di Enzo Romeo
Accade che una mattina mi trovi in una farmacia della Locride e che assista ad una procedura di prenotazione per una visita specialistica. La gentilissima dottoressa della farmacia si rivolge all’utente, comunicando che Locri non e’ disponibile e che la data più vicina per il controllo è il 25 settembre a Soverato. La persona da il suo assenso per il 25 a Soverato, senza dimostrare fastidio. Si adegua con serafica esemplarità. Io, pur non direttamente interessato, di impulso esprimo disappunto, trovandomi, compatibilmente con il numero ristretto di presenti nello spazio di attesa della farmacia di cui sopra, immerso in un coro di solidarietà. Nasce così non una recita, ma un’esternazione di rimostranze a soggetto, scoprendo che la scelta di un presidio sanitario più lontano, rispetto a quello di cui ci si dovrebbe servire nel territorio di residenza o, diciamo impropriamente, di giurisdizione, non è affatto rara.
Lealtà per lealtà la situazione rappresentata non è una novità, ne siamo da tempo al corrente, ma ascoltare la viva voce di molti utenti, mi porta a pensare che la sanità in Calabria è un toro difficile da prendere per le corna.Il fatto è, però, che le corna le subiamo noi e le stesse diventano zavorra.
Non è concepibile ormai una situazione del genere. Quelli che sono disservizi nella pratica fattuale non possono passare per alternative valide di prestazioni erogate con tempismo ed efficienza. Peraltro il primo giorno di visita disponibile, nel caso che vi ho portato come esempio, non era vicinissimo.Venticinque settembre: tre settimane d’attesa. E se l’urgenza avesse imposto tempi ristrettissimi? Come si sarebbe potuto fare? Ci si sarebbe dovuto rivolgere a Forlimpopoli?













