di Patrizia Massara Di Nallo (foto fonte ANSA)
Come citava una famosa canzone occorrerebbe pensare positivo, anche se non è sempre facile sopratutto nel contesto mondiale che ci circonda e nel quale siamo immersi. Oltre che un invito cristiano che ci viene rivolto più volte nel Vangelo e riproposto nelle domeniche della gioia dalla Chiesa cattolica, ad incentivare la tesi è arrivato un altro degli innumerevoli studi condotti sul cervello umano, questo illustre sconosciuto. Infatti, uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications dall’Università del Colorado a Boulder e dall’Istituto tedesco Max Planck per le scienze cognitive e del cervello umano afferma che immaginare un’esperienza positiva può cambiare il modo in cui il cervello immagazzina le informazioni rendendoci più motivati e condizionando le nostre scelte.
Il coordinatore dello studio Roland Benoit, professore associato di Psicologia e neuroscienze all’Università del Colorado, afferma che i risultati ottenuti dimostrano che “possiamo imparare dalle esperienze immaginate e nel cervello questo accade più o meno nello stesso modo in cui impariamo dalle esperienze reali” e il il primo autore Aroma Dabas aggiunge “Ciò suggerisce che l’immaginazione non è passiva, piuttosto può plasmare attivamente ciò che ci aspettiamo e ciò che scegliamo”.
I neuroscienziati hanno condotto un esperimento coinvolgendo 50 volontari ai quali è stato chiesto di elencare 30 persone dividendole in tre gruppi, a seconda che le considerassero gradite, neutre o sgradite. I partecipanti sono stati quindi sottoposti a una risonanza magnetica funzionale per monitorare l’attività del loro cervello mentre immaginavano intensamente di vivere un’esperienza positiva o negativa con ciascuna delle persone considerate neutre. Al termine dell’esame, i partecipanti hanno sviluppato una preferenza per le persone con cui si erano divertiti di più nella loro immaginazione e, in un test successivo, hanno indicato di apprezzarle di più. Questo è dovuto all’attivazione della regione del cervello chiamata corpo striato ventrale che regola l’errore di previsione della ricompensa e che lavora in tandem con la corteccia prefrontale dorso-mediale, coinvolta nell’immagazzinamento dei ricordi delle singole persone. I risultati di questa ricerca, quindi, potrebbero fornire nuovi modi per affrontare i problemi di salute mentale, migliorare le relazioni e persino potenziare le prestazioni soprattutto di sportivi e musicisti.













