CANOLO (RC) – La complessa e annosa vicenda delle cosiddette “vacche sacre” sui Piani di Canolo e nel territorio del Parco Nazionale dell’Aspromonte continua a far discutere, ma sul campo la tensione si sposta ora sul rispetto delle norme che regolano la gestione degli animali vaganti.
A fare chiarezza sulla posizione degli animalisti è il Partito Animalista Italiano (PAI) Calabria, la referente, dr. Marilene Bonavita, presente al consiglio comunale tenutosi il giorno 28 luglio, che ha ribadito la disponibilità a collaborare con le autorità, al fine di verificare e monitorare procedure che possano uscire dal perimetro della legge.
Negli ultimi tempi, la risposta emergenziale messa in atto sul territorio ha visto il ricorso ad abbattimenti in loco ed esecuzioni che sollevano pesanti interrogativi sotto il profilo etico, sanitario e giuridico. Tra animali lasciati agonizzanti e scavi d’emergenza scaricati sulle casse e sulle responsabilità dei Comuni, il quadro emerso pare tratteggiare una gestione che parrebbe non conforme alle linee guida nazionali.
La normativa nazionale: la telenarcosi prima delle armi!
La legge italiana parla chiaro. Gli animali bovini non identificati sul territorio comunale rientrano sotto la responsabilità amministrativa e di tutela del Sindaco. Le direttive del Ministero della Salute e i protocolli veterinari vigenti impongono una precisa scala di interventi: il contenimento e l’uso della telenarcosi (la sedazione a distanza tramite personale veterinario specializzato) rappresentano il passaggio obbligato per la messa in sicurezza, i controlli sanitari e il successivo trasferimento degli capi sani presso strutture idonee, recinti o santuari.
L’uccisione sul posto rappresenta una misura di assoluta “extrema ratio”, da applicare esclusivamente di fronte a pericoli imminenti e insuperabili per l’incolumità pubblica o a gravi emergenze epidemiche. Qualsiasi scorciatoia operativa rischia di sfociare nella violazione dell’articolo 544-bis del Codice Penale, che punisce l’uccisione di animali avvenuta senza necessità o con crudeltà.
Le parole di Marilene Bonavita (PAI)
Un richiamo rigoroso al rispetto delle regole è stato ribadito con fermezza anche nel corso degli ultimi passaggi istituzionali e nei confronti locali, nonché col PM da parte del collettivo Voce Animale .
«Il PAI si dimostra da sempre favorevole a collaborare attivamente con le istituzioni, ma la collaborazione può avvenire sempre nel solco del rispetto della legge», dichiara Marilene Bonavita, responsabile del PAI Calabria.

«Quello che è accaduto a Canolo, e che si prospetta possa accadere ancora, è al di fuori della legalità. Noi siamo e saremo sempre dalla parte della legge, a tutela del territorio e degli animali. Per questo motivo, conclude Bonavita, la nostra vera ed unica arma deve essere la denuncia. Porteremo ogni singola irregolarità nelle sedi opportune come sempre, grazie al Presidente del Partito, l’ avvocato Cristiano Ceriello ».
Il PAI Calabria conferma così la volontà di monitorare capillarmente la situazione, pronti a impugnare ogni atto e a segnalare alle autorità giudiziarie competenti qualsiasi condotta che superi i confini fissati dal codice penale e dalle normative veterinarie nazionali.
Grazie a dei volontari dell’ associazione Fare Ambiente ed al comandante Concetta Papaianni, presente al Consiglio ,è stato anche identificato un terreno idoneo, grazie al volontario dr. Francesco Chiefari , ovviamente recintato, per l’eventuale trasferimento dei bovini













