Due autorevoli esponenti di cose climatiche e strutture legate all’aviazione italiana, quali Enrico Gianini e Simone Ippolito, nell’espressa qualità rispettivamente di aeroportuale a Malpensa, Milano, ed esperto meteorologo, sono qualche tempo fa intervenuti nel corso di una conferenza introdotta da Luca De Toffol che, udite udite!, ha monitorato ed analizzato il meteo per ben 12mila giorni: “Le scie di condensa lasciate dai reattori dei jet sappiate che si formano quando sono presenti tre condizioni – hanno affermato i convenuti al succitato meeting – altitudine 8000 metri, temperatura 40 gradi sotto zero e percentuale di umidità di almeno il 70 per cento”. Gianini nello specifico ha sottolineato che “L’esposto che ho presentato alla Procura di Busto Arsizio, contenente le analisi delle sostanze irrorate nei cieli, che a sua volta ha inoltrato a tutte le Procure d’Italia, sono stati archiviati”. Il caso del “riso pregiato” che durante la scorsa estate si è avuto tantissima difficoltà nel produrlo, causa prolungata siccità, per come si era ipotizzato…
di Antonio Baldari
Prosegue il nostro viaggio-approfondimento relativo alla geoingegneria altrimenti appellata “Ingegneria del clima clandestina”, soprattutto alla luce dell’ormai raggiunto quorum per quanto concerne la raccolta delle firme online che ha sfondato il muro delle 50mila sottoscrizioni, che saranno ufficialmente presentate il prossimo mese di novembre alla Camera dei Deputati; un viaggio-approfondimento con cui si vuole oggi prendere in considerazione l’aspetto di questa delicata tematica relativo alle cosiddette “Scie chimiche”.
Posto che, in senso più ampio, quando si parla della geoingegneria si parla genericamente di “complottismo” non indicando, però, genere, natura e numero dell’eventuale complotto, in special modo per ciò che inerisce le scie chimiche si tende a confonderle (volutamente?) con un’altra tipologia di scie che insistono in quelle “di condensa” lasciate dai reattori dei jet e, quindi, per ciò che concerne l’impiego di velivoli e, in definitiva, di aria.
A tale riguardo due autorevoli esponenti di cose climatiche e strutture legate all’aviazione italiana, quali Enrico Gianini e Simone Ippolito, nell’espressa qualità rispettivamente di aeroportuale a Malpensa, Milano, ed esperto meteorologo, sono qualche tempo fa intervenuti nel corso di una conferenza tenutasi nella sala parrocchiale di Cavarzano, in provincia di Belluno, introdotta da Luca De Toffol che, udite udite!, ha monitorato ed analizzato il meteo per ben 12mila giorni che, tradotto in soldoni, significa qualcosa come circa 33 anni, quanto gli anni di Cristo, insomma!
Orbene, durante la fase di sviluppo della tematica posta in essere è stato asserito come “Se vi dicono che le cosiddette scie chimiche non esistono, ma sono scie di condensa lasciate dai reattori dei jet sappiate che le scie di condensa si formano quando sono presenti tre condizioni – hanno affermato i convenuti al succitato meeting – altitudine 8000 metri, temperatura 40 gradi sotto zero e percentuale di umidità di almeno il 70 per cento. Ma c’è di più, a rilasciare scie di condensa a quelle condizioni erano i reattori della vecchia generazione, mentre con i nuovi reattori difficilmente si verificano scie di condensa”.
Tanto è stato rilasciato a coloro che hanno presenziato al predetto incontro ascoltando, per l’appunto, De Toffol, Gianini e Ippolito, anzi! La triade ha pure rincarato la dose, ognuno per la propria competenza specifica e particolarmente il secondo – ossia l’aeroportuale meneghino – che ci ha messo il carico da undici nel preciso momento in cui ha evidenziato come “Lo sanno tutti, piloti, controllori di volo, meccanici aeroportuali, di queste operazioni di geoingegneria, ma non si può dire! – così l’aeroportuale alla Malpensa – l’esposto che ho presentato alla Procura di Busto Arsizio, contenente le analisi delle sostanze irrorate nei cieli, che a sua volta ha inoltrato a tutte le Procure d’Italia, sono stati archiviati” – ha epilogato Gianini.
Introducendo la cronistoria di tali esperimenti condotti sul campo sin dagli anni ’30 del secolo scorso per poi arrivare al Secondo conflitto mondiale, sottolineando che comunque è solo da una ventina d’anni che sono stati pianificati; molto attivi sono Stati Uniti d’America, Cina e Russia per scopi fondamentalmente militari giacché “Il controllo del clima è un’arma, si possono provocare siccità, alluvioni, le cosiddette “bombe d’acqua” concentrate su un raggio di 200 metri, facendo addirittura nevicare nel deserto ed arrivando a condizionare le scelte strategiche in agricoltura” – è stato ancora rimarcato nel corso del meeting.
Scenario, quest’ultimo, abbastanza inquietante descritto dal meteorologo Ippolito che ha portato un esempio ben preciso ossia “Il verificarsi di una stagione di siccità nelle pianure piemontesi dove si coltiva una qualità di riso pregiato, che costringe gli operatori del settore a delle importazioni dall’estero di riso di bassa qualità per far fronte alla richiesta…” – ha chiosato Ippolito, che, guarda il caso!, è stato ciò che si è perfettamente verificato durante l’estate 2026, proprio a quelle latitudini, per una particolare qualità di riso pregiato…













