di Antonio Baldari
L’istituto comprensivo presieduto dalla dirigente scolastica Margherita Festa partecipa ad uno spettacolo della Compagnia “La Mansarda teatro dell’Orco” al Cine Odeon di Reggio Calabria in ricordo di tutti i più piccoli che hanno immaturamente pagato con la propria vita a causa della barbarie nazista. La testimonianza del docente accompagnatore Nino Muscatello dopo aver conosciuto Ines Figini, la donna sopravvissuta al lager di Mautahausen: “Ho pianto dopo avere ascoltato dal vivo, nella scuola dove esercitavo, il racconto di quella sua atroce esperienza” –così il prof della Scuola sanluchese. Prossimamente l’evento sarà celebrato in Palestina “Dove ci auguriamo che lo spettacolo piaccia” – affermano i ragazzi del suddetto sodalizio artistico.
Un lungo e commosso applauso a spezzare il quasi religioso silenzio di un toccante quanto coinvolgente spettacolo. È quanto è stato registrato al Cine Odeon di Reggio Calabria il decorso martedì, 27 gennaio, in occasione della “Giornata internazionale della Memoria” con l’istituto comprensivo “San Luca-Bovalino” che ha partecipato alla sopraccitata manifestazione in riva allo Stretto, avente a titolo “In Memoria dei Bambini”, presentata da “Incantastorie” e messa in scena dalla compagnia “La Mansarda teatro dell’Orco; essendo della kermesse altre scuole provenienti dall’area metropolitana reggina, la Scuola presieduta dalla dirigente scolastica Margherita Festa ha così inteso celebrare la memoria dei più piccoli che hanno immaturamente pagato con la propria vita a causa della barbarie nazista.
Poco più di un’ora di riflessione ed approfondimento per quella che è indubbiamente stata la più grande vergogna della storia moderna e contemporanea dell’Umanità, con scene molto intense dal punto di vista testuale per la Shoah in cui furono oltre un milione i bambini che morirono in seguito alla folle violenza dei tedeschi contro gli ebrei; purtuttavia, in siffatto contesto di morte emerse la figura di Irena Sendler, assistente sociale polacca che si distinse per avere fermamente voluto salvare circa 2mila 500 bambini giacché fortissimo era il timore dei nazisti di contrarre il tifo.
Come magnificamente hanno fatto risaltare i giovani casertani del suddetto sodalizio artistico, Irena riesce ad ottenere un lasciapassare per il ghetto di Varsavia avvalendosi del nome in codice “Jolanta”, realizzando il proprio intento nel salvare, per l’appunto, questi più piccoli attraverso la pratica di alcuni stratagemmi come il fingerli morti; nascondendoli in valigie “contaminate” o sotto dei rifiuti e finalizzando il tutto trasferendoli in delle famiglie affidatarie, in orfanotrofi od anche nei monasteri.
Un lavoro paziente e certosino, quello di Irena, animato dal più eloquente spirito di bontà ed umanità verso quelle, indifese, creature, venendo in questo sostenuta dall’organizzazione clandestina “Zegota” ed al contempo tenendo le liste dei nomi veri e nuovi dei bambini scaltramente inserendole in vasetti di marmellata per permettere, in tal modo, dei futuri ricongiungimenti familiari: in molti casi andò così ma non sempre, come del resto si è visto sul palcoscenico dell’Odeon, come in quel caso in cui il papà di uno di questi pargoli si oppose desiderando che “Mio figlio cresca ebreo”, intendendo con questo preservarne l’identità storico-culturale ed umana anche a costo della stessa vita.
Frattanto, Irena viene scoperta e torturata dalla Gestapo, la vorace polizia tedesca, ciononostante l’associazione “Zegota” interviene e riesce a salvarla; applausi a scena aperta dalla platea e dalla galleria del teatro reggino a fine spettacolo, continuato dagli stessi ragazzi campani, meravigliosi attori, agevolando domande ed interventi dal pubblico che, dal canto suo, non si è risparmiato con numerosi contributi assicurati al gradevole dialogo: a tale riguardo, particolarmente avvolgente è stato l’intervento di uno dei docenti accompagnatori proprio dell’istituto “San Luca-Bovalino”, il prof. Antonino “Nino” Muscatello, che ha parlato della “Mia personale esperienza che ho avuto tanti anni fa quando ero docente a Maneggio, in Lombardia, ed ho ascoltato dal vivo, nella mia scuola di allora, Ines Figini, deportata nel lager di Mauthausen – così il professore Muscatello – che non era ebrea, partigiana o antifascista ma che, poco più che ventenne, si era schierata a favore di alcuni compagni di lavoro durante uno sciopero e per questo poi deportata nei campi di concentramento, mi colpì il suo racconto sereno e pacato di quella vergognosa realtà che lei ha vissuto, ed ho pianto per quelle riflessioni così crude” – ha epilogato il docente sanluchese.
Conclusione affidata ai giovani attori, che hanno partecipato all’uditorio un prossimo evento in Palestina, sempre con “In Memoria dei Bambini”, con la speranza “Che lo spettacolo piaccia” – si è congedata “La Mansarda”. E non abbiamo alcun dubbio che così sarà.













