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OPERAZIONE “ICEBERG”Smantellato gruppo criminale appartenente alla comunità Rom. I dettagli della conferenza stampa(VIDEO)

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(foto e video di Enzo Lacopo)

di Francesca Cusumano

LOCRI – E’ “Iceberg” il nome dell’operazione scattata all’alba di questa mattina, condotta dai Carabinieri della Compagnia di Locri e che ha colpito un vero e proprio gruppo criminale, appartenente alla comunità Rom e attivo nei territori di Ardore e Bovalino.

L’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Locri su richiesta della Procura della Repubblica, ha interessato 23 soggetti, tra i quali, 14 ristretti in carcere, 6 sottoposti agli arresti domiciliari e 3 al divieto di dimora nei Comuni di Ardore e Bovalino, indagati a vario titolo di “associazione per delinquere finalizzata all’organizzazione di delitti contro il patrimonio, quali estorsioni, ricettazioni, riciclaggi, furti e truffe, nonché contro la fede pubblica, l’ambiente ed in materia di stupefacenti, aggravati dalla disponibilità di armi”.

Come emerso nella conferenza stampa convocata questa mattina nella sede del Gruppo Carabinieri Locri, la complessa attività d’indagine, avviata a partire dal novembre 2019 dalle Stazioni Carabinieri di Ardore Marina e Bovalino, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Locri, ha consentito di accertare l’operatività di un gruppo criminale radicato sul territorio dei Comuni locridei “in posizione non conflittuale e non concorrenziale con la criminalità organizzata”, pianificando e commettendo delitti contro l’ordine pubblico, la persona, il patrimonio e la fede pubblica.

«Era da un po’ di tempo che non si operava in maniera congrua in una zona come Ardore e Bovalino – ha esordito in apertura il procuratore della Repubblica di Locri, Luigi D’Alessio – nella quale esercitava da molto tempo, senza una forte pressione investigativa, il gruppo criminale individuato. L’operazione – ha proseguito – è stata chiamata Iceberg, proprio perché rappresenta se non proprio una punta, sicuramente una parte sommersa sulla quale ancora investigare. Un’indagine durata a lungo e poi interrotta, perché il materiale acquisito era talmente solido tanto da farci intervenire e porre fine a un’attività in essere, che non operava in questo caso, con metodo mafioso, ma come organizzazione del crimine che adescava vittime non solo sul territorio ma un po’ in tutta Italia».

Si è trattato nello specifico, di una holding dedita ad una serie di attività delittuose, reati di varia natura, dai furti in abitazione, alla ricettazione, dallo spaccio di sostanze stupefacenti come eroina e cocaina, alla detenzione abusiva di armi e munizioni, dallo smaltimento illecito di rifiuti (materiali di risulta, pericolosi e speciali che venivano smaltiti anche in aree protette da vincoli paesaggistici e ambientali), alle truffe con sottrazione di mezzi da lavoro, di motoveicoli, di ciclomotori, di equini, consumati nei Comuni di Ardore, Bovalino, Bianco, Brancaleone, Caulonia, Locri, Marina di Gioiosa Jonica, Roccella Jonica, San Luca, Sant’Ilario dello Jonio e Siderno, coinvolgendo minori e avvalendosi al contempo, della disponibilità di armi. Ma non solo, i soggetti appartenenti al suddetto gruppo criminale, non esitavano a riversare se non “per puro divertimento” violenza su gli animali, legandoli, mettendogli una corda al collo, oppure sollevandoli per poi scaraventarli a terra, venendo poi colpiti ripetutamente con calci, dai figli minori. Altro episodio di inaudita ferocia, nei confronti di galline, gettate vive in pasto ad un gruppo di cani chiusi in un recinto per osservare la scena.

La “punta dell’iceberg” come illustrato dal sostituto procuratore, Marzia Currao, era capeggiata da Cosimo Berlingeri, classe’84, che coordinava le attività illecite del sodalizio criminale, affiancato dallo zio Francesco Berlingeri, classe ‘66, alias “Cicciu u Zingaru”, rispettivamente nipote e fratello di Nicola Berlingeri, classe ‘65, definito in altre operazioni, come a capo della “Cosca degli Zingari”, assassinato e il cui cadavere è stato trovato ad Ardore nell’aprile del 2012. «Ogni soggetto appartenente all’associazione – ha spiegato il sostituto procuratore – aveva un ruolo specifico: l’adescatore delle vittime, poi c’era chi si occupava di prelevare il bene della truffa e chi si presentava alle vittime e che allontanandole dal bene “oggetto della truffa”, consentiva al complice di recuperarlo».

Sul versante dei reati di truffa, l’associazione attraverso siti di annunci online, individuava la merce ed agganciava le vittime; spesso queste, erano genitori costretti a vendere i propri beni per poter curare i figli affetti da gravi patologie. Sottratti i beni in vendita, venivano successivamente rivenduti nel mercato nero o nel web. Diversi poi i furti nelle abitazioni, specie nelle ore notturne e i profitti ottenuti dal gruppo delinquenziale, dalla vendita al dettaglio di sostanze stupefacenti (eroina e cocaina), occultate in intercapedini ricavate nei sottoscala e nelle pertinenze del complesso residenziale pubblico di Bovalino, utilizzato come base operativa, da dove veniva prelevato e ceduto agli acquirenti su richiesta. «La difficoltà di questa indagine – ha commentato il sostituto Currao – la raccolta di tutti i singoli fatti di reato di un’associazione, con legami non soltanto di parentela o di amicizia ma anche con soggetti esterni di Bovalino, Ardore, Roccella Jonica e della Piana. Mentre il giro d’affari quantificato, ai danni delle persone offese, ammonta a circa 500mila euro».

«La valenza dell’attività condotta – ha rimarcato il comandante del Gruppo Carabinieri di Locri, il tenente colonnello Giovanni Capone – si riferisce al lavoro intrapreso da due Stazioni dei Carabinieri (Ardore e Bovalino) che avevano identificato sul proprio territorio, il verificarsi della stessa tipologia di reati predatori che incidevano sulla percezione di sicurezza dei cittadini, già gravati da altre problematiche. La possibilità di creare un team investigativo comune tra le due Stazioni e riuscire sotto la direzione del coordinamento della Procura della Repubblica di Locri a poter contrastare il fenomeno in maniera strutturata, è stato particolarmente importante».

Finiti in carcere dunque: Cosimo Berlingeri, classe ’84, Francesco Berlingeri,  classe ’66, Iulian Florin Feraru classe ’86, Damiano Bevilacqua classe ’78, Davide Amato classe ’91, Roberto Bevilacqua classe ’81, Antonio Alessandro Bevilacqua classe ’93, Francesco Berlingeri classe ’01, Alessandro Bevilacqua classe ’90, Cosimo Lavorata classe ’85, Maurizio Bevilacqua, classe ’71, Gianluca Bevilacqua classe ’93, Pierino Amato classe ’91, Attilio Amato classe ’63.  Sottoposti ai domiciliari, con divieto di comunicare con persone diverse dai familiari conviventi, sono stati: Salvatore Berlingeri classe ’61, Rocco Bevilacqua classe ’60, Damiano Bevilacqua classe ’89, Mario Amato classe ’72, Bruno Todarello classe ’62, e Giuseppe Marrapodi classe ’64. Infine, destinatari della misura non detentiva dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria: B.D. classe ’87, B.C. classe ’87 e A.A. classe ’01, residenti ad Ardore e Siderno.

VIDEO DI ALCUNI MOMENTI DELLA CONFERENZA STAMPA

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