R. & P. nota del Coordinamento Controvento Calabria (foto fonte ilmanifesto.it)
Facciamo un po’ di chiarezza: secondo la Costituzione repubblicana, che ha previsto la convivenza armonica degli italiani retta da criteri di giustizia, equità e salvaguardia dei beni comuni, la produzione e la gestione dell’energia non possono essere lasciate all’arbitrio dei privati. La normativa recente che ha liberalizzato, deregolamentato e accelerato la proliferazione indiscriminata degli impianti per la produzione di energia rinnovabile è eversiva, contraria agli interessi della collettività nazionale e incompatibile con le leggi applicative della Carta fondamentale, come il Codice dei beni culturali e del paesaggio del 2004. Il problema che si è abbattuto sul territorio di Agnana, per iniziativa di una delle tante società del settore energetico avide di denaro pubblico (in questo caso Sky S.r.l.), nasce dall’eliminazione della tutela della persona umana e del suo contesto ecologico e sociale dalle politiche dei governi di tutti i colori.
La Sky s.r.l. presenta il suo espediente per accaparrarsi soldi dei cittadini prelevati dalle bollette energetiche sotto forma di progetto per la realizzazione di un impianto (5 torri eoliche alte più di 200 m) atto alla produzione di energia elettrica, da vendere poi al mercato (distributori di rete, nazionali e internazionali). Per fare questo ha bisogno di reperire luoghi che rispondano, oltre alle normative vigenti anche a condizioni (meteo-climatiche) favorevoli, legate alla presenza di venti sufficienti a mettere in produzione l’impianto (aerogeneratore). Il vento sull’Appennino non è tale da rendere remunerativo un investimento connesso alle pale eoliche ma l’elezione del Sud come zona adatta alla monocoltura energetica dipende soprattutto dall’ampia disponibilità di suolo libero, conseguenza del basso indice demografico. Una penetrabilità che in Calabria è favorita dalla mancanza di adeguate norme amministrative, come l’approvazione del nuovo Piano paesaggistico regionale ovvero di Piani strutturali, di competenza dei singoli Comuni.
Volendo comunque considerare il progetto presentato dalla società milanese Sky 23, denominato “Parco eolico di Agnana Calabra”, la prima cosa da chiarire è quale sia davvero il reale rapporto tra costi e benefici. La Calabria è di fatto un territorio fragile soprattutto a causa dell’elevato rischio idro-geologico. Pertanto al di là del forte impatto paesaggistico che di per sé produrrebbe già un danno permanente, va anche considerato che il sito in questione si trova in zona particolarmente sensibile dal punto di vista storico e ambientale, confinando con il Geo-Parco Nazionale dell’Aspromonte e il vicino Sito d’Interesse Comunitario Vallata del Novito e monte Mutolo – IT 9350135). Inoltre per raggiungere il luogo dove è previsto il posizionamento delle torri, per le quali sarà necessario creare uno scavo per il basamento (platea in cemento armato del diametro di 10/12 m e di spessore almeno 2 m), verranno aperte delle vie di accesso di notevole ampiezza, facendosi strada nei fianchi della montagna, con il taglio di alberi e altra vegetazione con aumento del rischio idro-geologico, derivato soprattutto dall’erosione di terreno da parte dei mezzi meccanici (ruspe ed escavatori). Oltre a tutto ciò va considerato quello che è il disturbo vibrazionale (frequenze) emesso dalla rotazione delle grandi pale che fendono l’aria, che va ben oltre il mero rumore percepito, in base al vento, fino a notevoli distanze. Effetto subito sia dagli animali (volatili) sui quali alterano il senso di orientamento, che nell’essere umano, come avvalorato da diversi studi clinici.
Una cosa è certa, nei territori interessati da questo tipo di impianti il valore immobiliare è sceso notevolmente. Per norma, le ‘opere compensatrici’ sono quei lavori a cui sarebbe obbligato il committente, a seguito dell’esecuzione di infrastrutture d’impatto ambientale con relativo consumo di suolo. Come dimostrato da precedenti simili esperienze, le ditte che realizzano questi impianti, mettono nel conto delle opere compensatrici le strade (tracciati) che hanno realizzato per raggiungere il proprio cantiere. Quindi al danno si aggiunge la beffa. Detto ciò, qualunque sia il risarcimento promesso, difficilmente questo riuscirebbe a ripagare alle conseguenze permanenti che tali installazioni produrrebbe sul territorio e su chi li vive e lavora.
Di fatto non esistono reali ricadute positive, tutt’altro. Perché Agnana. Il sito preso in considerazione dalla Sky 23 S.r.l., si trova sulle alture che sovrastano il piccolo abitato di Agnana Calabra dove questo confina con il territorio di Mammola. I responsabili della ditta, all’incirca 3 anni addietro, hanno preso contatto con la precedente amministrazione per verificare la disponibilità di quella a recepire il loro progetto (installazione di 5 torri eoliche) che prevedeva, una volta avviato l’iter autorizzativo presso la Regione Calabria, il rilascio di un nullaosta urbanistico. Pur concordando una disponibilità di massima, per intervenuta decadenza di quella amministrazione, il documento non venne più rilasciato. È evidente che l’interesse della Sky 23 S.r.l., nonostante le osservazioni poste in conferenza dei servizi, sulle quali si attende ancora risposta, resta quello di proseguire nel suo progetto e per questo si sta riproponendo all’attuale amministrazione.
Per concludere va ricordato che le torri eoliche, sia per loro natura che per il loro posizionamento, vanno ad incidere sugli ecosistemi che evidentemente non riconoscono i confini (amministrativi) posti dalle necessità umane. Questo per dire che Agnana e la sua piccola comunità (350 abitanti) non può essere lasciata sola perché la questione coinvolge l’intero comprensorio, a partire da Mammola, Siderno, Gerace, Gioiosa Ionica, Canolo e la stessa Locri. Interessarsi, prendere posizione è una responsabilità di tutti, amministratori in primis, ma anche associazioni e liberi cittadini. Perché l’energia rinnovabile si deve fare come raccomanda l’ISPRA, senza mai più consumare un centimetro di suolo: senza sacrificare cioè il principale regolatore climatico e utilizzando le superfici già compromesse, ampiamente sufficienti per conseguire con il solo fotovoltaico gli obiettivi al 2030.
Rinnovabili Sì ma NON così!












