Home Ambiente e Sanità LOCRI Muraca, l’affondo di Slai-Cobas: “Quale isola felice?”

LOCRI Muraca, l’affondo di Slai-Cobas: “Quale isola felice?”

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di Gianluca Albanese

LOCRI – “Siamo pronti a tutte le iniziative, giudiziarie e di protesta, necessarie a dare significato e contenuto alla parola legalità. Sperando di ricevere un segnale concreto dalle istituzioni che sinora si sono nascoste dietro i loro silenzi e la loro immobilità”.

A una settimana dalla proclamazione dello stato di agitazione dei dipendenti della Muraca (società che gestisce, in regime di prorogatio, la gestione integrata dei rifiuti a Locri) il coordinatore provinciale del sindacato Slai Cobas Nazzareno Piperno, con una lunga nota diffusa agli organi di stampa, sembra voler dare un forte scossone agli amministratori comunali di Locri, specie dopo la mancata attivazione dell’intervento sostitutivo per pagare i dipendenti che avanzano fino a cinque mensilità arretrate.

Forte dell’esperienza maturata sul campo nell’eterna vertenza contro la Locride Ambiente in altri comuni, Piperno si esprime come chi ha scoperto che quella del cantiere locrese non sarebbe un’isola felice e priva di conflitti in cui tutto funziona, bensì che “il silenzio che copriva le vicende e le giornate di questi lavoratori non fosse la conseguenza di un perfetto funzionamento della macchina e di un assoluto rispetto dei diritti e della legalità ma fosse solo la conseguenza – ha scritto – di un clima di timore reverenziale in cui i lavoratori si trovavano, timorosi appunto di mettere il naso fuori, capire come funzionano le cose e chiedere aiuto e tutela”.

Dopo l’iscrizione di un gruppo di dipendenti della Muraca allo Slai Cobas, Piperno ritiene di poter dire che “se la Locride Ambiente opera ai limiti se non oltre la legalità, la Muraca certo non brilla per efficienza e rispetto dei diritti”.

È solo una premessa di un lungo quaderno di doglianza.

“Così scopriamo – è scritto nel comunicato di Slai Cobas – lavoratori sfruttati selvaggiamente con turni massacranti di 20 ore al giorno, chiamati, dopo il proprio turno, a coprire i territori lasciati sguarniti dalla crisi della Locride Ambiente e costretti a continuare a lavorare fino allo sfinimento e ovviamente senza alcuna ulteriore retribuzione (abbiamo visto direttamente turni iniziare alle 23 per finire alle 16 del giorno dopo…). Scopriamo – prosegue la nota – che esistono differenze economiche tra lavoratori e colleghi che svolgono lo stesso servizio di ben 400/500 euro al mese, con alcuni lavoratori ‘condannati’ per sempre a restare nel livello ‘J’ di iniziale inquadramento pur avendo maturato da tempo il diritto al passaggio ai livelli superiori”.

Ma non solo. Secondo Piperno, dopo l’iscrizione dei lavoratori al sindacato Slai Cobas “ecco arrivare, come per incanto, i primi procedimenti disciplinari per i lavoratori iscritti che evidentemente – ha scritto – devono essere colpiti o perlomeno messi in difficoltà in maniera da dare un segnale a quegli altri non (ancora) sindacalizzati”. Comportamenti, secondo il comunicato di Slai Cobas, messi in atto dall’azienda che sarebbero configurabili “nella concorrenza sleale a danno di quelle aziende che, al contrario, tali regole le rispettano, pagano gli straordinari o il notturno e inquadrano correttamente i lavoratori e, di conseguenza, al momento di partecipare alle gare d’appalto, si trovano nella necessità di presentare offerte con ribassi più contenuti, rispetto, appunto, alla Locride Ambiente e alla Muraca che, tanto, i maggiori ribassi presentati per aggiudicarsi le offerte li fanno scontare ai lavoratori”.

In conclusione, Piperno invita l’amministrazione comunale a esercitare un deciso controllo sulle condotte della Muraca, specie in questo periodo in cui vige lo stato di agitazione e il sindacato non esclude il ricorso a forme più eclatanti di protesta.

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