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TMB DI SAN LEO Si ragiona su un futuro senza frazione organica

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di Gianluca Albanese

SIDERNO – Ci sono i margini per poter ridefinire un futuro dell’impianto Tmb di San Leo a Siderno che non debba passare obbligatoriamente dal suo ampliamento, previsto dal Piano Regionale dei Rifiuti licenziato nel 2016 (e dagli atti conseguenziali) e per il quale la Regione Calabria ha ottenuto un finanziamento da 42 milioni di euro.

Parola di Bruno Gualtieri, l’ingegnere nominato dal Presidente Occhiuto a capo dell’Ato Unico Regionale dei Rifiuti. Forte dell’esperienza maturata al Comune di Catanzaro e a capo dell’Ato del capoluogo di regione, a Gualtieri è stato chiesto di esportare a livello regionale il “modello Catanzaro” della gestione dei rifiuti “che ha portato a oltre il 70% – ha detto il Commissario Gualtieri – la percentuale di raccolta differenziata con una sensibile e immediata riduzione della Tari per i cittadini”. Nel suo intervento (che magari non ha appassionato il folto pubblico presente, abituato all’antinomia tra fautori del “Sì” e del “No” all’ampiamento dell’impianto, ma ha fornito parecchi elementi di chiarezza su un argomento complesso e che non può subire banalizzazioni) Gualtieri ha spiegato che “il Piano dei Rifiuti è solo una cornice nella quale, poi, la reale attuazione viene affidata ai Piani d’Ambito, che contengono le vere e proprie ‘regole del gioco’ partendo dalle due linee guida che dobbiamo adottare: sostenibilità ambientale della gestione e obiettivo di abbassamento delle tariffe”. Nel quadro dei singoli piani d’ambito va individuato il gestore che dovrà occuparsi degli impianti, come prevede la normativa vigente “anche – ha aggiunto Gualtieri – ai fini della destinazione dei fondi del Pnrr”. Per poi concludere che “dobbiamo scrivere il Piano d’Ambito insieme e subito, ed entro il 30/06/2023 va trovato il gestore. La partita – ha chiosato – è ancora aperta”.

E la Città Metropolitana di Reggio Calabria il Piano d’Ambito ce l’ha. Licenziato nella versione definitiva, sta per approvare il Piano d’Ambito Esecutivo ed è proprio negli interstizi tra la versione definitiva e quella esecutiva che si gioca la partita per dare un futuro diverso al Tmb di San Leo.

Lo stesso consigliere metropolitano con delega all’Ambiente Salvatore Fuda è intervenuto per compiere un excursus sul percorso fatto dalla Metro City per arrivare al Piano d’Ambito “sempre con la condivisione delle scelte coi territori – ha detto – e dopo aver ereditato due anni fa queste attribuzioni dalla Regione che era stata bacchettata dalla Corte dei Conti perché faceva da “polmone finanziario” per i Comuni inadempienti”.

In sostanza, ieri mattina è giunto un sostanziale riconoscimento al buon “lavoro sporco” fatto dalla Città Metropolitana e ora si chiede ai territori uno scatto in avanti per “partecipare attivamente – ha detto nel suo intervento la sindaca di Siderno Mariateresa Fragomeni – e non essere semplici spettatori in questa fase cruciale”. Non potendo deliberare formalmente su un tema così complesso, il consiglio comunale si è aggiornato a un paio di settimane, quando saranno più chiari i contorni della versione esecutiva del piano d’ambito. E se il capogruppo di “Siderno 2030” Mimmo Sorace ha chiesto l’istituzione di una commissione speciale ad hoc, aperta agli esperti delle associazioni ambientaliste presenti, Gualtieri ha spiegato, nello specifico, che la prospettata riduzione della lavorazione della frazione organica a Siderno rientra in una logica operativa già sperimentata nel Catanzarese, che privilegia gli impianti di grosse dimensioni che lavorano l’umido a costi unitari molto più bassi. E con un biodigestore in fase di progettazione nella Piana non ci sarebbe bisogno di investire sul “revamping” di un impianto come quello di San Leo del quale, implementando contestualmente le compostiere familiari e di comunità, si potrebbe anche fare a meno, almeno per quanto riguarda l’organico. Un’idea più chiara arriverà dal redigendo “bilancio” delle masse di rifiuti che s’intende lavorare. Con una duplice certezza espressa da Gualtieri: “la tecnologia del Tmb è superata perché i rifiuti non si lavorano, si separano” e poi “l’ammodernamento riguarderà solo piattaforme ecologiche di nuova concezione”.

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