A cuore aperto con il dirigente scolastico dell’istituto comprensivo che si racconta ai taccuini di Lentelocale.it dicendoci di sé e dei suoi primi sei mesi di presidenza: dal rapporto con i docenti e gli alunni all’ambiente che ospita la principale realtà dell’istruzione aspromontana asserendo che “Ho messo questa sede al primo posto e lo rifarei oggi ancora più convintamente”.E poi rivolgendosi al ministro Valditara sperando che “Torni di nuovo qui tra noi”. La gioia per la nomina di Corrado Alvaro tra i giganti della letteratura italiana moderna e contemporanea perché “Ci ha insegnato a vivere la nostra identità come orgoglio e segno distintivo”.
di Antonio Baldari
Splende il sole a San Luca, di quelli finalmente caldi dopo giornate di pioggia incessante e montagne che ancora oggi si presentano innevate. Siamo qui di fronte a Margherita Festa, dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo “San Luca-Bovalino”, cordialmente ospitati nel suo ufficio per un’intervista concessa in esclusiva a Lentelocale.it
Dirigente Festa, dopo tanti anni di insegnamento alle Scuole superiori ha deciso di intraprendere la guida di un istituto scolastico; considerando l’enorme potere in capo ad un preside ma anche e soprattutto le tante responsabilità che ne derivano, posso chiederLe chi gliel’ha fatto fare?
“È una domanda che mi pongo spesso anche io nei momenti di sconforto! Battute a parte, ho deciso di partecipare al concorso ordinario in Calabria con grande determinazione, anche se mai avrei pensato di rientrare tra gli 11 vincitori in tutta la Regione. La selezione è stata durissima, ha richiesto tanto sacrificio e impegno costante. Devo ammettere, in tutta onestà, che insegnare Italiano e Latino mi appassionava molto! Qualche volta ripenso con nostalgia alle bellissime lezioni sulla Divina Commedia o su Catullo…A un certo punto, però, come docente, mi sono resa conto che il mio raggio d’azione rimaneva limitato al perimetro della mia aula e alla vita dei miei studenti. È senza dubbio un’esperienza bellissima, ma col tempo ho maturato il desiderio di agire sulla ‘macchina scuola’ nel suo complesso.
Ho capito che un buon Dirigente può fare la differenza non solo per una classe, ma per un’intera comunità, creando le condizioni affinché ogni studente possa trovare un ambiente accogliente, stimolante e sicuro. Le responsabilità sono enormi, la sicurezza, la gestione amministrativa, le relazioni sindacali, i rapporti con le famiglie e col personale, ma parlare di ‘potere’ in senso autoritario è sbagliato, non solo perché è un concetto che non esiste, in quanto ogni decisione all’interno di un Istituto passa dagli organi collegiali, ma anche perché ho sempre cercato, fin dall’inizio, di impostare ogni cosa sulla condivisione, sulla partecipazione e sull’ascolto. Più che di “potere” parlerei di “servizio”, a favore degli studenti, delle famiglie e di un intero territorio. La mia sfida sarà riuscire a trasformare la complessità burocratica, che spesso opprime e fagocita, in opportunità pedagogica, con la didattica sempre al primo posto e non dimenticando mai di essere una docente”.
Rispetto a venti-trenta anni fa come vede la Scuola italiana, peggiorata o migliorata? In entrambi i casi in che cosa più specificatamente?
“Evitando l’eccessivo ottimismo o un inutile e sterile pessimismo, ritengo che non si debba parlare di “miglioramento” o “peggioramento”, ma di “profonda trasformazione”. La scuola di trent’anni fa, certamente, per molti aspetti, funzionava meglio, ma era anche più selettiva. La scuola di oggi è più attenta all’inclusione e alla personalizzazione, più consapevole sotto il profilo pedagogico, ma molto più complessa da gestire.
Trent’anni fa, ad esempio, la gestione della disabilità, dei disturbi dell’apprendimento (DSA), dei Bisogni Educativi Speciali (BES) era utopia. Oggi abbiamo strumenti normativi e metodologici che permettono di non lasciare indietro nessuno. La scuola è diventata luogo in cui si realizza l’uguaglianza sociale.
Tra le criticità sicuramente vi è la caduta del prestigio sociale dei docenti: il patto educativo tra scuola e famiglia è sempre più fragile. Un tempo il docente era autorità indiscussa e punto di riferimento; oggi purtroppo, in alcuni casi, le ingerenze delle famiglie hanno messo in discussione questo ruolo, che deve essere assolutamente riconquistato attraverso la competenza e la professionalità.
Un altro problema di oggi èl’eccessiva burocrazia, che spesso rischia di soffocare quelle che dovrebbero essere le priorità, ossia la didattica e la relazione educativa. Oggi sicuramente la scuola ha una missione civile molto più alta: “non riempire vasi, ma accendere fuochi” e formare cittadini capaci di vivere in un mondo caratterizzato da complessità e sfide continue”.
Pensa che gli alunni del XXI secolo che stiamo vivendo siano in una condizione ottimale per quanto concerne la frequenza della Scuola?
“Gli studenti di oggi hanno opportunità, strumenti, stimoli e risorse che in passato erano impensabili. Tuttavia, sotto il profilo della condizione emotiva e cognitiva, la situazione è complessa e tante sono le sfide che dobbiamo affrontare come comunità educante.
Gli alunni del XXI secolo sono sovraccaricati di informazioni, velocissimi nel reperirle, ma spesso incapaci di riflettere con profondità e di concentrarsi. La scuola oggi non dovrebbe più insegnare solo nozioni, ma il modo per selezionarle e metterle in connessione.
Gli studenti del XXI secolo sono molto fragili emotivamente, l’errore è vissuto come un fallimento personale e non come momento privilegiato dell’apprendimento, genera ansia ed esclusione sociale. La scuola dovrebbe tornare a essere un rifugio sicuro, dove sbagliare è necessario per crescere.
Lotto quotidianamente per far rimanere i ragazzi a scuola il più a lungo possibile, soprattutto nel pomeriggio e soprattutto in un territorio come San Luca.In un mondo ormai più virtuale che reale, la scuola rimane luogo privilegiato in cui si costruiscono relazioni, in cui si impara a gestire il conflitto, a vincere la noia e a coltivare l’empatia.
Noi adulti dobbiamo assumerci le nostre responsabilità, dobbiamo capire una buona volta che gli studenti di oggi hanno bisogno non di strumenti, ma di guide autorevoli. Da qui, come dirigenti e docenti, dobbiamo ripartire per ridisegnare il futuro della scuola”.
Da quanto ne sappiamo Lei ha scelto di rompere il ghiaccio a San Luca per iniziare la Sua carriera dirigenziale: perché? Rifarebbe la stessa scelta o no?
“Tra le sei sedi disponibili, ho messo San Luca al primo posto. E lo rifarei ancora, e oggi ancora più convintamente. Sono certa di aver fatto la scelta giusta”.
Da qualche anno a questa parte la Scuola italiana vede la presenza attiva della componente genitoriale: ecco, Lei crede che vada bene così o pensa che ci possa essere qualcosa da limare in rapporto a tale presenza?
“Patto di corresponsabilità educativa…basta questo per rispondere alla domanda. La presenza dei genitori è indispensabile. La scuola è comunità che educa non in maniera autarchica, ma insieme alle famiglie. Tuttavia fondamentale è il rispetto dei ruoli: i genitori hanno diritto a ricevere una formazione adeguata per il figlio, ma devono rispettare la libertà d’insegnamento e non entrare in merito alle valutazioni, settori di esclusiva competenza dei docenti; la presenza dei genitori non deve essere fonte di conflitto ma risorsa strategica.
L’alleanza tra genitori e scuola è, oggi più che mai, indispensabile: vorrei far capire alle famiglie che obiettivo comune è il successo formativo dell’alunno e che ogni scelta che viene fatta, anche se può apparire scomoda o non essere compresa, è sempre fatta nell’interesse esclusivo degli studenti.
Ritengo, per concludere, che il mio compito, da Dirigente, sia garantire un giusto equilibrio, tutelando sempre il corpo docente e, allo stesso tempo, rendendo la scuola una “casa di vetro” per le famiglie, in cui ogni cosa viene compiuta nella correttezza e nella trasparenza”.
Lei è una donna, è sposata ed è anche madre: quanto incide l’aspetto per così dire “materno” nel Suo essere dirigente scolastico, così come in passato avrà inciso quale docente?
“Credo che, nel mio ruolo di Dirigente, l’aspetto materno vada inteso come sinonimo di cura e responsabilità. Come docente prima e come Dirigente ora, questo mi aiuta a non dimenticare mai che dietro ogni studente c’è una persona, con le sue fragilità e potenzialità. La scuola è il luogo dove le famiglie ci affidano il loro bene più prezioso, i loro figli…ecco la mia scuola deve essere il luogo dove c’è un clima relazionale positivo, dove si è attenti al benessere dei ragazzi e in cui io stessa, come genitore, sarei tranquilla di lasciare i miei figli”.
L’informatica ha letteralmente preso il sopravvento sull’insegnamento stante il fatto che molte cose, oggi, da docente e da dirigente vanno fatte, e bene!, tenendo conto dell’aspetto tecnologico: è d’accordo su questo o pensa che la didattica possa essere pensata ancora in maniera tradizionale?
“La tecnologia, oggi, è imprescindibile e deve essere al servizio della didattica. Una didattica esclusivamente ‘tradizionale’ rischia di essere anacronistica e poco efficace. I docenti hanno l’obbligo, per legge, di formarsi e di aprirsi alle nuove frontiere dell’informatica, non è pensabile continuare a insegnare esclusivamente con le metodologie tradizionali, rimanendo chiusi nella propria comfort zone. La tecnologia è utile per personalizzare l’apprendimento, per includere gli alunni con bisogni educativi speciali e per rendere i ragazzi produttori critici di contenuti, non solo consumatori passivi”.
Lei ritiene che l’Intelligenza Artificiale costituirà un valore aggiunto per la Scuola Italiana del futuro introducendola definitivamente tra i banchi di scuola?
“Riguardo all’IA, inizialmente, devo ammetterlo, mi inquietava, ma ora ritengo che non dobbiamo temerla, essa non è il futuro, è già il presente e credo che, se ben impiegata e supportata da solidi principi etici, possa essere un enorme valore aggiunto”.
Si ritiene ancora docente o è ormai perfettamente calata nei panni di dirigente scolastica?
“Non smetterò mai di essere una docente”.
Quanto era brava a scuola? Era la classica “secchiona” o si accontentava?
“Non ero secchiona, ma sono andata sempre molto bene a scuola, soprattutto in alcune discipline, come Latino e Greco. La Chimica invece non l’ho mai sopportata…”.
Potendo dire qualcosa agli alunni che Lei dirige a San Luca cosa preferirebbe rivolgere loro?
“Vorrei dire ai bambini e ai ragazzi di San Luca che ogni minuto in più trascorso a scuola è prezioso, che la scuola è importante ed è l’unica occasione vera e possibile di riscatto”.
Quanto contano i collaboratori scolastici, di segreteria e chiunque operi nella Scuola prescindendo dai docenti e da un dirigente scolastico?
“A scuola non esistono gerarchie, ogni figura è preziosa e fondamentale. Ognuno dovrebbe capire che è parte di un meccanismo e ha una grande responsabilità in merito al funzionamento o meno di esso. Le mie priorità, fin dai primi giorni, sono state quelle di costruire sane e proficue relazioni, assicurare la realizzazione di un ambiente lavorativo in cui regnino il benessere e l’armonia, essere sempre predisposta all’ascolto e alla risoluzione
di qualsiasi problematica”.
Dalla Sua esperienza di docente prima e dirigente dopo cosa consiglierebbe al ministro Valditara?
“Non mi sento di dover consigliare nulla al Ministro, vorrei solo invitarlo di nuovo a San Luca e fare un giro insieme a lui per i vari plessi…”
Quanto condivide il riconoscimento di Corrado Alvaro tra i cosiddetti “giganti” della letteratura italiana moderna e contemporanea?
“Come posso non condividerlo? Condividere questo riconoscimento è, direi, necessario. Da docente per tanti anni ho promosso, nei licei in cui ho lavorato, percorsi specifici sugli autori del nostro territorio (Alvaro, Strati, La Cava). Da Dirigente ho stipulato una rete con altre due scuole del territorio finalizzata alla conoscenza e alla valorizzazione di questi autori. Corrado Alvaro è un intellettuale europeo che ha saputo, tuttavia, conservare sempre la sua calabresità. Alvaro è stato un giornalista, un osservatore lucido della realtà del suo tempo, in dissenso rispetto ai totalitarismi, maestro di pensiero critico.
Ha dato voce e dignità a un mondo rurale e marginale, ci ha insegnato che le nostre origini e la nostra identità non vanno vissute come un limite, ma con orgoglio e come segno distintivo, base solida per costruire il nostro futuro, ovunque saremo”.
Le piace San Luca? Cosa in particolare?
“Di San Luca mi piace tutto, mi piacciono i suoi contrasti ossimorici, le montagne che vedo ogni mattina davanti a me salendo in macchina, la fiumana che accompagna la strada, i bambini che giocano per le vie, le parole greche del suo dialetto talvolta incomprensibile, la xenìa che caratterizza la sua gente. Sarà difficile, un giorno, andare via. Di questo ho assoluta certezza”.
Grazie e buon lavoro!
“Buon lavoro anche a Lei e grazie”













