione del biogas è solo un vago ricordo, campeggiano autorevoli i due lunghi pali su cui insistono ancora i fari del sistema di illuminazione. Chiunque può accedervi e ipoteticamente portare gli animali al pascolo o andar per cicorie. Noi qui non le abbiamo viste le pecore al pascolo ma sull’altra discarica di San Leo, proprio sulle rive di un grazioso laghetto formatosi alla sua base si, lì le pecore c’erano. Anzi questa discarica, che serviva Siderno e Locri, abbandonata non ha mai avuto alcun “trattamento di fine rapporto”,  è stata dimenticata! Eppure dista solo 720 mt. dalla fiumara e 450 mt. dall’impianto di separazione TMB (Trattamento Meccanico Biologico) dei rifiuti solidi urbani. Questo impianto dista mt. 74 dal letto del Novito e raccoglie i rifiuti indifferenziati che attraverso un processo meccanico vengono separati creando una parte secca che viene avviata al termovalorizzatore di Gioia Tauro per essere bruciata ( circa il 55%) mentre la parte umida deve essere portata in discarica ed essendo esausta quella di Timpe Bianche bisogna cercarne una altrove. Per la verità la società Veolia SpA nel 2008 presentò un progetto preliminare per la costruzione di una nuova discarica in località Rugliano di servizio per il separatore di San Leo ma i risultati un’indagine geologica e la sollevazione popolare la fecero risolvere in un nulla di fatto. Intanto ancora oggi l’accumulo di Fos ( frazione organica stabilizzata) crea una situazione di disagio per via delle folate di area maleodorante che se ne sprigionano. Abbiamo messo in risalto la vicinanza dei tre impianti al letto della fiumara Novito per far intendere che qualsiasi perdita, fuoriuscita occasionale ( mai voluta, per carità!) finisce rapidamente al mare dopo aver contaminato le acque sia superficiali che di falda e successivamente il mare Ionio.

Ma vorremmo altresì far presente che se anche il percolato venisse regolarmente smaltito con periodico prelievo ( e non avviene) verrebbe avviato alla quarta linea del megadepuratore di contrada Cisterna ( quando il nome è già un indizio!) di Gioia Tauro che fino al 29 ottobre scorso lo riversava dopo blanda depurazione direttamente nel mare Tirreno. Praticamente un travaso come nei vasi comunicanti ma non a costo zero. La capitaneria di porto dopo aver effettuato analisi nel proprio laboratorio ha proceduto al sequestro della linea del depuratore in quanto ha accertato lo scarico di acque contaminate da metalli pesanti in percentuali molto al di sopra dei limiti di legge. La presenza di dosi massicce di Cadmio, metallo molto tossico che può causare patologie anche letali, preoccupa la popolazione già provata dal cattivo funzionamento del termovalorizzatore che sparge fumi sulla città e che neanche il vento riesce a disperdere per l’effetto di ritorno provocato dalle montagne. Al depuratore di Gioia Tauro arrivavano in media 1000 tonnellate al giorno di liquidi da smaltire tra cui percolato. Due giorni dopo il sequestro il Presidente Oliverio ha presentato il piano dei rifiuti con l’obiettivo “discarica zero” e “mai più emergenza in Calabria” con l’impiego di 235 milioni di euro. Queste affermazioni nel corso della nostra vita di cittadini attenti alle problematiche ambientali le abbiamo sentite una dozzina di volte e con impegni di spesa superiori a quest’ultima. Crediamo che l’assessore Rizzo sia persona seria e capace e ci auguriamo che riesca, non solo a dimostrazione che la Calabria non è la terra dei fuochi ma che non diventerà La Terra dei Cachi, di cui cantano Elio e le storie tese.

 

*Presidente A.p.s. Osservatorio Ambientale Diritto per la Vita

 

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