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REFERENDUM La Locride snobba i quesiti. Pochi comuni nella media

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di Gianluca Albanese

SIDERNO – E’ stato Ciminà il Comune più sensibile all’appello per il voto riguardante i cinque quesiti referendari sulla giustizia. I dati del Ministero dell’Interno danno una percentuale di votanti pari al 72,25% che oltre a surclassare il dato nazionale (attestatosi a poco più del 20%) supera di gran lunga perfino il numero degli elettori che hanno votato alle elezioni comunali, fermatosi al 49,84%.

Altrove, le amministrative hanno costituito un buon traino per il voto al referendum promosso da Radicali e Lega: ad Antonimina ha votato il 58,97% (67,09% alle comunali), a Bovalino il 68,94%, a Caraffa del Bianco il 62,84%, a Caulonia il 57,43%, a Grotteria il 45,73%, a Placanica il 53,52% e a Staiti il 66,47%.

Tiepida e ampiamente al di sotto del dato nazionale la risposta degli elettori dei comuni più popolosi: 11,32% di affluenza alle urne a Siderno, 12,44% a Locri, 10,64% a Gioiosa, 11,06% a Roccella Ionica.

Tra i comuni non interessati dal voto delle amministrative, si sono registrate percentuali attorno alla media nazionale solo in alcuni centri in cui la sensibilità verso alcune questioni sollevate dai quesiti referendari (come la limitazione del ricorso alla custodia cautelare e la separazione delle funzioni tra magistratura inquirente e giudicante) si è dimostrata maggiore che altrove. È il caso di Platì, laddove ha votato il 26,96% degli aventi diritto. Buone percentuali anche ad Africo Nuovo (21,77%), San Luca (20,5%), Pazzano (20,15%), Careri (18,97%) e Casignana (17,89%).

Ovvia la stragrande maggioranza di preferenze per il “sì” anche se il quesito che ha riscosso meno consensi è stato quello relativo all’incandidabilità di chi ha subito condanne, che a stento ha superato i due terzi dei suffragi. Un po’ più convinto il “sì” al quesito riguardante la limitazione delle misure cautelari (intorno ai tre quarti dei consensi) mentre hanno convinto molto di più gli elettori le schede contenenti i quesiti sulla separazione delle funzioni dei magistrati, sulla partecipazione dei membri laici nei consigli giudiziari e sull’elezione dei componenti togati del Csm, in cui le preferenze affermative si sono attestate attorno all’85%.

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