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Home Arte e Cultura

Reggio e le sue più famose leggende: Scilla, Cariddi e la Fata Morgana

10 Agosto 2025
in Arte e Cultura
Tempo stimato: 7 min per leggerlo
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di Patrizia Massara Di Nallo

Reggio Calabria è legata ad alcune delle leggende più famose di tutti i tempi, e tramandate in alcuni casi anche dall’epica, che coniugano fantasia e realtà, mitologia e storia, bellezza e mistero, nel fascino dell’interpretazione letteraria,  di una terra dalle antichissime origini e dal mutevolissimo aspetto. Per far luce sulle nostre leggende, tramandate e cantate dai vari cantastorie e cantautori folk e diventate, nei secoli, fonte d’ispirazione per le arti più varie, ci è sembrato utile riportare un brano tratto da “Lo Stretto indispensabile” di Carlo Ziino, Editrice Sperimentale Reggina 2009, Reggio Calabria.

“Come in ogni luogo in cui la presenza dell’uomo si è protratta nei secoli, lo Stretto di Messina è stato per i suoi antichi abitanti una inesauribile fonte d’ispirazione di miti e leggende. Racconti e tradizioni che, in alcuni casi, hanno valicato i confini locali diventando patrimonio della cultura umana. A ben vedere, parlando di miti e leggende dello Stretto, non si possono non citare quelle che nella tradizione popolare rappresentano le “storie” tipiche del “Fretum Siculum”Stretto di Sicilia”:Scilla e Cariddi, Colapesce, la FataMorgana.

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La leggenda vuole che Scilla fosse una ninfa, che abitava presso questi antichi lidi,figlia di Forco e Ceto secondo la versione più comune, della Dea Crateide secondo l’Odissea. Ogni mattina ella si recava sulla spiaggia per bagnarsi nelle acque dello Stretto, quando una mattina vide spuntare dall’acqua Glauco, il figlio di Poseidone, un essere metà uomo e metà pesce. Glauco si innamorò subito della bella Scilla,ma lei scappò via terrorizzata, insensibile alle sue parole d’amore. Il povero Glauco allora ricorse alla maga Circe, chiedendole un filtro d’amore per fare innamorare di lui la ninfa che lo aveva rifiutato. La maga,innamorata a sua volta dello stesso Glauco, gli propose di lasciar perdere Scilla e di unirsi a lei. Glauco non volle sentir parlare di questa soluzione e rifiutò l’amore di Circe che, oltraggiata dal rifiuto del suo amato,decise di vendicarsi versando una pozione nel mare in cui Scilla era solita bagnarsi. Quando Scilla, ignara di tutto, scese in mare per bagnare il suo corpo subì una orrenda trasformazione: la parte superiore restò di forma umana, ma dal suo bacino scaturirono sei orribili teste canine. Per la ninfa l’orrore fu tale che ella si gettò in mare andando a vivere in un antro sotto la rocca che oggi porta il suo nome.

Anche Cariddi era una ninfa, figlia di Poseidone e di Gea. Tristemente nota per la sua voracità senza limiti, ella fu espulsa dall’Olimpo per mano di Zeus, andando a vivere nello Stretto e nutrendosi di pesci e animali selvatici. Accadde che il grande Ercole,assieme al nipote Iolao, si trovasse a passare il nostro braccio di mare per portare la mandria dei buoi di Gerone in Sicilia. Egli si attaccò alle corna di uno dei buoi e passò lo Stretto, ma al suo arrivo si accorse che mancavano alcuni capi di bestiame e guardando verso il mare vide Cariddi che allontanandosi finiva di ingoiare uno dei buoi sottrattigli. Ercole chiese vendetta al padre Zeus, minacciando in caso contrario di uccidere ogni uomo che avesse incontrato in Sicilia. Zeus volle allora punire in maniera esemplare Cariddi e la trasformò in un gorgo marino, costringendola a saziare la sua infinita voracità con le onde del mare e le navi di passaggio, dovendo però sempre rigettarle subito dopo. Ella venne così scagliata in mare davanti l’attuale Capo Peloro, creando con Scilla la terribile coppia narrata nell’Odiessea e nell’Eneide.

L’ultima, ma non certo per importanza,delle leggende legate allo Stretto, è quella della Fata Morgana. Con questo termine si intende comunemente quel fenomeno di rifrazione grazie al quale, dalle coste calabresi,in determinate condizioni atmosferiche, la costa siciliana sembra distante poche centinaia di metri e addirittura sospesa sul mare. Una delle tante versioni vuole che nell’anno 1060 il gran conte Ruggero il Normanno passeggiasse sulla spiaggia calabra presso Reggio, guardando la sponda opposta dello Stretto e pensando a come poter conquistare e riportare alla cristianità la Sicilia, ormai da tempo in mano agli arabi. Il conte però non disponeva di un numeroso esercito e pertanto era impotente nonostante la richiesta di liberazione arrivatagli a Mileto, in Calabria, da parte di un gruppo di cavalieri messinesi. Mentre pensava a come compiere la sua impresa dal mare,emerse in un cerchio di spuma una bellissima donna che prese posto su un cocchio trainato da sette cavalli. Era la Fata Morgana, ritenuta dalla tradizione sorella carnale di Re Artù d’Inghilterra, la quale vedendo Ruggero così triste e intuendo i suoi desideri gli propose di salire sul suo cocchio: avrebbe pensato lei a traghettarlo in Sicilia e a dargli un potente esercito per riconquistare l’isola. Ma Ruggero rifiutò, spiegando che non poteva accettare il suo aiuto, ma solo la benedizione della Madonna e dei Santi in cui credeva, e che se fosse sbarcato in Sicilia l’avrebbe fatto con le sue navi e avrebbe vinto non grazie agli incantesimi ma per valore. La Fata allora agitò la sua bacchetta in aria e lanciò tre sassi in acqua,d’improvviso sull’acqua apparvero case e strade, e tutta la costa siciliana divenne così vicina da poter essere raggiunta con un balzo, la Fata disse a Ruggero di saltare e raggiungere Messina, dove lei gli avrebbe fatto trovare un esercito forte e numeroso. Ruggero si meravigliò, ma ancora una volta ringraziò la maga e le disse che avrebbe vinto per amore di Gesù e della Vergine, non grazie a dei sortilegi. Morgana a questo punto non aspettò oltre, essendo una buona Fata rispettava tutte le credenze religiose, anche se non credeva a nessuna delle stesse,salutò Ruggero e agitando la bacchetta magica corse via sul suo cocchio. Per quanto riguarda la storia, il conte Ruggero varcò lo Stretto nella primavera del1061 e dopo dieci anni di guerre liberò la Sicilia dagli arabi.

Non si conosce se sia stata la leggenda a dare il nome al fenomeno ottico ammirabile dalle coste calabresi o se, al contrario e più probabilmente, sia stata la rifrazione naturale ad alimentare la fantasia dando origine all’intramomtabile omonima storia, ma, ciò che è incontrovertibile, è che il fenomeno ottico della Fata Morgana o fatamorgana è una forma complessa e insolita di miraggio che si può scorgere alcune volte all’interno di una stretta fascia posta sopra l’orizzonte ed  è conosciuto anche all’estero con il nome italiano, perché si tratta di un fenomeno di rifrazione della luce osservato frequentemente dalla Calabria.

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Tags: Fata Morganareggio
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