di Gianluca Albanese
SIDERNO – Arriva da Massimo Galli, docente di Malattie infettive all’università di Milano e direttore di Malattie Infettive dell’Ospedale Sacco di Milano, un’autorevole conferma di quanto consigliato ai lettori di Lente Locale dal medico locrese Nicola Rulli 48 ore fa.
Quest’ultimo, infatti, suggeriva uno screening degli anticorpi al Covid-19 per i soggetti (poco meno di un milione in tutta Italia) di età inferiore ai sessant’anni ai quali fino a l’altro ieri era stata inoculata una prima dose di vaccino AstraZeneca e che, secondo il mutato indirizzo del Governo (su indicazione del Comitato Tecnico Scientifico) dovranno ricevere una seconda dose di vaccino diversa dalla prima: Pfizer o Moderna.
Riproponiamo, dunque, quello che ha suggerito il dottore Rulli sabato sera, da leggere cliccando sul seguente articolo:
Il professor Galli va oltre e alla trasmissione Rai Uno Mattina “Molte delle persone che recentemente si sono vaccinate con AstraZeneca, se hanno sviluppato gli anticorpi, non è indispensabile che facciano la seconda dose”.
Galli, come riporta il sito dottnet.it, aggiunge che “Astrazeneca fu progettato inizialmente per un’unica dose, poi si vide che aveva margini abbastanza importanti di mancato successo e allora fu impostato con due dosi che complessivamente davano successo maggiore. Ma nella maggioranza di coloro che fanno la vaccinazione – conclude Galli – anche la singola dose è in grado di sviluppare una risposta immunitaria importante”.
Dunque, come consigliava Nicola Rulli e come conferma Massimo Galli, è assai utile sottoporsi alle analisi del sangue per conoscere il livello dei propri anticorpi. Finchè sarà alto, risulta inutile inocularsi una seconda dose di vaccino, specie se diversa nella composizione e nel principio, rinviando un’eventuale iniezione a un momento in cui gli anticorpi dovessero abbassarsi.














