{"id":28691,"date":"2016-02-26T11:38:34","date_gmt":"2016-02-26T10:38:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lentelocale.it\/home\/?p=28691"},"modified":"2016-02-26T11:38:34","modified_gmt":"2016-02-26T10:38:34","slug":"i-figli-della-ndrangheta-un-libro-sul-protocollo-liberi-di-scegliere-per-dare-un-futuro-ai-bambini-a-meta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lentelocale.it\/home\/i-figli-della-ndrangheta-un-libro-sul-protocollo-liberi-di-scegliere-per-dare-un-futuro-ai-bambini-a-meta\/","title":{"rendered":"I FIGLI DELLA &#8216;NDRANGHETA Un libro sul protocollo &#8220;Liberi di scegliere&#8221;, per dare un futuro ai &#8220;bambini a met\u00e0&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>di Maria Antonella Gozzi<\/p>\n<p><strong>GIOIOSA IONICA<\/strong> &#8211; Siamo in grado di sostenere, oltre ogni ragionevole dubbio, che \u00e8 e sar\u00e0 sempre la \u2018ndrangheta a vincere?<\/p>\n<p>Inizia con una domanda dalle sfumature r\u00e9tro &#8211; a tratti romantica &#8211; la serata dedicata alla presentazione del saggio <strong><em>\u201cBambini a met\u00e0. I figli della \u2018ndrangheta\u201d,<\/em><\/strong> scritto dalla giornalista Angela Iantosca e ispirato al Protocollo \u201cLiberi di scegliere\u201d, promosso dal giudice Di Bella del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria.<\/p>\n<p>Gi\u00e0: r\u00e9tro, per il richiamo a un dilemma che affonda le sue radici ormai in un lontano passato; romantica, perch\u00e9 la sola sua formulazione infonde speranza al pari di un acerbo sentimento.<\/p>\n<p>L\u2019incontro a Palazzo Amaduri, patrocinato dal Comune di Gioiosa Ionica, dal Coordinamento di \u201cLibera Locride\u201d e curato dall\u2019associazione \u201cDon Milani\u201d, ha registrato la numerosa partecipazione di giovani, segno che l\u2019interesse alla tematica sta prendendo piega nelle nuove generazioni.<\/p>\n<p>Dopo i saluti istituzionali e ringraziamenti del vice sindaco di Gioiosa Ionica, Maurizio Zavaglia, che ha richiamato l\u2019attenzione sulla centralit\u00e0 del ruolo che lo Stato deve avere per la prosecuzione del protocollo \u201cLiberi di scegliere\u201d, la parola passa all\u2019autrice del saggio, la giornalista Angela Iantosca, che ripercorre la genesi dell\u2019importante documento.<\/p>\n<p>\u201c<em>Il protocollo nasce nella Locride<\/em> &#8211; spiega la giornalista &#8211; <em>dall\u2019idea avuta e sviluppata dall\u2019allora Giudice Di Bella al termine di un processo penale a carico di un minore e conclusosi con una condanna. Era il 2004\u201d<\/em>.<em> \u201cE\u2019 stato il minore, figlio di una potente famiglia di \u2018ndrangheta &#8211; <\/em>aggiunge<em> &#8211; a voler parlare con il Giudice che lo aveva condannato. Era un ragazzo fragile e chiedeva disperatamente aiuto. Di Bella gli dice di scontare prima la sua pena, promettendo un suo futuro aiuto e sostegno\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Sono gli anni terrificanti del \u201csuicidio-omicidio\u201d della rosarnese Maria Concetta Cacciola, collaboratrice di giustizia per amore dei suoi tre figli &#8211; probabilmente uccisa dalla famiglia \u2018ndranghetista dalla quale voleva disperatamente fuggire &#8211; quando il Giudice Di Bella, all\u2019esito del processo civile che riguarda il minore a cui viene dato lo pseudonimo di <em>\u201cCarmelo\u201d, <\/em>ravvisando tutti gli elementi per sottrarre lo stesso dalla responsabilit\u00e0 genitoriale, lo affida alle cure di una Comunit\u00e0 di Messina. Inizia cos\u00ec la sperimentazione.<\/p>\n<p>\u201c<em>I primi problemi quando s\u2019inizia il percorso di rinserimento sociale<\/em> &#8211; spiega la Iantosca &#8211; <em>sono di natura alimentare. Rifiutano il cibo, o lo vomitano subito dopo. Ma sono ubbidienti. I minori vengono affidati alle cure di due persone, di cui una \u00e8 uno psicologo molto giovane, di solito un trentenne: deve dare l\u2019idea di essere un fratello maggiore\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Secondo il protocollo di sperimentazione, il minore viene messo in condizione di conoscere tutto ci\u00f2 che \u00e8 al di fuori della propria esperienza familiare. Il passaggio \u00e8 da una vita scandita da crimini efferati e lutti, a una vita normale. Tant\u2019\u00e8 che, se all\u2019inizio del percorso le due uniche prospettive sono il carcere o la morte, al termine dell\u2019esperienza, i minori sviluppano sentimenti comuni ai loro coetanei pi\u00f9 fortunati: emozioni, amore per la mamma, indecisione su cosa fare una volta grandi.<\/p>\n<p>Per Don Pino De Masi, referente di Libera, le mafie sono un fenomeno umano e, come tutti i fenomeni umani, \u00e8 destinato per natura a finire. <em>\u201cS\u00ec, ma la partita pu\u00f2 essere vinta solo se non si perde la battaglia dei figli\u201d<\/em>, afferma. <em>\u201cSulla partita dei figli noi segniamo la data della sconfitta delle mafie\u201d.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em>Parla della sua esperienza d\u2019insegnante, iniziata a ventiquattro anni in una scuola di Rosarno e frequentata da molti figli di famiglie \u2018ndranghetiste. Un\u2019esperienza che segna la vita di molte persone, prima fra tutte quella del sacerdote che la racconta ma, soprattutto, dei figli di quelle famiglie \u201cpotenti\u201d, al cui cognome la loro vita sembra essere ormai ipotecata.<\/p>\n<p>Senza nemmeno conoscerne gli sviluppi, l\u2019impatto che avrebbe avuto sulle vite d\u2019insegnanti e scolari, Don Pino e qualche collega decidono con coraggio di affrontare una situazione davvero difficile: avevano appena deciso di trasformare la scuola in una comunit\u00e0, una realt\u00e0 aggregante, nel tentativo disperato di togliere la pistola dalle mani e sostituirla con la voglia di ricominciare.<\/p>\n<p>Si scaglia contro la pseudo-battaglia all\u2019anti-legalit\u00e0, quella dei progetti che hanno trasformato la scuola italiana un megafono di messaggi fini a s\u00e9 stessi, che hanno confuso di pi\u00f9 i giovani e che &#8211; inconsapevolmente &#8211; anzich\u00e9 sviluppare una sana coscienza del problema, alimentano paura e inadeguatezza. Si riferisce all\u2019esempio pratico, che manca, insieme alla volont\u00e0 di costruire una scuola che dia serio sostegno alle famiglie.<\/p>\n<p><em>\u201cNon cadiamo nei luoghi comuni, <\/em>afferma Don Pino<em>, che vorrebbero farci immaginare i figli degli \u2018ndranghetisti come persone prive di una precisa identit\u00e0. Non \u00e8 cos\u00ec. Essi sono i destinatari di un preciso progetto educativo; le loro famiglie hanno una loro pedagogia. E la scuola ha l\u2019obbligo di contrastarla con un nuovo, efficiente ed efficace progetto educativo\u201d.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em>Le ultime parole del suo intervento s\u2019incentrano sulla necessit\u00e0 che il Progetto \u201cLiberi di scegliere\u201d divenga legge e che la sperimentazione sia estesa a tutti i Tribunali calabresi e a quelli siciliani e campani.<\/p>\n<p>Attualmente sono 30 i minori in fase di sperimentazione; alcuni affidati a Comunit\u00e0 operanti nel territorio calabrese, altri vengono affidati alle cure di famiglie del nord Italia, quando i rischi di contatto con le famiglie \u2018ndranghetiste sono elevati e particolarmente pericolosi per i minori.<\/p>\n<p>Non teme giudizi il Protocollo \u201cLiberi di scegliere\u201d. Il suo scopo, infatti, non \u00e8 recidere i legami di sangue tra i minori e le loro famiglie d\u2019origine, come le pi\u00f9 aspre critiche vogliono far credere, ma esclusivamente quello di consentire loro il recupero della parte di personalit\u00e0 mancante, quella negata e usurpata. A 18 anni, i figli dei mafiosi, figli \u201cadottivi\u201d dello Stato, sono di nuovo \u201cliberi\u201d. Liberi di decidere quale strada percorrere, quale vita vivere. Liberi ed in condizione di capire se impugnare una pistola, ricattare, corrompere e uccidere sia il loro destino o se il progetto educativo, scritto per loro, dai padri e dalle madri mafiose debba essere sostituito da una speranza nuova per s\u00e9 e per i propri figli.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em>Il saggio \u201c<strong>Bambini a met\u00e0<\/strong>. <strong>I figli della \u2018ndrangheta\u201d, <\/strong>di Angela Iantosca \u00e8 edito dalla Giulio Perrone.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Maria Antonella Gozzi GIOIOSA IONICA &#8211; Siamo in grado di sostenere, oltre ogni ragionevole dubbio, che \u00e8 e sar\u00e0 sempre la \u2018ndrangheta a vincere? Inizia con una domanda dalle sfumature r\u00e9tro &#8211; a tratti romantica &#8211; la serata dedicata alla presentazione del saggio \u201cBambini a met\u00e0. 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