Andare oltre l’ordinario alletta l’uomo da tempo immemorabile e fino alla fine dei tempi sarà tale.
di Maria Capece, Saggista – Critico letterario – Ex Consigliere Comunale alla Cultura
Ogni nuovo viaggio provoca sensazioni intense per qualcosa di non conosciuto, come quelle da me percepite in questo novello percorso culturale, fiorite grazie alla sorprendente Opera letteraria (la prima) di Anna Ieranò: “L’ultima oasi” Edizioni Grifo.
Un volume che espone la sua elegante copertina, abilmente scelta, ove lo sguardo della ragazza seduta, proiettato sul tramonto, trasmette l’importanza del vivere appieno con filamenti di nostalgia ogni singolo giorno, dove l’Amore in qualunque sua forma soave, materno, naturalistico, familiare, altruista e iconico fa da “colonna sonora” al respiro e il superfluo non serve: indispensabile e divulgativo l’animo nobile!
L’Autrice nell’allegoria si immedesima nella giovane inquadrata posteriormente, mentre nella profonda riflessione esprime sdegno per quel mondo alle sue spalle che più non riconosce.
Un pianeta carico di snaturata indifferenza, violenza di genere, fasi pandemiche, narcisismo e cattiveria senza controllo, laddove tra guerre e disumanità solo la speranza, solo quell’oasi potrà ravvivare il valore dell’esistenza e trasformare i sogni in realtà, ma con l’impegno e la resilienza della nostra specie.
Dal lavoro della scrittrice Ieranò emerge sì la sua dedizione per la cultura avendo svolto il ruolo di insegnante per moltissimi anni, ma principalmente una viscerale attrazione per la Poesia.
Un legame talmente forte nel tempo da sentirne l’esigenza di raccontarsi (eliminando le apparenze) prima abbozzando fogli di carta, ora per mezzo di questa silloge composta da centoquindici componimenti in versi con un lessico chiaro, fluido, descrittivo e dalla musicalità intrinseca e piacevole nel suo ritmo, che tanto olezza di arcaico e moderno. Una raccolta poetica alternata a espressivi disegni di Giulia Carriero che ne sezionano i testi: un connubio perfetto! Insomma… un libro redatto per mettere nelle condizioni chi legge di non fuggire da alcune realtà, come spesso per paura o elevato stress capita da esse allontanarsi, bensì rimanere concentrati sulla concretezza con saggezza razionale, nonostante deboli sfoghi di rabbia.
Desidero inoltre precisare che ogni lirica stilata tra gioie e lacrime (metaforicamente parlando) potrebbe essere paragonata ai mesi dell’anno: per clima, energia, reazioni, desideri, risvegli, rimembranze, stati emozionali e vicissitudini con circostanze a volte favorevoli, a volte no, ma sempre centrate sulla vita con quella soglia di rispetto a livello umano, specialmente quando a parlare è il dolore, quel “male oscuro” in cui la forza fisica è costretta a sfidare la cosa più preziosa in natura, ovverosia la VITA… e, come in svariate opere, molti poeti dal calibro di Montale, Neruda, Dickinson, Merini ecc. con tematiche analoghe si sono narrati, anche la Poetessa Ieranò (persona animosa, spontanea, sensibile e determinata) con i suoi levigati versi illustra la delicata situazione in un momento di vulnerabilità, mai perdendo di vista quel faro chiamato SPERANZA, come dettano queste sue parole: Un uomo è sempre un uomo, qualunque ne sia l’età/ purché non abbassi gli occhi e speri in quello che verrà. Dopo aver citato“Speranza”, metto in rilievo altri titoli degni di nota: “Se potessi”, “Vanno via le stagioni”, “E venne il giorno” e “Il mio inverno”.
In definitiva avendo elaborato il mio giudizio in tutti i suoi aspetti, suggerisco questa “galleria poetica” a un vasto pubblico, affinché il messaggio semplice e diretto dell’Autrice venga nella “location interiore” pienamente recepito e ottenga il successo che merita.
Sospesi nel desiderio di nuove emozioni… apprezzando quest’opera, offro verbalmente una rosa.














