di Simona Ansani
La cifra politica dell’accanimento di FI, contro il “transfuga” Domenico Giannetta, è una sola. La percentuale del partito di Marina Berlusconi, in campo nazionale si attesta a circa il 7,4 %. A questo dato contribuisce, non poco la fortezza forzista della Calabria. L’Arciduca Cannizzaro, spiegherò più avanti il motivo di questo appellativo, ha compreso da subito che una emorragia di voti a favore di un partito concorrente per di più causato dal suo ex capogruppo in consiglio regionale, avrebbe potuto anzi potrebbe ridimensionare la sua capacità negoziale all’interno del partito, e probabilmente nella coalizione. Di conseguenza tutta la Sua campagna elettorale è stata mirata al contenimento di questa migrazione di voti, quindi Giannetta e Vannacci sono stati nel mirino della sua poderosa azione.
La forza di Benedetto e della coalizione del centro sinistra, per Lui erano perfettamente conosciute. Il primo dato le comunali di Reggio, l’altro dato le elezioni di secondo livello della città metropolitana. Tutto appariva chiaro meno l’incognita di Mimmo Giannetta e la risposta del voto d’opinione al suo primo test di Roberto Vannacci. La sua mastodontica macchina da guerra ha iniziato, con la forza di una trebbiatrice a ripassare il suo campo d’azione che meticolosamente con puntuale scrupolosità continua ad arare giorno per giorno.
Tutti gli amministratori, fossero consiglieri comunali, sindaci o assessori sono stati precettati e mobilitati, dispiegando nel collegio la dirompente azione persuasiva del consenso. Non i circoli, i comitati o altri organismi ma una pletora di cortigiani amministratori rodati ed abituati a misurarsi quasi quotidianamente con il consenso. Un ragionatore scaltro e dinamico come lui, è stato costretto a d imprimere nella mente dei suoi la perfetta similitudine: sulla scheda è scritto Roscioli ma si legge Cannizzaro. Lo conforta tantissimo una legge sciagurata. La legge Del Rio, che qualche serio costituzionalista dovrebbe riguardarsi prima o poi.
Da profani, probabilmente, non comprendiamo come il Presidente della città metropolitana, debba coincidere con il sindaco della città capoluogo, senza essere votato dal resto della provincia. Capirete quanto e come questo strumento sia stato complementare nell’orientare il voto e sollecitare sino al parossismo l’impegno degli amministratori del collegio, specie coloro che sono in predicato di ottenere una delega.
Questa provincia è un feudo di FI, e Cannizzaro ne è l’Arciduca con l’esercizio del potere paragonabile a quello dei Ruffo di Calabria in era Regia. Piaccia o no ai suoi alleati, questo è. Il segnale arriva dell’esito elettorale di Locri: un’amministrazione a trazione FdI, con due assessori regionali ha consentito a Benedetto di risultare il primo e non solo, Benedetto replica da primo anche in altri comuni dove la coalizione di centro destra alle regionali era risultata prima. A Caulonia Roscioli alias Cirillo alias Canizzaro malgrado la flessione generale dell’affluenza supera i 900 voti.
Sarà comunque interessante capire come questo capitale sarà impiegato nel prossimo futuro. Occhiuto si candida alla presidenza di FI, che considera ingiallita. Probabilmente nella geografia parlamentare mira ad un riposizionamento del partito dei Berlusconi. Più al centro, meno gravitante all’orbita di FdI, più audace e più autonomo anche nel rimescolare le carte.
Alla luce di tutto questo saranno o no utili i voti di Mimmo Giannetta e di FN a far rivincere il centro destra? E a riconoscere a Mimmo Giannetta il ruolo di comprimario?













