Lo studioso, scrittore e giornalista della “Città del Sole” si immerge nuovamente nelle acque che gli sono più affini all’indomani di una triade di romanzi che lo hanno comunque elevato ad un meritato successo di pubblico, particolarmente lo scorso anno con la “menzione d’onore” che gli è stata riconosciuta per “Eva” ed assegnatagli nel contesto più ampio della 13ma edizione del premio internazionale “Un libro amico per l’inverno” di Rende; nella nuova fatica letteraria con cui rispolvera l’essenza dei suoi, precipui, studi egli si addentra nel pensiero campanelliano in merita alla fratellanza dei Rosacroce, all’esoterismo ed all’ermetismo. Il 28 di questo mese la presentazione ufficiale del libro nella “Illustrissima Civitas Styli”.
di Antonio Baldari
Secondo un antico adagio “Il primo amore non si scorda mai”, un assunto che ben si attaglia alla notevole cifra letteraria di Claudio Stillitano, studioso, scrittore e giornalista di Stilo, da tempo immemore salito sul palcoscenico storico-culturale non solo della regione Calabria ma anche su scala nazionale; il primo amore che per lui ha un nome ed un cognome ben preciso, Tommaso Campanella, il più illustre filosofo che l’Italia abbia avuto a cavallo tra il XVI ed il XVII secolo e di cui Stillitano non ha mai fatto mistero, tutt’altro! Lo ha ben messo in cristallina evidenza in anni di sviscerati studi sul campo.
Ancorché negli ultimi anni vi sia stata una parentesi piuttosto marcata che ha visto il buon Claudio da Stilo dedicarsi al romanzo, un sentiero nuovo tra i tantissimi che egli può percorrere tale e tanto è il suo amore per la scrittura e per il racconto da svariati lustri, a partire da “La Repubblica di Stilo”, dramma in due atti indovinate su chi? Ma chi se non lui, Tommaso Campanella, datato 1987, che è lo stesso anno de “Il duca di Borgorosso”, un testo teatrale per ragazzi rappresentato nell’anno successivo alla sua pubblicazione al teatro “Rendano” di Cosenza.
Dicevamo dell’arco temporale che Stillitano ha dedicato alla fase romanzata della sua pregevole penna, e per l’esattezza una triade di romanzi che lo hanno comunque elevato ad un meritato successo di pubblico, particolarmente lo scorso anno con la “menzione d’onore” che gli è stata riconosciuta per “Eva” ed assegnatagli nel contesto più ampio della 13ma edizione del premio internazionale “Un libro amico per l’inverno” di Rende: un viaggio molto complesso e delicato fra le difficili pieghe della Società del XXI secolo, andando a narrare anche delle storie vere, come quella di Eva, per l’appunto, in virtù della quale Claudio ha inteso mettere sotto la lente d’ingrandimento tutte le categorie sociali in gioco, nella civiltà ipertecnologica di oggi. Volendo per certi versi “dare voce a chi non ha voce”, ossia a quella immane pletora di giovani, in special modo, a coloro i quali non si identificano nel mondo di oggi giacché restii nel portare fuori l’essenza del loro vivere quotidiano di ogni giorno venendo, nella migliore delle ipotesi, presi in giro, derisi o anche e soprattutto maltrattati dentro e fuori le quattro mura di casa.
Ma tant’è, la fase odierna è quella del fastoso ritorno di Stillitano all’auge primordiale campanelliano di cui per la prima volta, in modo specifico e approfondito almeno per quanto riguarda gli studiosi del frate domenicano, la succitata, ultima, fatica letteraria tratta il pensiero che Tommaso Campanella ebbe in merito alla fratellanza dei Rosacroce, all’esoterismo ed all’ermetismo.
Argomenti e tematiche che saranno ampiamente discettate sul finire del mese corrente, e più precisamente lunedì 28 luglio p.v., a Stilo, nella presentazione ufficiale con cui si darà il “la” a “Tommaso Campanella, i Rosacroce e l’estasi filosofica” – questo il titolo dell’opera di Claudio Stillitano – che sottolineerà a caratteri cubitali le ragioni, i dubbi e le scelte fatte dal frate domenicano che lo porteranno in ogni caso verso la “Città del Sole”, verso questa sua…stella polare, manco a dirlo!, la sua scelta preferita poiché retta dalla natura, dalla ragione e dagli influssi degli astri. Un mondo, quello della “Città del Sole”, che segnò delle conquiste del tutto fuori dallo scibile umano, eccezion fatta per quello di Campanella evidentemente, andando dalla giustizia sociale all’emancipazione femminile, dal rispetto della dignità umana all’assenza delle carceri: al riguardo, ne saranno oltremodo interessati lettori gli attuali esponenti del Governo nazionale italiano sulla via…campanelliana di una sorta di “clemenza” visti i tanti, troppi, carcerati?












