di Antonio Baldari
Il Covid 19 è passato. Sì, no, anzi “ni”. Soltanto un mese fa lo sgradito “compagno di viaggio” che abbiamo avuto da febbraio del 2020 e fino allo scorso anno in maniera continuativa, con tanto di mascherina ed igienizzante al seguito da usare nei luoghi e nei momenti più opportuni, è stato dichiarato “archiviato” con le relative, ultime, restrizioni che sono cadute ancorché qualche, sparuto, caso da Nord a Sud sia stato registrato.
Anzi, nei giorni scorsi, quasi a screditare ciò che era stato diffuso nel decorso, arroventato, luglio, hanno cominciato a circolare delle notizie in ossequio alle quali si vorrebbe un ritorno del Covid 19 con numeri di casi crescenti, con più di un dubbio che è sorto nell’opinione pubblica: ma se il Covid è passato perché si comincia a dire con insistenza di questi casi che sarebbero in aumento?
Guardacaso, da lì a qualche giorno la notizia che voleva il ministero della Salute pronto a diffondere una circolare che regolamenterà la situazione relativa al Covid, e segnatamente alla somministrazione di un nuovo vaccino sotto forma di “richiamo”: insomma, ciò che era saltato nell’autunno del 2022 con ogni probabilità sarà realtà dal prossimo settembre-ottobre, essendo completamente gratuito per le donne in gravidanza, over 60 ed i cosiddetti “fragili”.
Non ci saranno obblighi e/o imposizioni di sorta per alcuno ancorché sia “fortemente raccomandato”, in omaggio a quelle frasi che abbiamo imparato a mandare giù a memoria in tre anni, da incubo, che lo Stivale ha vissuto contando qualcosa come 150mila morti, come e peggio di una guerra, di un conflitto armato; ad ogni buon conto questo nuovo vaccino sta riscontrando, proprio in queste ore, il favore della Società italiana di Igiene, Medicina preventiva e Sanità pubblica, così come pure la Società italiana di Malattie infettive e tropicali anche perché i nuovi casi di Covid 19 sarebbero da ricondurre ai viaggi all’estero che inevitabilmente si effettuano in questo periodo.
E che porterebbero i nostri connazionali a portare in terra patria tale “regalo”, di cui si farebbe ben volentieri a meno, quantunque il Covid 19 sia considerato, ad oggi, alla stregua di una semplice “influenza”; di certo c’è che, a livello continentale, l’attenzione sulla SARS è molto alta al punto che sullo sfondo vi è l’idea di un “Green Pass” europeo, sulla falsariga di quello con cui abbiamo familiarizzato sempre nel triennio 2020-2022, un documento contenente il curriculum sanitario di ciascuno, una sorta di archivio che farebbe preludere, in ogni caso, ad un habitué per gli anni a venire con il Covid.
Con vaccino da ribadire a distanza di un anno e tutte le prescrizioni ad esso connesso, benché rimanga la ritrosia di tantissimi italiani all’indomani della somministrazione del vaccino anti-Covid a causa di un crescente numero di “morti inspiegabili”, in special modo di moltissimi giovani, e dell’insorgenza di stati di malessere vario, tumori e quant’altro. Ma questa, forse, è un’altra storia.













