di Saverio Zavettieri
Si è finalmente aperto, per merito di alcuni giornali locali, un dibattito ed una riflessione su Platì come paradigma estremo di una Regione, la Calabria, marginale, isolata, per non dire ghettizzata, nel contesto nazionale sempre più lontano, indifferente se non ostile a talune problematiche economiche, sociali e ambientali che farebbero pensare ad un’Italia precipitata nel Terzo Mondo.
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Non ci aspettavamo certo prese di posizione forti e coraggiose da una politica politicante dagli orizzonti angusti, tanto più dopo l’iniziativa obbligata, tardiva e priva di riflessione critica adeguata del Pd Regionale dalle cui scelte, oggi, dipendono le sorti della Calabria e non solo. Dagli intellettuali qualche segnale di allarme francamente ce lo attendiamo, convinti che possa venire da quel mondo di intellighenzia libera e senza magliette che, specie nei momenti di grave crisi e di sbandamento generale, ha sempre saputo indicare un percorso, una linea di marcia ed una bussola.
In Calabria esistono ben 4 Università pubbliche, Istituti di cultura, di ricerca e di religione, Enti, Fondazioni, Associazioni culturali, sociali e sindacali, Osservatori e Consulte per la legalità, Comitati e Commissioni anti-mafia e quant’altro, che non possono essere pronti a fare le pulci al vicino e restare ciechi e muti di fronte ai drammi di questa Regione. Cari Giampaolo Catanzariti e Pasquale Violi ed anche caro Davide Varì, non credo si tratti di colonialismo morale – aggettivo inappropriato – ma di un male molto più grave ed insidioso, che intacca il cervello e la mente, e che si chiama colonialismo culturale, da cui la Calabria non è mai riuscita ad affrancarsi nonostante i tentativi generosi e sfortunati degli anni del primo Regionalismo; un male che si può contrastare e debellare con una rivoluzione culturale, ovviamente democratica e non di breve periodo, che solo le nuove generazioni, che hanno la forza ed il coraggio di restare e non scappare, possono mettere in moto.
Di occasioni mancate ce ne sono state, oltre a quelle citate di mamma Casella e di Fortugno, tante altre: basterebbe richiamare la tragedia del Camping Le Giare di Soverato (13 morti), emblema di una Regione allo sfascio, cui seguì la solita risposta emergenziale volta a tamponare la falla ma senza andare alle cause dei fenomeni per nascondere la falla più grave dell’assenza cronica dello Stato, per fare scaricare l’emotività e la rabbia, per mettersi la coscienza a posto e tornare alla normalità di prima, cioè alla normalità di sempre.
Fino a quando sarà “normale” l’esistenza di tante Platì, Africo, San Luca, Ciminà, Natile, Canolo – solo per citare alcuni dei casi limite della Locride – e non si farà strada una forte presa di coscienza delle istituzioni regionali e locali, unitamente ad una reazione culturale e politica della Comunità calabrese, nessuna azione, anche la più concreta, sarà destinata ad avere successo e a produrre gli effetti sperati. Servono certamente, a scanso di equivoci, interventi materiali e finanziari ed un nuovo interesse della regione, di cui si intravvedono i sintomi, su infrastrutture, territorio, servizi, istruzione, sanità, trasporti, per il lavoro ed una vita normale, senza risultare strumentali o legati a scadenze e interessi elettorali, se si vuole rompere il muro di diffidenza delle popolazioni eretto negli anni da un cumulo di errori e scelte sbagliate, compiuti da uno Stato in Divisa che si è totalmente sostituito allo Stato in Borghese.
Ovviamente un’opera di risanamento e di recupero di tale portata ha bisogno di una revisione sincera e conseguente di chi ha contribuito, in modo consapevole o meno, ad alzare recinti, e di essere affidata a forze ed esperienze credibili, genuine, espressione diretta della voglia di riscatto di quelle Comunità, non essendo la democrazia e la civiltà esportabili neppure con la forza delle armi.
Il Forum Riformista di recente nato in Calabria ed affidato ad una personalità di grande esperienza ed onestà come Cesare Marini saprà certamente contribuire con idee, proposte e programmi concreti al processo di ricostruzione e di riscatto di tutte quelle Comunità, ad iniziare da Platì, la cui condizione si presenta intollerabile per una Paese come l’Italia che continua ad annoverarsi tra quelli civili e moderni.













