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TIESTE La nostra intervista a Giuseppe Pambieri

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di Simona Masciaga

ROCCELLA IONICA – Tieste: un male che si scatena a livello cosmico e domina le vicende umane, un’opera che, attraverso l’orrore connaturato in molte vicende tragiche dell’antico mito greco, assume valore politico attraverso la concezione stoica di Seneca ripresa poi, col tempo e nel tempo, da Foscolo.

Tragedia sempre apprezzata dal pubblico che il 23 e 24 settembre ha calcato le scene di Locri e Roccella Jonica. Sotto la regia di Giuseppe Argirò, uno straordinario Giuseppe Pambieri (nei panni di Atreo), Roberto Baldassari in sostituzione esemplare di Paolo Graziosi (Tieste), e con Sergio Basile, Elisabetta Arosio, Raffaele Santabarbara, la pièce ha conquistato l’intero pubblico meritando ben 6 minuti di applausi.

Giuseppe Pambieri, icona del teatro e della cinematografia mondiale ha concesso a noi di Lentelocale un’intervista esclusiva.

Innanzi tutto La ringraziamo per averci concesso questa opportunità nel dedicarci il suo preziosissimo tempo. Dopo il Covid-19 si riparte con Tieste, una tragedia che ha varcato il palcoscenico di molte città importanti in una estenuante tournee. Perché proprio Tieste e una tragedia di Seneca?

“Grazie a voi. Bene, Tieste è un’opera che vede le passioni svilupparsi e ostacolare la bontà delle nostre scelte attraverso il male, indirizzando la volontà verso fini perversi. Compito principale per il perfezionamento individuale consiste nell’evitare che la passione prenda possesso dell’io, come fosse il virus di una malattia. Poi, il Tieste fu già affrontato 3 volte dagli anni ‘50 da Vittorio Gassman e Annibale Ninchi per la regia di Gassman stesso e Luigi Squarzina, negli anni ‘80/’90 riproposto da Walter Pagliaro ed ora la regia di Giuseppe Argirò”.

Una macabra faida che nasce per sete di potere mettendo in gioco il trono paterno, quanto può esserci di reale in ciò e quanto l’uomo si potrebbe spingere alla cattiveria?

“E’ un’opera che rovescia i valori umani, le cronache odierne ormai ne sono stracolme. Sicuramente Atreo, assaporando la vendetta, al banchetto finale che diviene tavolo di rottura degli equilibri umani, che diviene simbolo orrendo offrendo le carni dei figli di Tieste allo stesso padre, con l’inganno ordito da Atreo, dimostra la passione in veste di bestia feroce e a quanto possa arrivare l’odio; una sorta di lotta contro l’ira e la bestialità”.

Atreo, una figura spietata che lei interpreta con magnificenza. Spesso la vediamo in ruoli di cattivo e prossimamente sarà addirittura protagonista di un film horror di cui ci riserviamo di svelare. Ruoli che sicuramente in privato non le appartengono, ma, secondo lei quanto dovrebbe vagare l’uomo se perseguitato dai rimorsi?

“Atreo è sicuramente una figura fortemente oltraggiata dal fratello Tieste in quanto oltre ad insidiare il trono, gli ha pure sedotto la moglie. Teniamo conto che l’opera è stata scritta e pensata sotto Nerone e dove il massimo godimento artistico era la lotta con i gladiatori! Oggi il mondo è stracolmo di invasati e i tavoli di rottura mascherati da falsa ospitalità sono all’ordine del giorno. Usiamo il buon senso e rendiamo vivi i valori umani attraverso gli strumenti della comprensione”.

A noi non resta che ringraziare nuovamente e assistere alla performance inorridendo, riflettendo sull’odio di una famiglia pervertita ed indecente dove muoiono Fede, lealtà e diritto in nome del potere assoluto e della vendetta.

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