di Enzo Romeo
Condannare la mondanità, in quanto tale, è a mio avviso un esercizio ridicolo e testimonia, a mio modesto avviso, il senso di frustrazione che anima chi si lancia in invettive contro il desiderio, legittimo, di divertirsi e di vivere momenti di allontanamento dai problemi e dalle angosce del mondo moderno, sempre più proteso ad una competizione silente e selvaggia.
A proposito di competizione, se la mondanità diventa oggetto di gare a chi fa più cose, allora può essere argomento di critica. Si badi, può, perché è evidente che se qualcuno vuole gareggiare con un suo simile sulla maggiore e più elevate mondanità non deve dare conto a nessuno.In ogni caso, torno all’incipit di questo scritto. La mondanità non può essere stigmatizzata. Essa è un momento di vita e quindi va rispettata.Si può o non si può condividere, ma il senso dell’assoluta liceità del divertimento non va messo in discussione.
Detto questo, è altra cosa far diventare la mondanità occasione di snobismo o, peggio, di totale disinteresse verso il prossimo.
Entrando nello specifico, se essa diventa strumento di allontanamento da ogni esigenza altrui o non rispetto delle condizioni del prossimo, si sconfina nell’assurdità intollerabile.
Ma, fatta questa considerazione, nessuno ha il diritto o dovere di parlare degli altri, di valutare o, peggio, verificare le volontà di un suo simile.Detto questo, non si può negare che la mondanità sia un prodotto da vendere, con un mercato consolidato. E sta bene che i mass media siano impegnati a farci vedere le location più belle ed esclusivePerò di fronte a tanta informazione fermarsi un attimo e riflettere è doveroso.
Noto da anni che la narrazione di pacchetti di viaggi e di iniziative enogastronomiche esagera.E’ un difetto, certamente.Perchè mai, mai, bisogna dimenticare chi non può permettersi alcun viaggio e alcuna mondanità. Niente analisi strappalacrime, solo un appello. Ricordiamoci di chi non può. E chi è del settore immagini idee da proporre a coloro che spesso, se non sempre,sognano ad occhi aperti.












