Un gruppo di esperti del Vecchio Continente ha stabilito di mettere in piedi un sistema di governance globale per il loro impegno e garantire che la ricerca nel settore sia condotta in modo responsabile e rigoroso intervenendo sugli effetti ecologici ed economici negativi; il disegno di legge promosso dall’avvocato Frida Chialastri ha abbattuto il muro delle 47mila firme, per come risulta dal sito del Ministero della Giustizia, avvicinandosi sempre di più al quorum delle 50mila sottoscrizioni.
di Antonio Baldari
Si interroga, si fa domande e si chiede se e fino a che punto l’ingegneria climatica è pericolosa per la salute degli esseri viventi. Per gli esseri umani e per tutti gli animali del globo terracqueo, quelli presenti e quelli futuri; al riguardo, è del 9 dicembre di circa due anni fa, 2024, un parere scientifico sulla cosiddetta Solar Radiation Modification da parte dell’organo di consulenza scientifica della Commissione europea, a fronte della crescente preoccupazione per gli effetti del cambiamento climatico e dell’interesse per queste tecniche. Il tutto non esistendo ancora, di fatto, un quadro internazionale di riferimento che disciplini la ricerca o l’impiego di Solar Radiation Modification; a seguito di approfondimenti e consultazioni oltremodo intense, il gruppo di esperti del Vecchio continente ha stilato una serie di raccomandazioni dando, in primis, la priorità alla riduzione delle emissioni di gas serra come soluzione principale per la crisi climatica: è altresì stabilito di concordare una moratoria sull’uso delle SRM a livello europeo. Si è ancora fissato di mettere in piedi un sistema di governance globale per il loro impegno e garantire che la ricerca nel settore sia condotta in modo responsabile e rigoroso; sempre in quella sede gli esperti europei hanno messo in calce al proprio rapporto che, tali interventi, porterebbero effetti ecologici ed economici negativi, tra cui il cambiamento nelle precipitazioni; impatti sugli ecosistemi; conseguenze sulla produzione di energia solare nonché sulla produzione alimentare (come accade da qualche anno nel Nord Italia per degli specifici prodotti molto apprezzati su scala mondiale, nda).
Ed invero, la tecnica di geoingegneria in questione consiste nell’aggiunta di aerosol nella stratosfera, altrimenti appellata Stratospheric Aerosol Injection, in analogia a ciò che avviene per quanto concerne le eruzioni vulcaniche, come quella del Pinatubo del 1991, dopo la quale è stato osservato un calo delle temperature durato due anni; ad ogni buon conto, va sottolineato come più di recente, ed esattamente nel 2019, gli Stati membri dell’Assemblea delle Nazioni Unite per l’ambiente – l’organo di governo del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente – hanno discusso la richiesta di una valutazione della tecnologia di geoingegneria ma, alla fine, i colloqui furono interrotti. Nello specifico l’acme del disaccordo insisteva sul fatto se una bozza di risoluzione dovesse includere un riferimento al principio di precauzione con il “Sì” dell’Unione europea e della Bolivia mentre gli Stati Uniti d’America e l’Arabia Saudita furono per un netto rifiuto; frattanto, il ddl “CIELI BLU” continua a ricevere consensi venendo sottoscritto in tutta Italia, come del resto accade dal decorso 10 maggio: l’iniziativa promossa dall’avvocato Frida Chialastri e da un nutrito numero di sostenitori ha nei giorni scorsi abbattuto il muro delle 47mila firme, per come si desume dal sito del Ministero della Giustizia, considerando quelle online ma potendo essere sottoscritto nei Comuni e nelle piazze italiane, servono poco meno di tremila firme, il traguardo è ormai vicinissimo.













