di Patrizia Massara Di Nallo (foto fonte web)
Il meccanismo biologico che prepara le malattie croniche, in silenzio per anni prima ancora che compaiano i sintomi. è ancora ignorato dai decisori politici e dai regolatori alimentari, ma oggi questo silenzio viene spezzato da una ricerca pubblicata su Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology, la più autorevole rivista mondiale nel campo della gastroenterologia. Infatti i professori Antonio Gasbarrini, Gianluca Ianiro e Giovanni Gasbarrini,tre generazioni di scienziati della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, dimostrano che il microbiota intestinale non è solo associato alle malattie croniche, ma le anticipa. E inoltre identificano nel cibo ultra-processato e nei suoi additivi industriali il principale responsabile della distruzione silenziosa dell’ecosistema biologico umano.
La scoperta è che la malattia inizia decenni prima della diagnosi. Il microbiota intestinale,l’ecosistema di 38 trilioni di microrganismi che vive nel nostro intestino, è il più preciso strumento diagnostico che la medicina abbia mai avuto, non perché rilevi la malattia già presente, ma perché la vede arrivare anni, a volte decenni, prima che si manifesti. Questo meccanismo si chiama metainfiammazione: uno stato infiammatorio cronico, silenzioso, invisibile agli esami standard, che erode progressivamente il metabolismo, il sistema immunitario e il sistema nervoso tantochè quando il paziente arriva con il diabete, l’infarto o il tumore, questo fuoco biologico bruciava già da tempo. Il prof. Antonio Gasbarrini Direttore Scientifico, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e Professore Ordinario in Medicina interna, Università Cattolica del Sacro Cuore ha dichiarato: «Le firme biologiche della metainfiammazione potrebbero essere rilevabili anni, o addirittura decenni, prima che la malattia si manifesti clinicamente. Questo apre prospettive concrete per una medicina realmente anticipatoria, preventiva e personalizzata. Non aspettiamo la malattia: la intercettiamo prima che arrivi.»
L’accusa è che il cibo industriale sta ristrutturando il microbiota di miliardi di persone. Infatti gli alimenti ultra-processati ,che in molti Paesi rappresentano già più della metà delle calorie consumate, non danneggiano la salute solo per la loro composizione nutrizionale, ma anche attraverso gli additivi industriali: emulsionanti, dolcificanti artificiali, conservanti e coloranti che alterano il microbiota con meccanismi molecolari oggi documentati con precisione scientifica.
Il paradosso denunciato dalla ricerca è sconvolgente: questi additivi sono stati approvati dai regolatori – EFSA in Europa, FDA negli Stati Uniti – senza mai misurare il loro effetto sull’ecosistema intestinale umano. I protocolli di sicurezza alimentare sono stati scritti prima che la scienza del microbiota esistesse e non sono stati aggiornati. Il prof. Gianluca Ianiro Dirigente Medico UOC CEMAD, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e Ricercatore in Gastroenterologia, Università Cattolica del Sacro Cuore ha affermato: «Il loro impatto sul microbiota e sulla barriera intestinale non è un effetto collaterale trascurabile. È un meccanismo patogenetico primario. Stiamo permettendo la ristrutturazione industriale del microbiota umano su scala di popolazione senza misurarne le conseguenze. Questo deve finire.»
La voce di tre generazioni: dalla nascita della gastroenterologia all’era ecologica perché il paper porta la firma di tre generazioni della stessa scuola scientifica. Il professor Giovanni Gasbarrini, 89 anni, Professore Emerito dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e tra i fondatori della gastroenterologia europea moderna, ha offerto una prospettiva che attraversa sei decenni di medicina: «Ho visto nascere questa disciplina. Quello che la scienza del microbiota sta rivelando oggi, che la salute è una proprietà dell’ecosistema, non solo dell’organismo,è la più profonda rivoluzione concettuale che abbia incontrato in sessant’anni di pratica clinica e di ricerca. Non è un’ipotesi: è la realtà biologica che aspettava di essere misurata.»
La roadmap comprende cinque riforme che i regolatori alimentari non possono più ignorare, perché la ricerca non si ferma alla denuncia, ma propone una call to action in cinque pilastri: Educazione: riformare l’alfabetizzazione nutrizionale integrando la scienza del microbioma, a partire dalle scuole. Agricoltura: ristrutturare i sussidi agricoli per incentivare la produzione di alimenti freschi e minimamente processati. Sanità: introdurre lo stewardship degli antibiotici con metriche di protezione del microbioma; avviare programmi strutturati di deprescrizione degli inibitori di pompa protonica. Economia: tassare gli additivi alimentari con documentato potenziale disbiotico e rimborsare i percorsi di prevenzione basati sul microbioma. Ricerca: istituire linee di finanziamento pubblico dedicate alla prevenzione microbioma-malattie croniche, con coorti longitudinali e trial di intervento.
Il prof. Antonio Gasbarrini ha dichiarato: «Chiediamo che la valutazione di sicurezza degli additivi alimentari includa valutazioni standardizzate sul microbiota. Chiediamo che vengano valutati gli effetti delle miscele di additivi in un contesto reale. E chiediamo di superare la separazione tra regolamentazione nutrizionale e sicurezza alimentare: non si può dichiarare sicuro un alimento guardando solo i macronutrienti e ignorando quello che fa all’ecosistema intestinale.» Lo specchio mostra un’immagine che non possiamo più ignorare. «Il microbiota intestinale è lo specchio biologico più preciso che la medicina abbia mai avuto. Oggi ci restituisce un’immagine allarmante: milioni di morti prevenibili ogni anno, bambini il cui ecosistema intestinale è già compromesso prima di entrare a scuola, e un quadro regolatorio che ha permesso tutto questo senza mai misurarne le conseguenze. Nonostante un decennio di evidenze scientifiche consolidate, la medicina e i decisori non hanno ancora risposto. L’era della medicina ecologica deve iniziare ora – non per produrre nuova scienza, ma per salvare vite.»












