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Le imprese locridee chiedono alle banche una linea di credito straordinaria

25 Maggio 2013
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di Gianluca Albanese

SIDERNO – La tentazione di fare un processo al sistema creditizio e alle banche in genere era forte, almeno per una parte degli intervenuti all’incontro, ma poi il primo risultato minimo è stato raggiunto: formulare una proposta concreta per dare un po’ di ossigeno all’economia del comprensorio che le banche valuteranno in maniera dettagliata nel quadro di un’interlocuzione permanente tra istituti di credito, imprese, associazioni e istituzioni.

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Proprio così, la proposta scaturita nel corso della mattinata di lavoro organizzata da Ali, Corsecom, Confindustria, Unione Giuristi Cattolici Italiani e AssoComuni della Locride, che ha avuto luogo stamattina, è quella di proporre a un pool di banche l’emissione di una linea di credito straordinaria destinata alle aziende sane, meritevoli e consolidate di questo territorio. Insomma, un nuovo strumento di credito (denominato “Patto Locride”) con un taglio da 10, 30 o 50 mila euro ad un costo massimo lordo del 3% e la durata di almeno tre anni per accompagnare la microimpresa locridea fuori dalla crisi.

IL DIBATTITO

La proposta, letta da Marcello Attisano del Corsecom dopo i saluti del presidente dell’Ali Vincenzo Albanese, ha dato il via a un lungo dibattito, moderato dal dirigente provinciale di Confindustria Rosario Condarcuri, nel quale non sono mancate le voci critiche ma anche gli spunti interessanti. Già, perchè il rapporto di “amore-odio” (per usare un eufemismo)  tra le banche e le imprese è spinoso almeno quanto quello della relazione tra cittadini e istituzioni. Ma servono strumenti, misure concrete, e allora c’è stato chi ha ricordato esperienze già vissute in altre regioni, nelle quali gli imprenditori si fanno anticipare i soldi dalla banca documentando i crediti vantati con la garanzia della Camera di Commercio, mentre alcune realtà associative delle imprese, mediante i loro rappresentanti, sono stati molto critiche. Sonia Lombardo ha parlato della mancata erogazione del credito da parte delle banche nonostante le garanzie fornite dai clienti, aggiungendo che «I risparmi delle nostre famiglie, in passato, sono serviti a finanziare le imprese del NordEst. Serve il coraggio di agire con un piano strutturale ed economico per il rilancio della Calabria e del Sud, spingendo la Camera di Commercio a investire», mentre Franco Mammoliti è stato particolarmente tranchant, dichiarando che «l’Ascoa lavora bene da oltre trent’anni ma siamo abbandonati dallo Stato. Con le banche non si farà un tubo perché di riunioni del genere ne ho viste a centinaia, serve voglia di lavorare e disponibilità a risolvere almeno un problema”. A gettare acqua sul fuoco ci ha pensato Bianca Gerace dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani che ha detto che «La Locride è una miniera che sembra di carbone ma è piena di diamanti: basta scoprirli. Serve collaborazione e non aggressioni reciproche», mentre Edmondo Crupi del Rotary club ha dichiarato che «Se non si alza la voce subiamo e basta. Appoggio la proposta del Corsecom per coprire la differenza di tassi d’interesse e alla banche chiediamo di allargare i termini per la concessione del prestito». Non sono mancati gli interventi degli amministratori, rappresentati in sala dal presidente dell’assemblea di AssoComuni Giorgio Imperitura e dal suo omologo del comitato esecutivo Giuseppe Strangio. Il primo ha detto che «Se le banche ricevono denaro al tasso del 0,75%, lo rivendono al 4% fino al 9% dei cittadini non esiste un’etica e i soldi che vengono raccolti qua non vengono investiti. Diamo fiducia e credito agli imprenditori del posto», mentre Strangio ha posto l’accento su quella che viene definita come la “moria di banche” nella Locride. «È vero che le istituzioni devono prestare servizi alle imprese, andando oltre i tagli e premendo per una politica di sviluppo e non limitarsi alla repressione del fenomeno criminale. Ora anche i Comuni piccoli devono sottostare al patto di stabilità e questo accresce le loro difficoltà nell’erogare i servizi. Si deve detassare il costo del lavoro. Giusta la proposta di un patto di assistenza tra le banche e le imprese della Locride».

L’INTERVENTO DEL VESCOVO MOROSINI

Merita di essere trattato a parte, vuoi per l’autorevolezza del presule, vuoi, soprattutto, per i contenuti coraggiosi e intrisi di passione civile. Parole, quelle del vescovo di Locri-Gerace, che a più sono apparse come rivoluzionarie e in linea con la ventata di novità che è conseguenza dell’elezione a pontefice di Papa Bergoglio. «Sollecito il mondo cattolico -ha premesso – a non cadere in quella omologazione di pensiero nella quale i cattolici si trovano oggi. Bisogna schierarsi contro il pensiero comune ed essere voce di verità e di libertà. Se cadono le banche tutti a dire che è una tragedia; se le famiglie muoiono di fame ormai non si scandalizza più nessuno. Il discorso dell’accesso al credito è importante ma anche quando si fa il recupero crediti si esagera con aste manovrate e patrimoni dilapidati per poche migliaia di euro di debiti. Bisogna riproporre un piano comune per la rinascita del territorio».  Non manca un riferimento tempestivo sulle recenti vicende amministrative di molti comuni. «Sul tema della legalità – ha detto il vescovo –  bisogna superare la politica “dell’anti”, del contrasto a fenomeni criminali, che serve ma non basta. Non è possibile che le interdizioni per le aziende restino anche quando i titolari sono usciti innocenti dai processi. Troppa retorica anche sui beni confiscati e c’invitano sempre quando ci sono le inaugurazioni, ma mai noi uomini di chiesa benediciamo un cantiere che viene creato e che dà occasioni di lavoro. Scioglimento dei Comuni e carcerazione preventiva vanno ridiscussi».

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IL DIBATTITO/2

Il difficile compito di ricominciare il dibattito è toccato al commercialista Giuseppe Iurato, secondo il quale «Oggi Fincalabra sta operando in un modo egregio pur tra mille difficoltà. Il micro credito che fanno in Calabria è riconosciuto come il migliore a livello nazionale», mentre Alfredo Cappuccio dell’Ascoa ha riconosciuto «Gli sforzi della Regione per agevolare l’accesso al credito alle imprese ma ancora rimane molto da fare. Va rifinanziato – ha aggiunto – il consolidamento delle passività». L’imprenditore bianchese Bonfà ritiene che «Noi imprenditori dobbiamo fare squadra se vogliamo che la Locride decolli. Poi dobbiamo scendere in politica perché non possiamo più delegare», mentre il consigliere regionale Pietro Crinò, prendendo spunto dalle ultime decisioni del Consiglio dei Ministri, in virtù delle quali sono stati  di fatto commissariati parecchi Comuni, ha dichiarato che «La vera priorità della Locride è il lavoro. Troppo spesso si procede a caso nello scioglimento dei Comuni. Prima o poi faremo una verifica sul lavoro dei vari commissari per vedere se davvero amministrano meglio chi è stato democraticamente eletto». Ne è seguito un trittico d’interventi molto critici, come quello del commercialista locrese Paolo Commisso. «Spesso – ha detto – non si sa cosa sia fare impresa nel nostro territorio. Ognuno deve fare il proprio ruolo e non ribaltare le proprie inefficienze sugli altri. Non mi è mai capitato di vedere un bravo imprenditore non finanziato. Chi parla di usura e banchi di pegno, faccia vedere prima i bilanci. Serve anche più formazione». Parole dure, seppur pronunciate col proverbiale garbo del professionista. L’imprenditore locrese Pino Sansotta ha espresso il punto di vista del tessuto connettivo di piccole realtà produttive che toccano con mano tutti i giorni gli effetti della crisi. «Cosa stanno a fare – ha detto – gli sportelli bancari se qua non c’è lavoro? Dieci anni fa perdevi mattinate intere a fare la fila allo sportello di una banca, ora dopo tre minuti ti sbrighi perché non c’è nessuno. In un posto dove non c’è cultura non ci può essere lavoro. Le istituzioni che ci hanno lasciato tante problematiche – ha concluso – come possono agevolare il lavoro?». Anche Franco Carnovale di Confindustria non ha lesinato qualche critica. «I problemi seri – ha detto – sono le banche che non danno i soldi e la Locride che è il territorio più malfamato d’Europa». Il presidente della commissione Bilancio in consiglio regionale Candeloro Imbalzano ha ricordato i suoi trascorsi professionali da bancario mostrando di conoscere dall’interno alcune delle problematiche esposte nel corso dell’incontro. «Ricordo a Paolo Commisso – ha detto – che in momenti di crisi le aziende non possono produrre utili o autofinanziarsi e solo le banche possono aiutarle. Rispetto a vent’anni fa la situazione e’ completamente peggiorata. Le banche devono avere un’atteggiamento più flessibile con le imprese che soffrono di problemi fisiologici. Oggi il sistema si basa sui freddi numeri dei bilanci e basta. La strada da seguire è quella del micro credito con confidi e ne terremo conto in fase di rimodulazione dei fondi europei 2014-2020». Un’altra idea è giunta dal commercialista Michele Lizzi. «Lancio – ha detto – la proposta di istituire un protocollo per registrare le richieste dei clienti alle banche in modo di dare una risposta entro tempi certi, visto  che attualmente si dilatano troppo. Anche le istituzioni devono rispondere in tempi brevi e soprattutto certi con chiara individuazione dei responsabili di ogni istruttoria».

LE BANCHE

I due rappresentanti dell’ABI presenti hanno ascoltato pazientemente tutti gli interventi, parlando per ultimi e, pur rimarcando ancora una volta le difficili situazioni in cui sono costretti a operare coi vincoli imposti a livello nazionale ed europeo, non hanno opposto un diniego pregiudiziale alla proposta formulata a inizio seduta. Anzi, hanno mostrato qualche significativo segnale di apertura. Marco Tuscano, in apertura del suo intervento ha ricordato che «L’Ue ha dovuto mettere una pezza per salvare alcuni stati membri. L’Italia ha sempre avuto i suoi difetti e la Locride soffre di una situazione infrastrutturale e regionale pesante. Noi siamo imprese che seguono dei criteri e dei controllo della Banca d’Italia che per noi vale come la Corte dei Conti per le istituzioni pubbliche». Quindi, è andato dritto al punto. «Da queste parti – ha evidenziato più volte – registriamo la mancanza di una voce comune sull’argomento e, per sfatare un luogo comune,  i soldi impiegati in Calabria sono superiori a quelli raccolti nella regione. Nel Cosentino gli imprenditori riescono a consorziarsi e diventano interlocutore unico per l’Abi che ora prenderà in esame la proposta del Corsecom. Serve, dunque, una voce unica. La Calabria continuerà a soffrire se non riuscirà a esportare di più. Poi, la banca non può finanziare il 100% come una volta: una percentuale la deve mettere l’imprenditore. Va ridotto il costo del lavoro e favorire i pagamenti della pubblica amministrazione», fino all’apertura di credito – è il caso di dirlo – al Corsecom. «Siamo a disposizione – ha concluso – per analizzare in maniera analitica una proposta unitaria da parte delle istituzioni». Antonio Speranza, invece, ha spiegato perchè nello nostra regione il costo del denaro è più alto che altrove. «Qui – ha detto – il tasso di sofferenza è più alto rispetto alle altre parti della Calabria, mentre il tasso d’interesse passivo è superiore del 3% rispetto al resto d’Italia a causa dei fattori come l’alto rischio e i tempi di procedure esecutive che sono più lunghi». 

 

 

 

 

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