Inquinamento ambientale, l’inchiesta si allarga. Spunta un nuovo filone

Inquinamento ambientale, l’inchiesta si allarga. Spunta un nuovo filone

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di Adelina B. Scorda

LOCRI – Sono due i filoni d’indagine che pongono sotto la lente d’ingrandimento della Procura della Repubblica di Locri il depuratore consortile di Bianco e le stazioni di sollevamento dei comuni consorziati (Benestare, Bovalino e Palazzi di Casignana). Le due indagini condotte, rispettivamente e per area di competenza dalla guardia costiera di Bovalino (per le stazioni di sollevamento di Bovalino, Benestare e Palazzi di Casignana) e di Bianco ( per il depuratore di Bianco) hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di una decina di persone e “al sequestro con facoltà d’uso e prescrizioni” del depuratore consortile.

I due fascicoli confluiti nelle mani del pm Ezio Arcadi hanno aperto una finestra su quello che può definirsi “caso depurazione” dove al centro vi è la realizzazione del depuratore consortile di Bianco, delle stazioni di sollevamento e dell’impianto di collettamento dei restanti tre comuni consorziati.

Un impianto realizzato nel 2003 e costato ben oltre 9 milioni di euro ma che non avrebbe mai funzionato a regime nonostante i successivi interventi realizzati per tamponarne le criticità. Indagini che per nulla possono dirsi concluse e che ad oggi sono in fase di accertamento di responsabilità.

Infatti, se da un lato gli accertamenti iniziati l’estate scorsa, condotti dalla guardia costiera di Bovalino, attraverso il supporto dell’Arpacal (che ne ha eseguito le analisi di laboratorio) hanno permesso di appurare numerose violazioni amministrative da parte degli organi comunali in materia di inquinamento ambientale dall’altro il sequestro probatorio eseguito dalla guardia costiera di Bianco nel luglio del 2015, sotto indicazione del Pm Federica Riolino ha consentito di superare il reato amministrativo iscrivendo le responsabilità nell’area penale.

Due filoni, dunque, che s’intrecciano confluendo successivamente nelle mani del pm Ezio Arcadi. Fonti investigative non escludono la possibilità che possano esserci degli indagati o quantomeno delle responsabilità oggettive anche sulla gestione e realizzazione del depuratore di Bianco. È bene ricordare che sempre il 21 luglio 2015, subito dopo il sequestro probatorio del depuratore consortile di Bianco l’avvocato del Comune chiese il dissequestro in previsione di un finanziamento regionale di 56 mila euro ottenuto dal Comune per tamponare alcune importanti criticità. Ad oggi, il depuratore risulterebbe funzionante pur rimanendo in fase di sequestro.

Intanto il sindaco di Benestare, indagato per inquinamento ambientale dalla Procura della Repubblica di Locri, dalla sua pagina Facebook respinge le accuse e si difende: “Ho denunciato sempre l’inefficienza di un’infrastruttura irreversibilmente deficitaria sin dalla sua creazione. Sostenevo questa tesi ancor prima di essere eletto sindaco. Mi auguro che si faccia chiarezza politica innanzitutto rispetto alla scelta della costituzione dell’ambito di cui il mio comune fa parte. Se solo una e anche minima colpa sarà in sin dalla sua creazione. Sostenevo questa tesi ancor prima di essere eletto sindaco. Mi auguro che si faccia chiarezza politica innanzitutto rispetto alla scelta della costituzione dell’ambito di cui il mio comune fa parte. Se solo una e anche minima colpa sarà in qualche modo riconducibile al mio operato, mi dimetterò da sindaco per incapacità amministrativa”.

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