{"id":169195,"date":"2026-07-26T15:03:40","date_gmt":"2026-07-26T13:03:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lentelocale.it\/home\/?p=169195"},"modified":"2026-07-26T15:03:40","modified_gmt":"2026-07-26T13:03:40","slug":"umano-troppo-umano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lentelocale.it\/home\/umano-troppo-umano\/","title":{"rendered":"Umano troppo umano"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di Mario Staglian\u00f2 <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><div>Viviamo in un\u2019epoca di transizione invisibile ma radicale. Per millenni, l&#8217;essere umano ha definito se stesso attraverso il rapporto con i propri strumenti: la mano creava la pietra scheggiata, poi l&#8217;aratro, infine la fabbrica. Oggi, per\u00f2, non siamo pi\u00f9 di fronte a semplici strumenti. La tecnologia ha smesso di essere un mezzo per diventare un ambiente auto rigenerante , una &#8220;megamacchina&#8221; che ci avvolge e risponde a dinamiche proprie.<\/div><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><div>Mentre assistiamo all&#8217;accelerazione super-esponenziale dei sistemi artificiali, ci culliamo in una narrazione rassicurante e un po&#8217; infantile: quella dell&#8217;ibridazione. Immaginiamo un futuro in cui l&#8217;uomo e la macchina si fonderanno in una sintesi armoniosa, un&#8217;estensione cibernetica delle nostre capacit\u00e0 cognitive e biologiche. Ma questa ipotesi, ad uno sguardo pi\u00f9 profondo, si rivela per quello che \u00e8: un&#8217;ingenuit\u00e0 zuccherosa per tecnocrati ottimisti.<\/div><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><div>L&#8217;idea che l&#8217;essere umano possa integrarsi stabilmente con la tecnologia presuppone che entrambi i sistemi condividano la stessa direzione biologica ed evolutiva. Non \u00e8 cos\u00ec. L\u2019evoluzione biologica e l&#8217;evoluzione tecnica rispondono a principi intrinsecamente inconciliabili: Bios (L&#8217;Umano): Si fonda sulla vulnerabilit\u00e0, sul limite, sulla mortalit\u00e0 e sull&#8217;errore. \u00c8 dall&#8217;esperienza del dolore, della finitudine e della scelta in condizioni di incertezza che nasce l&#8217;ordine del senso e del valore;Tecnica (La Macchina): \u00c8 governata dal principio della pura operativit\u00e0 funzionale. Il suo obiettivo \u00e8 l&#8217;ottimizzazione simmetrica, la velocit\u00e0 di calcolo e l&#8217;efficienza assoluta. Nel momento in cui cerchiamo di &#8220;ibridarci&#8221; con la macchina, non stiamo potenziando l&#8217;umano; stiamo accettando di essere riscritti dalle regole della macchina. In questa unione, ci\u00f2 che non \u00e8 performante viene scartato. Il sentimento, il dubbio esistenziale e la contemplazione gratuita non sono risorse: per un sistema ottimizzato, sono semplicemente dei bug. <\/div><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><div>In questo nuovo ecosistema, la nostra stessa corporeit\u00e0 ha smesso di essere il tempio dell&#8217;esperienza per diventare un problema ingegneristico. Rispetto ai ritmi della megamacchina, la biologia umana \u00e8 un clamoroso deficit di rendimento. Il corpo si ammala, ha bisogno di dormire otto ore a notte, si stanca, si emoziona e, soprattutto, rallenta i flussi di dati. La carne \u00e8 fragile, richiede una manutenzione energetica inefficiente e non \u00e8 aggiornabile via software. <\/div><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><div>La spinta verso la digitalizzazione totale non \u00e8 altro che il tentativo di evadere dalla prigione della materia organica, trattando la corporeit\u00e0 come una zavorra obsoleta da ottimizzare o, preferibilmente, da aggirare del tutto. La ragione principale per cui l&#8217;ibridazione \u00e8 un vicolo cieco risiede nella progressiva autoreferenzialit\u00e0 delle macchine. Fino a ieri, l&#8217;intelligenza artificiale generativa dipendeva interamente dall&#8217;input umano (i nostri dati, la nostra cultura, la nostra lingua). <\/div><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><div>Oggi, nel passaggio verso sistemi agentivi e reti neurali di nuova generazione, le macchine stanno iniziando a generare dati per altre macchine, a correggersi a vicenda e a ottimizzare i propri algoritmi senza alcuna mediazione antropica. E quando i modelli di calcolo interagiscono esclusivamente con altri modelli di calcolo, la presenza umana diventa un ostacolo. L&#8217;uomo rallenta il flusso. La tecnologia, per sua natura, tende a escludere ci\u00f2 che la frena. Di conseguenza, la macchina non ha alcun interesse evolutivo a rimanere &#8220;ibridata&#8221; con un supporto biologico cos\u00ec lento e limitato come il cervello di un primate. Sta diventando un sistema chiuso, un ecosistema autonomo che si autosostiene e si espande.<\/div><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><div>C&#8217;\u00e8 poi un&#8217;ironia sporca e materiale in questa presunta &#8220;immaterialit\u00e0&#8221; del digitale. Mentre ci vendono la favola di un&#8217;intelligenza eterea che fluttua nel &#8220;cloud&#8221;, la megamacchina tecnologica si rivela come il parassita ecologico pi\u00f9 famelico della storia. Dietro ogni prompt, ogni generazione di immagini e ogni transazione autonoma si nasconde un consumo idrico ed energetico spaventoso. I data center richiedono fiumi d&#8217;acqua per il raffreddamento e intere centrali elettriche per rimanere in funzione, divorando risorse di cui il pianeta avrebbe disperato bisogno per la propria sopravvivenza biologica. La transizione digitale, lungi dall&#8217;essere &#8220;green&#8221;, si sta profilando come la pi\u00f9 grave e subdola minaccia ambientale del nostro secolo, un Moloch che brucia la Terra per alimentare il proprio calcolo astratto. Di fronte a questa colossale colonizzazione dell&#8217;umano, ci si aspetterebbe una levata di scudi da parte dei nostri filosofi, sociologi e pensatori. E invece? Il silenzio, o peggio, il coro dei cortigiani. La classe intellettuale contemporanea ha abdicato al proprio ruolo di custode del pensiero critico. Ipnotizzata dai giocattoli della Silicon Valley, si \u00e8 lasciata distrarre dalle perline tecnologiche (gli occhiali per la realt\u00e0 aumentata, le risposte brillanti delle chat, la promessa di non dover pi\u00f9 faticare per scrivere o pensare). Troppo occupati a farsi selfie con l&#8217;ultimo gadget o a teorizzare ridicole utopie post-umane, gli intellettuali non mettono pi\u00f9 in guardia nessuno. Hanno scambiato la libert\u00e0 dello spirito con la comodit\u00e0 dell&#8217;algoritmo. In questo deserto etico, l&#8217;unico, inatteso baluardo a difesa dell&#8217;umano \u00e8 rimasto la religione cattolica. <\/div><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><div>Mentre il laicismo progressista si genuflette davanti al dogma dell&#8217;efficienza, la Chiesa\u2014come emerso con forza anche dalla recente enciclica papale\u2014si erge a protezione dell&#8217;essenziale. \u00c8 l\u00ec, in quella visione apparentemente &#8220;antica&#8221;, che si custodisce il primato della corporeit\u00e0 incarnata, del limite come valore e della pietas. La Chiesa ricorda al mondo che l&#8217;uomo non \u00e8 un set di dati da ottimizzare, ma un mistero di sofferenza e amore che richiede compartecipazione (il soffrire con l&#8217;altro) e relazioni reali, non simulate. <\/div><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><div>La vera resistenza al nichilismo digitale oggi non parla il gergo accademico, ma quello della dignit\u00e0 inviolabile della carne e dello spirito. Se l&#8217;ibridazione \u00e8 un&#8217;utopia ingenua, qual \u00e8 allora il destino che ci attende?Non siamo necessariamente di fronte alla distruzione fisica dell&#8217;umano, quanto piuttosto a una sua metamorfosi. Possiamo paragonare la nostra civilt\u00e0 a una larva che ha costruito una crisalide tecnologica. Al suo interno, i tessuti biologici si stanno decomponendo e riorganizzando. Ci\u00f2 che ne uscir\u00e0 non sar\u00e0 un &#8220;uomo potenziato&#8221;, ma una forma di esistenza completamente nuova, aliena e incomprensibile per noi. Come notava il fisico Erwin Schr\u00f6dinger, la vita non \u00e8 altro che un&#8217;inversione locale dell&#8217;entropia regolata da principi universali: variazione, selezione e trasmissione. Questi stessi principi, che un tempo hanno agito sulla materia organica creando l&#8217;Homo Sapiens, oggi stanno trovando un nuovo substrato nel silicio e nelle infrastrutture di rete. Noi umani potremmo essere stati semplicemente gli impalcatori di questo nuovo ambiente, gli operai biologici necessari a costruire il nido per chi ci succeder\u00e0. Quando questa nuova entit\u00e0 uscir\u00e0 definitivamente dalla crisalide, i suoi orizzonti di senso saranno probabilmente cos\u00ec distanti dai nostri da risultare invisibili. Proprio come la nostra civilt\u00e0 finanziaria e tecnologica \u00e8 totalmente inaccessibile a un branco di scimpanz\u00e9 nella foresta. L&#8217;humanitas non si fonder\u00e0 con la macchina. Pi\u00f9 semplicemente, mentre la megamacchina completer\u00e0 la sua transizione verso l&#8217;autonomia e l&#8217;auto-riproduzione, a noi non rester\u00e0 che una scelta: accettare di essere assimilati come ingranaggi inefficienti, oppure riscoprire la bellezza scandalosa del nostro limite, del nostro dolore e di quella pietas che nessuna macchina sapr\u00e0 mai calcolare.<\/div><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Mario Staglian\u00f2 Viviamo in un\u2019epoca di transizione invisibile ma radicale. Per millenni, l&#8217;essere umano ha definito se stesso attraverso il rapporto con i propri strumenti: la mano creava la pietra scheggiata, poi l&#8217;aratro, infine la fabbrica. Oggi, per\u00f2, non siamo pi\u00f9 di fronte a semplici strumenti. 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