di Patrizia Massara Di Nallo
Da ormai tanti anni, troppi, ci siamo chiesti sbigottiti perché molti ragazzi hanno evidenti lacune alle scuole superiori, in particolare e solo per citarne alcune, nella scrittura a mano, nella capacità di sintesi e nella chiarezza espositiva? E la risposta era tanto evidente quanto sotto gli occhi di tutti: occorre un ritorno allo studio della grammatica e della sintassi, cioè agli strumenti tradizionali di apprendimento, come la scrittura manuale e il riassunto, indispensabili per la chiarezza espositiva e l’organizzazione logica del pensiero.
La padronanza della lingua italiana torna finalmente al centro del curriculum scolastico nelle nuove Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione, adottate con il decreto ministeriale 9 dicembre 2025, n. 221, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 27 gennaio 2026 e illustrato in una nota inviata ai dirigenti scolastici e agli uffici scolastici regionali. Le nuove linee entreranno in vigore a partire dall’anno scolastico 2026-2027, con un’applicazione graduale nelle classi del primo ciclo. Il documento, che segna la revisione del riferimento curricolare in vigore dal 2012, tiene conto delle trasformazioni sociali e culturali intervenute negli ultimi anni e dell’impatto crescente delle tecnologie digitali sulle modalità di apprendimento e sulle relazioni tra studenti. Come si evince dal documento, viene rafforzato il ruolo dell’italiano quale strumento fondamentale di apprendimento, di costruzione del pensiero e di partecipazione alla vita sociale puntando in particolare sullo sviluppo delle abilità linguistiche di base: ascolto, lettura, scrittura e riflessione sulla lingua che è la base di tutti gli apprendimenti. Le nuove Indicazioni, infatti, ribadiscono che la competenza linguistica rappresenta la condizione essenziale per comprendere la realtà, accedere ai saperi e sviluppare il pensiero critico e, di conseguenza, è necessario rafforzare le abilità che riguardano la comprensione dei testi, la produzione scritta e la capacità di argomentazione. La lingua italiana, in pratica, non è può più essere considerata alla stregua delle altre discipline scolastiche, ma si deve riappropriare del suo fondamentale e precipuo ruolo quale base trasversale di ogni processo formativo.
Nella scrittura a mano si deve rivolgere particolare attenzione al corsivo, il riassunto ritorna come esercizio per sviluppare la capacità di sintesi e, non da ultima, si deve perseguire la chiarezza e la coerenza dell’esposizione scritta e orale, tutte attività considerate strumenti essenziali per sviluppare ordine logico, precisione linguistica e capacità di organizzazione del pensiero. Le nuove Indicazioni, quindi, sottolineano la necessità di ristabilire il valore della regola grammaticale e della sintassi, come base per una comunicazione efficace e consapevole perchè la grammatica non è un esercizio puramente formale, ma un metodo per comprendere il funzionamento della lingua e migliorare la propria comunicazione. Per quanto riguarda la lettura e la comprensione dei testi, gli studenti devono essere guidati a comprendere testi di diversa tipologia,cogliere informazioni esplicite e implicite, sviluppare capacità interpretative ed anche costruire collegamenti tra testi e contesti culturali. Le nuove Indicazioni nazionali Primo ciclo dal 2026-2027, inoltre, introducono il Latino per l’educazione linguistica (LEL) nella scuola secondaria di primo grado, quindi potrà essere attivato nelle classi seconde e terze, sarà facoltativo nella fase iniziale ed organizzato utilizzando gli spazi di autonomia del Piano triennale dell’offerta formativa (PTOF) con una durata che dovrà essere di almeno un’ora settimanale. L’obiettivo sarà quello di far comprendere agli studenti l’origine di molte parole e le strutture della lingua italiana e, infine, di collegare la lingua contemporanea alla tradizione culturale europea.
Nel documento ministeriale, inoltre, si individuano alcune direttrici di riforma per raggiungere dei precipui obiettivi indicati: rafforzare la scuola come spazio pubblico di educazione civica e valori costituzionali ; valorizzare il ruolo dell’insegnante come guida culturale; promuovere il pensiero critico e la connessione tra discipline; sviluppare competenze operative, creative e digitali; potenziare l’approccio laboratoriale nelle discipline STEM (acronimo inglese per Science, Technology, Engineering, and Mathematics (Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica).
Una delle innovazioni più rilevanti riguarda l’introduzione esplicita dell’informatica nella scuola primaria con un approccio che supera l’uso meramente strumentale delle tecnologie mirando a sviluppare anche consapevolezza critica nell’uso del digitale, ivi compresa una prima familiarizzazione con l’intelligenza artificiale. Gli studenti che entreranno alle medie nel 2026-2027 potrebbero non aver acquisito tali competenze nella scuola primaria e quindi le scuole dovranno distribuirle progressivamente lungo il triennio della secondaria di primo grado.
Alla base di queste introduzioni curricolari, comunque, dovrà essere imprescindibile la valorizzazione della persona, della sua unicità e della promozione delle sue competenze-chiave europee. Nell’approccio didattico si dovrà tener conto del “Non multa sed multum” (non molte cose, ma a fondo) per una comprensione profonda , meno nozionistica e più laboratoriale. Le nuove indicazioni pongono anche l’accento sull’integrazione dei valori costituzionali e sul rispetto delle differenze per una vera cultura e una cittadinanza responsabile.













