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L’EDITORIALE Lucano torna a Riace…nullu tempu dura!

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di Gianluca Albanese (foto d’archivio di Enzo Lacopo)

RIACE – “Nullu tempu dura: no’ ‘u bonu e no’ ‘u malu”. In italiano si traduce con “Nulla è eterno: ne’ i periodi felici e ne’ quelli cattivi”. La notizia, diffusa in mattinata, della revoca del divieto di dimora per l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano ci fa venire in mente questo caposaldo della saggezza popolare calabrese e ci restituisce, soprattutto, una giustizia più giusta, in cui una persona sotto processo per determinati reati e che intende difendersi, come dicono quelli bravi “Nel processo e non dal processo”, se non ricorrono rischi concreti di reiterazione del presunto reato, di fuga, o di inquinamento delle prove, può rispondere tranquillamente a piede libero. 

Ma torniamo al “nullu tempu dura”: implica un duplice insegnamento, ovvero l’invito a non abbattersi quando le cose vanno male e a non esaltarsi, a non montarsi la testa quando il vento gira a favore. 

Ovvio? Scontato? Non nella politica attuale, in cui a partire da Salvini per finire ai tanti salvinetti paesani di ogni sigla, simbolo e paese, l’estremizzazione dello scontro (giocato più con tecniche da influencer dei social network che da comunicatore politico) porta ad assumere dei toni più consoni a un film di cassetta degli anni ’80, tipo un Rocky IV in cui il protagonista interpretato da Sylvester Stallone si vedeva minacciare dal suo rivale russo Ivan Drago col celebre “Io ti spiezzo in due”.

Con la differenza che la comunicazione politica attuale non disdegna i colpi bassi. Già, perché pur con tutta la prudenza che si deve a un processo in corso in cui le eventuali responsabilità o la loro insussistenza devono essere provati, non ci sfugge come “Mimì capatosta” sia stato trattato in questi mesi non solo dai giornali di destra o dai profili Facebook dei salvinetti paesani, ma soprattutto da improbabili testate on line spuntate dal nulla, come certi funghi dopo un giorno di pioggia, e in cui, seppur senza firma del loro estensore, comparivano “articoli” in cui l’ex sindaco di Riace veniva descritto come un gaudente dedito alla bella vita, in una sorta di esilio dorato – manco fosse a Dubai…- in cui gozzovigliava e spendeva soldi forse male guadagnati. 

Chi si è posto il problema della veridicità di certe notizie a parte gli avvocati di Lucano e i sostenitori del comitato “11 giugno”? Pochi. Tra loro qualche giornalista rigoroso e illuminato e qualche uomo di legge. Quasi tutti gli altri hanno condiviso certi “articoli” sui propri profili social, alimentando la menzogna e spacciandola per verità.

Ecco, il rischio è anche questo: lasciare che qualcuno (magari dall’estero, o al di là degli Urali) possa manipolare l’informazione in Italia, approfittando di un’opinione pubblica quasi sempre assente, inebetita dal web e dai social network in cui si sfogano solo i propri istinti e si dà retta alle proprie ansie e pulsioni. 

La cronaca di questi giorni, invece, ci dice che non è più tempo di tribuni che parlano alla pancia della gente, che di bagni di folla ci si può ubriacare e perdere il senno, anche se non si abusa di cocktail in spiaggia e che il vento è cambiato in pochissimo tempo. Con buona pace degli epigoni del salvinismo e di chi gonfiava il petto prendendosela coi disperati dei barconi o con gli “ultimi”, solo per distogliere l’attenzione quelli che sono i veri drammi del Paese, dalla mancanza di lavoro per colpa di un’economia stagnante alla corruzione, dalla burocrazia sclerotizzata alla criminalità organizzata e ai suoi disastri.

Insomma, nullu tempu dura. E Lucano, tornando a casa, dopo aver riabbracciato il padre, troverà una Riace meno vivace e colorata ma pur sempre viva e meta di importanti flussi di turismo culturale e ideologico che in migliaia (specie nei giorni del magnifico “Riace in festival” degli inizi di agosto) vogliono visitare tutto l’anno, per toccare con mano questo posto simbolico che ha ispirato artisti, registi, missionari, volontari, e perfino fumetti Marvel e fiction televisive. E tutto questo grazie all’opera di chi, come Lucano, ha sempre odiato telecamere e riflettori ma che in vent’anni, fatti salvi molti errori di inesperienza amministrativa e forse non eccelsa capacità politica, ha portato un piccolo paese dell’entroterra calabrese alla ribalta mondiale, perchè luogo di solidarietà e accoglienza. Un dato su cui nessuna procura e nessuna fake new potrà mai obiettare alcunché.

Intanto, bentornato Mimì. 

1 commento

  1. Ciao Gianluca,
    uno degli articoli senza firma a cui ti riferisci, è di certa giornalista ZAIRA BARTUCCA (calabrese si Lamezia) la quale codarda com’è non ha avuto il coraggio di firmarsi. Ma è lei la responsabile della pseudo testata in questione. Un caro saluto.
    Enzo Di Chiera

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