RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Gentile Direttore,
La ringrazio – forse non l’avevo mai fatto – per l’ospitalità che le colonne del suo giornale accordano alle vicende politiche dei nostri paesi ed approfitto per ringraziare anche i cittadini che, avendo partecipato all’ultima seduta del Consiglio Comunale di Marina di Gioiosa Jonica, attraverso un volantino hanno espresso solidarietà al sottoscritto e hanno aiutato la cittadinanza, sempre più disavvezza a partecipare alle sedute del supremo civico consesso, a capire meglio cosa in esso si discuta.
A tale proposito, in riferimento all’ultimo comunicato stampa dell’Amministrazione da Lei pubblicato, credo fermamente che non vi siano state “polemiche gonfiate”, “eccesso di prurito alla lingua” di “pettegoli di professione riuniti in noti conciliaboli paesani che hanno fatto della distruzione e del pregiudizio la loro ragione di vita per sfogare e proprie frustrazioni”, né che vi siano stati insulti volgari, delegittimazione sul piano personale e familiare o volgare tiro al bersaglio ai danni dell’Amministrazione.
Credo innanzitutto che il senso dell’intervento consiliare del sottoscritto costituisse denuncia sul piano della responsabilità esclusivamente politica (e non penale, contabile, civile o disciplinare) dell’operato di due illustri membri della Giunta. L’opposizione ha proposto interpellanza per conoscere se vi fosse potenziale conflitto di interessi e per sapere chi e perchè avesse stabilito di inserire nel Piano delle Alienazioni determinate particelle e con quale atto ne avesse stimato il valore. Dalla risposta è emerso che si trattava di particelle sottostanti cooperativa di cui sono soci l’Assessore all’Urbanistica e parenti o affini suoi e del Sindaco; che ha inserito quelle particelle direttamente il Tecnico senza alcun atto di indirizzo nè relazione di stima; e che gli amministratori interessati non potevano sapere che vi fosse potenziale conflitto di interessi in quanto, in atti, fin dalla fase di adozione in Giunta, non vi era traccia di allegato tecnico idoneo a rendere edotto l’organo politico di cosa stesse deliberando.
A quanto pare, senza l’osservazione della minoranza, anche in Consiglio la maggioranza si sarebbe apprestata a ratificare acriticamente una scelta urbanistica operata da un tecnico comunale che, sempre per pura coincidenza, avrebbe toccato un terreno sottostante le abitazioni di due amministratori. Sarà stato un puro caso, un beffardo gioco del destino ma, se non si fosse accorta la minoranza, due autorevoli membri della Giunta avrebbero rischiato di veder alienato dall’Ente da essi stessi guidato il suolo su cui poggiano i piedi ogni giorno finchè non escono da casa (e meno male che la minoranza è stata assalita da un salutare dubbio, altrimenti, una volta venduto quel suolo… chissà chi l’avrebbe potuto comperare!). Per tale ragione, sulla base di una pura, logica e incontrovertibile deduzione derivante dalla confessione che gli uffici sono stati liberi di fare scelte urbanistiche ed economiche senza che l’organo di indirizzo e controllo politico si sentisse tenuto, se non ad indirizzarle, quantomeno, a sindacarle, il sottoscritto ha chiesto le dimissioni del Sindaco e, soprattutto, dell’Assessore all’Urbanistica.
In Consiglio non vi sono state repliche di merito alla predetta richiesta, ma solo offese gratuite. Ho sentito parlare di barbarie, di disonestà intellettuale, mi sono anche beccato un: “mi fai schifo”. Sono stato redarguito violentemente. I pochi presenti in assemblea possono attestare che, come da noto detto, sono stato colpito al dito – che, ancora, mi fa un male cane – solo perchè questo è risultato reo di indicare con fermezza la luna.
Leggendo il predetto comunicato dell’Amministrazione, prendo atto che offese di analogo tenore a quelle che sono abituato a ricevere in Consiglio (ma non solo) sono state estese a cittadini che, in mancanza della possibilità di esprimersi in Consiglio o in altra riunione pubblica, hanno esercitato nelle piazze il democratico diritto di critica ed esternazione dello squallore di cui sono stati testimoni.
Si constata purtroppo che ci sia gente tanto brava a nobilitare in astratto l’Agorà, quanto a disprezzarla nel concreto esercizio delle sue prerogative. Ma è ancor più triste constatare che, fintantochè tale divario non verrà colmato, non basterà l’iperbolico abuso di hashtags da parte di chi si sente detentore (dalla parte del manico) dell’unico, legittimo megafono, a convincere la popolazione che Gioiosa Marina stia realmente crescendo.
Pasquale Mesiti












