di Simona Ansani
In Italia il numero dei morti sul lavoro assume ancora un dato allarmante. Da Gennaio a Novembre 2025, come riporta l’Osservatorio Sicurezza e Ambiente, Vega, sono più di mille le vittime, dieci in più rispetto al 2024. Oltre la metà del paese resta in zona rossa e arancione. In undici mesi, sempre in base al report diffuso da Vega, si contano 1.010 infortuni mortali totali:sono 735 quelli in occasione di lavoro e 275 in itinere. Lombardia, Veneto, Campania, Emilia-Romagna, Piemonte e Sicilia sono le regioni con il maggior numero di vittime totali. Il settore più colpito resta quello delle Costruzioni. Aumentano anche le denunce di infortunio. Una piaga sociale che dovrebbe far riflettere datori di lavoro e lavoratori stessi.
Ed è notizia proprio di pochi giorni fa la sentenza con cui sono stati condannati due imprenditori di Locri, per la morte di Salvatore Caruso (ndr quest’ultimo perse la vita durante l’espletamento dell’attività lavorativa, sotto un trattore, a maggio del 2019, mentre stava eseguendo lavori di pulizia di un fondo a Moschetta). Dunque la normativa antinfortunistica anche in questo caso specifico è stata violata.
Dalle motivazioni depositate dai giudici del Tribunale di Locri si legge ciò <<Risulta dunque pienamente dimostrata la sistematica e pressoché totale violazione da parte degli imputati della normativa antinfortunistica, a cominciare dall’omissione di tutte le valutazioni dei rischi da infortunio e la conseguente mancata adozione della maggior parte dei presidi a tutela dell’incolumità dei lavoratori>>.
Dunque i dipendenti lavoravano senza alcuna formazione obbligatoria sui rischi in materia di lavoro e cosa ancora più grave aggiungiamo noi, senza presidi antinfortunistici che ricordiamo sono obbligatori per legge, e, sempre dalla sentenza è scritto nero su bianco che <<i luoghi di lavoro, soprattutto quelli che costituivano l’oggetto sociale dell’impresa, …… non erano stati sottoposti alla doverosa valutazione dei rischi e, di conseguenza, erano del tutto sprovvisti delle misure necessarie ad adeguatamente segnalare le zone di pericolo o ad inibirle o a bonificarle in maniera tale da ridurre al minimo il rischio per il dipendente>>.
Una sentenza pronunciata dal Tribunale di Locri, che rimarca come per negligenza non si può morire in barba a quelle che sono le regole e le normative vigenti in materia di sicurezza sul lavoro.













