di Gianluca Albanese
REGGIO CALABRIA – Si conoscerà il prossimo 18 luglio l’esito della richiesta formulata dai difensori dell’imputato Antonio Cataldo nell’ambito del processo “Route 106”, a carico di sette persone accusate a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione e intestazione fittizia di beni.
Il boss dell’omonima consorteria di ‘ndrangheta, infatti, ha chiesto di essere giudicato col rito abbreviato, mentre per gli altri imputati è alle viste il giudizio con rito ordinario. Si tratta di Massimiliano Fuda, Francesco Salvatore Fuda, Roberto Musolino, Natale Licari, Carmelo Licari e l’imprenditore Carlo Parasporo. Come si ricorderà, il nome dell’inchiesta prende spunto dall’oggetto delle indagini coordinate dal pubblico ministero Antonio De Bernardo della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, tesa a dimostrare gli intrecci tra cosche di ‘ndrangheta, imprese e soggetti impegnati nella realizzazione di importanti infrastrutture come, appunto, la nuova strada statale 106. L’avvocato Pino Mammoliti, difensore di Antonio Cataldo, ha depositato, nel corso dell’udienza odierna al Gip Minniti una recente sentenza del Tribunale di Locri “Al fine di dimostrare – ha dichiarato Mammoliti a Lente Locale – l’infondatezza delle accuse formulate dal collaboratore di giustizia Domenico Oppedisano, come risulta dalle sentenza di condanna dello stesso per falso in danno di una propria stretta congiunta”.












