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ROSARI E ‘NDRANGHETA Prime reazioni politiche alla sortita del senatore Morra

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di Gianluca Albanese

Non si sono fatte attendere le reazioni politiche alla considerazione fatta dal presidente della Commissione parlamentare Antimafia (il pentastellato Nicola Morra) che, in occasione del dibattito parlamentare nel quale Giuseppe Conte ha rassegnato le proprie dimissioni da Presidente del Consiglio, ha affermato che l’abitudine dell’ex ministro Salvini di baciare il rosario in Aula contenga un messaggio recondito alla ‘ndrangheta che a sua volta, come sostengono alcuni analisti del fenomeno criminale nei loro libri, amerebbe ammantarsi di simboli religiosi per accrescere il proprio consenso sociale.

Dunque, al di là delle occasionali sortite su facebook da parte degli epigoni (più o meno coscienti) del salvinismo da social network, oggi è il tempo delle reazioni ufficiali sulla stampa.

La prima è quella del sindaco di San Luca Bruno Bartolo che in un comunicato dal titolo eloquente “le sciocchezze del senatore Morra” ha scritto quanto segue: “Il Presidente dell’Antimafia Morra è riuscito con il suo cervellotico intervento in Senato a correggere in peggio le modalità del confronto politico e le analisi che si debbono fare sul fenomeno mafioso. E pure la Chiesa, più che giustamente, se ne risentirà.  Ancora prima, avvertiamo un  profondo disagio come cittadini e come cittadini impegnati nelle Istituzioni. Morra, non si è fatto “trascinare” dal disordinato dibattito che avveniva in aula, quello sciagurato concetto – rosario e mafia – ce lo aveva dentro, lo aveva maturato in funzioni e ruoli che esercita e che lo additano come incapace, strumentale e sleale. Noi altri e tante migliaia di pellegrini ci rechiamo a Polsi per un fatto di fede e di tradizione, lì come altrove,  se avvengono fatti evidenti e documentati riconducibili alla mafia, bisogna intervenire come Stato con estrema energia. Più che la “narrazione” dei fatti occorre un energico intervento sugli accadimenti, sugli effetti perversi ad opera della mafia che violentano e danneggiano la nostra società. Su questo terreno si sarebbe dovuto muovere anche il Presidente Morra, “accompagnando” l’azione degli inquirenti. Noi siamo i primi a volerla, questa azione, coerente e convincente, a Morra contestiamo l’uso a fini politici (?)di una frase ad effetto,studiata, appunto, non per rendersi utile, ma per fare scena e danni.Noi continueremo a chiedere ostinatamente altri antidoti, quelli che funzionano, contro il malaffare, e, cioè, lavoro e progresso, servizi, ci impegneremo con tutte le nostre forze per cercare una immagine migliore e più confacente della regione e della nostra comunità. Morra non ci ha aiutato affatto con quella orribile frase, anzi ci ha danneggiato come Calabria, come San Luca, come Amministrazione comunale. Come fedeli onesti e corretti continueremo ad usare il Santo Rosario per le nostre preghiere autentiche e per le nostre sane speranze”.

La seconda reazione è quella dell’avvocato locrese Pino Mammoliti, che riportiamo di seguito.

“Ho ascoltato, dopo l’intervento del Presidente del Consiglio, parole senza pudore e senza qualità che intasavano il dibattito al Senato il 20 agosto. I nuovi stregoni del politichese riempivano di nulla l’aula di Palazzo Madama. Ed in questi casi noi comuni mortali per difenderci dobbiamo chiedere soccorso alle risorse dell’ironia e della pietà.

Tutti pronti i nostri rappresentanti a parlare di una politica e del rispetto delle Istituzioni come se ognuno di loro anziché lavorare stancamente nel “Palazzo” da 15 mesi, fosse sceso da una nave della speranza, scoprendo con delusione che ciò che sognavano altro non era che un incubo. Ma questa gente non c’era al momento della stipula del “Contratto”, non erano acclamanti e gaudenti quando quel decerebrato di Di Maio si affacciava al balcone scimmiottando Benito? La complessità e la drammaticità del momento che gli italiani, prima dell’Italia, vivono in questi giorni, è materia che sfugge via velocemente dalla testa vuota dei Senatori. Chi però mi ha maggiormente colpito per la assoluta stupidità ed insofferente esposizione della stessa, è stato un senatore eletto in Calabria: tale Morra, che improvvidamente ancora ricopre il ruolo di Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia. Ha fatto ricorso alla più becera evocazione del rapporto Stato-‘Ndrangheta, cercando di ammorbare la platea degli ascoltatori con frasi e metafore da guitto teatrante di periferia. Nel suo intervento ha esaltato il simbolo del rosario che sgranandolo, in Calabria, porta dritto a Polsi.

Polsi, San Luca, l’intera Calabria, secondo Morra altro non è che ‘ndrangheta ovunque e chiunque senza soluzione di continuità. Per bontà espositiva mi associo indistintamente a tutti i moti di indignazione che si sono levati nei confronti di questo oscuro e ridicolo personaggio che indegnamente rappresenta la Calabria.

L’unica cosa che spero è che questa crisi passi non senza aver rimosso dal podio della Antimafia un anti intelligente come Morra, auspicando pure, nella peggiore delle ipotesi, uno scioglimento anticipato delle Camere al fine di scongiurarne la rielezione, poiché da come sembra i 5 stelle non ricandidano coloro che hanno già maturato due legislature. Invito questo “pierino” nemico volontario dei calabresi tutti, a conoscere e frequentare persone del calibro di Vito Teti o Nuccio Ordine, oltre che chiaramente la gente comune che lavora onestamente e fa sacrifici, per meglio apprezzare calabresi e calabresità (anche se penso amaramente che sarà un inutile spargimento di fiato da parte di questi ultimi). E se proprio ritiene invincibile la simbologia ed il teorema dallo stesso evocati, di rivolgersi al Tribunale per chiedere la modifica del cognome che porta, perché la Morra è il gioco più diffuso negli ambienti criminali, la sua, se lo capisce, è una sorta di damnatio memoriae nominis che potrà eliminare candidandosi a Genova e sostituendo l’attuale cognome con quello di belin”.

 

 

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