di Enzo Romeo
Buona domenica a tutte e a tutti. Ho anticipato su un mio profilo social il tema di questo pezzullo qualche giorno fa. Parliamo, anzi scriviamo, di quelle figure “professionali” e “sociali” che hanno la caratteristica,ed anche la capacità,di trovarsi sempre al posto giusto e nel momento giusto. Si, quelli che, esattamente, sanno tutelare propri interessi e propri “concetti” di vita, secondo i quali val la pena di sorridere e far finta di niente, pur di mantenere una conditio di privilegio o almeno considerata tale. La definizione classica che qualifica questi soggetti è “yes man”. Io opterei per un’altra “Schiavi felici”.
Secondo il mio modesto pensare, è più calzante. Perché questa stigmatizzazione da parte mia? Semplice, perché queste persone in un contesto di lavoro, ad esempio, passano per i più fedeli al capo o ai capi, ma ammazzano il libero e legittimo pensiero di coloro che, pur adempiendo al proprio dovere, e con risultati onorevoli, non rinunciano ad un confronto e ad un proporsi agli interlocutori, che siano colleghi, capi, datori di lavoro e quant’altro, anche in chiave critica.
Si chiama lealtà. Che non vuole dire, insisto, non essere fedeli ai valori del lavoro e della dedizione ad esso, bensì essere propositivi, innovativi. Sono questi soggetti che hanno a cuore veramente le sorti del loro contesto lavorativo e del realizzatore di quella realtà.
Non gli adulatori che, animati da bieco utilitarismo, se ne fottono altissimamente del prestigio della struttura nella quale agiscono quotidianamente, ma alla loro saccoccia, adulando i capi di turno che diventano piccoli sultani e si beano di tanta fedeltà (?).
Insomma, l’onestà intellettuale non sempre, o quasi mai, è ben capita, apprezzata ed esaltata. Anzi!A questa sciagurata categoria – non dimentichiamo che giornalmente gli stessi adulano, incoraggiano i loro capi, si prodigano in consigli e suggerimenti, che bravi che sono- si aggiunge quella dei cerchi magici.
Quella che, per intenderci, per fare parte ed essere accreditata nei cosiddetti salotti che contano, si pone e propone mielosamente, con spirito di collaborazione (mi stava venendo il termine collaborazionista, guarda un po’), ai leader pregni di carisma o considerati tali.
In ultima istanza ci sono coloro che sono amici da sempre di molte celebrità e potenti de noantri direbbero a Roma.Ebbene ogni occasione è buona per ostentare pubblicamente queste amicizie antiche.Temo non si tratti di ammirazione, ma di un tentativo puerile di autoreferenzialità.Viene in mente la storiella del numero 1 che dice al numero 0: “Vedi, io sono 1 e tu no. Potrei essere circondato da tanti come te e sarei sempre maggioranza, perché tanti zeri non fanno mai 1”. Quando l’1,dunque, diventa potere. Ce ne vuole, eppure accade spesso che l’1 si faccia, scientificamente, circondare da tanti 0. In sintesi, ecco a voi la schiavitù felice.












